di Anna Rita Fontana

Una gremita chiesa di San Biagio, in piazza Stesicoro, ha festeggiato il cinquantesimo di ordinazione sacerdotale di Mons. Leone Calambrogio, rettore della stessa chiesa detta anche S. Agata alla fornace, dai resti dell’antico rogo, a destra dell’altare centrale, dove fu torturata la Patrona catanese. Un lungo cammino spirituale speso al servizio degli altri, “improntato all’amicizia e all’umanità, affinchè la famiglia resti unita e possa educare e sostenere i figli” nel richiamo iniziale del rettore, fra un’intensa attività pastorale intrapresa nel 1966 e l’attività di docenza delle lettere classiche nei licei ( dopo l’Università La Sapienza di Roma) prima, e di dirigenza, dopo, negli istituti di Agira e Siracusa fino ai ventuno anni trascorsi come preside del Liceo scientifico “Galileo Galilei”, oltre all’insegnamento di Sacre Scritture allo Studio Teologico San Luca, il primo istituto di scienze religiose in Italia.LEONE CON TUTTI I SACERDOTI

“Un carattere sacerdotale non esibito, ma non nascosto, di un prete che vive nel cuore della città..” come ha evidenziato durante l’omelìa il fratello don Giuseppe Calambrogio , che ha concelebrato la messa insieme a mons. Leone e a un gruppo di sacerdoti, quali Antonio De Maria, (direttore dell’istituto San Luca), mons. Barbaro Scionti, Padre Giuseppe Putrino, Padre Giuseppe Longo ( direttore del settimanale Prospettive), Padre Grimaldi (parroco di S. Euplio), Padre Nicoloso ( parroco della chiesa madre di Nicolosi), Padre Carmelo Smedila, vicario foraneo, Padre Corrado Pantò e Padre Antonio Nuzzo, parroco di Tortorici (cugino del festeggiato). Presenti tra la numerosa platea Sergio Sportelli, preside dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’ex preside Giancarlo Scardillo, la consigliera comunale Maria Ausilia Mastrandrea, il prof. Salanitro, il prof. Avola e diversi componenti dell’associazione S.Agata La Fornace, nonchè della FUCI( federazione universitaria cattolici italiani) e della Comunità di S. Egidio.

Una celebrazione sentita, fra i canti del coro polifonico accompagnato dall’organista Fabio Raciti, e scandita dalle parole incisive di Padre Giuseppe Calambrogio, che ha messo in luce la missione sacerdotale del fratello, nella figura di un prete quale “ espressione della provvidenza di Dio per il suo popolo”, per essere a disposizione di tutti e nutrirne la vita spirituale, condividendone le ansie e facendone proprie le esigenze e i desideri. Un percorso rivissuto dal lontano 1940, data di nascita di mons. Leone ad Adrano, in piena seconda guerra mondiale, col disastroso lascito delle rivoluzioni; all’ ingresso in seminario nel 1952 di un giovane vivace (definito con simpatia dal prevosto di Adrano futuro “parrinu spertu”), all’evangelizzazione portata avanti con i sacramenti intesi quale “parola vivente di Dio”, e gli incontri spirituali.ALTARE SAN BIAGIO

Il tutto fronteggiando quell’individualismo imperante che attanaglia la cultura odierna, sinonimo del paganesimo nel contrapporre i “vani pensieri” dei pagani al modo di vivere cristiano, di cui si parla nella Lettera dell’apostolo San Paolo agli Efesini, – ha rilevato don Giuseppe-. Quel paganesimo che si traduce oggi nella negazione della realtà dell’uomo accompagnata alla negazione della realtà di Dio, l’una imprescindibile dall’altra. Ed ecco la figura del prete autentico, nel quale don Giuseppe identifica il fratello Leone, ovvero colui che, in una chiesa come grande spazio umano senza limiti geografici, riafferma la relazionalità dell’uomo con Dio e tra gli uomini (peculiarità di cui parla la Bibbia nel libro della Genesi), rendendo la città come la santa Gerusalemme, secondo la visione di S. Giovanni apostolo nell’Apocalisse.
Anna Rita Fontana

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