Nicoletta Castiglione

CATANIA − Non è solo la Catania calcistica ad aver bisogno di una pagina nuova da riscrivere. È anche la Catania commerciale, la Catania della ristorazione notturna ma anche di quella diurna, la Catania fatta di camion dei panini e localini bon-ton. Perché stando all’ultima interrogazione del consigliere Giuseppe Castiglione, in città c’è una certa propensione a “sfasciarle “ le cose, piuttosto che rilanciarle. Una tendenza quasi masochistica, a limitare la voglia di gratificazione dei commercianti, piuttosto che stimolarli con nuovi incentivi. Ed è per questo motivo, che lo stesso Consigliere ha chiesto al sindaco Enzo Bianco di concedere nuove autorizzazioni per il suolo pubblico ai commercianti, permettendo loro di ripartire ed evitare le innumerevoli sanzioni che da tempo vessano il settore.

“Occorre un programmazione radicale e precisa per poter incrementare il commercio cittadino e aiutare così gli imprenditori locali. L’amministrazione non rilascia più concessioni per lo sfruttamento del suo pubblico e, anzi, avvia una politica mirata quasi esclusivamente alla repressione e all’elevazione di multe. Azioni che, nel lungo periodo, non portano a nessun risultato duraturo − ha ribadito Giuseppe Castiglione- È bene precisare che il partito “Grande Catania” sposa pienamente l’azione delle forze dell’ordine incentrata sul far rispettare le leggi. Ma è altrettanto vero che bisogna dare una possibile alternativa ai commercianti che non possono andare avanti in condizioni precarie e pagando costantemente multe. Quello che è successo con i camion dei panini in piazza Giovanni XXIII è solo l’ultimo caso. Per questo chiedo al sindaco Bianco che gli imprenditori siano messi nelle migliori condizioni, sempre nel pieno rispetto delle normative vigenti, per sviluppare un indotto economico che porti grandi vantaggi alla città soprattutto in questo periodo di forte crisi economica. A breve presenterò in Consiglio comunale una mia proposta che miri a  conferire ai commercianti concessioni di suolo pubblico temporaneo in contesti, luoghi e situazioni che non rechino danno alla collettività. “Food zone” che ricalchino magari il modello inglese e che creino partecipazione cittadina e allontanino abbandono e degrado”.

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