Catania. Il nubifragio porta a galla le solite falle.
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Catania. Come madre natura comanda, alle porte dell’autunno è arrivata la tanto temuta bomba d’acqua, che ieri pomeriggio si è abbattuta inesorabilmente sul territorio catanese. Inutile dire che passano gli anni, si susseguono proclami e comunicazioni, s’inneggia a interventi preventivi ma alla fine dei conti il risultato è sempre lo stesso: da Milano del sud, ci trasformiamo in Venezia del sud. Strade allagate e impraticabili, traffico in tilt, negozi e sottoscala tramutati pantani sommersi d’acqua, tombini che straripano rilasciando liquami nei percorsi cittadini, asfalto che si sgretola neanche fosse fatto di cartone. Lo scenario è sempre lo stesso, le colpe a quanto pare pure. Da palazzo degli Elefanti arriva immediata la comunicazione che scandisce trionfalmente il tempestivo operato della protezione civile : Nubifragio a Catania, il bilancio: circa 80 gli interventi compiuti entro le ore 20 dalle dodici squadre della Protezione civile e dalle quattro del Servizio Manutenzioni del Comune. I dati sono stati resi noti dal Centro operativo comunale, che ha coordinando il lavoro delle squadre e quello di numerose pattuglie della Polizia municipale, che, a loro dire, si sono occupate anche di rendere fluido il traffico. Per rendere più rapido il deflusso dell’acqua- fa sapere il Comune di Catania – in alcuni sottopassi, la Protezione civile ha anche utilizzato delle pompe idrovore: per esempio in via Vincenzo Giuffrida e a Monte Po. Altri interventi sono stati compiuti nei pressi della Base di Maristaeli, nella zona della Plaia, dell’ex mercato ortofrutticolo e davanti all’edificio L7 della STMicroelectronics”. Quindi a quanto pare, quel che rimane del preannunciato nubifragio è solo un po’ di spavento, qualche video amatoriale e pozzanghere d’asciugare al sole. A guardarsi bene intorno la storia sembra diversa. La macchina organizzativa del comune dev’essere rimasta intrappolata nel traffico evidentemente, perché ieri il centro di Catana e l’interland apparivano agli occhi di tutti come le porte dell’inferno. Basti pensare alla zona degli archi della marina. Testimonianza inequivocabile che qui qualcosa non funziona. A confermarlo gli esponenti di opposizione e maggioranza del Consiglio Comunale. Dure le critiche lanciate sul sistema organizzativo dell’amministrazione e della protezione civile.
“Inefficienze di sistema che sono uno scandalo e non possono essere tollerate,hanno causato ritardi nella costruzione di opere come il canale di gronda,che avrebbe senz’altro mitigato gli effetti del nubifragio- afferma il consigliere Giuseppe Musumeci- Una città lasciata allo sbando,serviva maggiore attenzione da parte dell’amministrazione,come la manuntenzione dei tombini e le caditoie,più volte da me evidenziata in sede di consiglio comunale.”
Estende le responsabilità ad un governo lontano dai reali bisogni delle città e all’incapacità di comunicare i bisogni più urgenti da parte dell’amministrazione, il consigliere Anastasi, che pur mitigando il suo intervento denuncia comunque le inefficienze organizzative : “Nessuno vuole fare sterile e pericolosa demagogia,c’è già la politica nazionale che alimenta odio ed esasperazione,cercando a tutti costi di trovare responsabilità dirette o meno dell’attuale amministrazione e delle precedenti,bisogna però avere il coraggio e l’umiltà di dire pubblicamente che così non va,battere realmente e in modo vibrato i pugni contro un governo nazionale o regionale per avere realmente in sicurezza la nostra città.Non è pioggia non sono eventi facilmente controllabili,i ormai il nostro clima é così,calamità di serio rischio costanti.Credo addirittura che neanche il canale di gronda quand’anche venisse completato e collegato ai paesi etnei servirà a qualcosa,per me è obsoleto. La mole d’acqua che dal cielo si riversa nelle strade é cresciuta vertiginosamente e di terreni che assorbono non ce ne sono più.E allora?Questa amministrazione dai gesti vistosi, dichiari pubblicamente le cose come stanno,metta i governi alle strette altrimenti é come se affermasse una volta per tutte che tutto va bene e che da sola riesce a gestire l’emergenza climatica”
Decisamente più dura e netta la posizione di Giuseppe Catalano, che senza mezzi termini parla di gravi responsabilità: “ La salute dei cittadini, la sicurezza dei nostri figli non può essere stabilita né dagli eventi né dalla fortuna. Perché è stata solo questione di fortuna se ieri non c’è scappato il morto. Come previsto il capoluogo etneo è stato messo in ginocchio dalle piogge. E le lacune amministrative hanno contribuito perché ciò accadesse. Lavori pubblici incompleti, rete fognaria pessima, cooperazione con la protezione civile di discreto successo. Una città abbandonata a se stessa. Ecco il risultato. Per di più i canali ufficiali del web che riguardano il Comune di Catania non vengono aggiornati da mesi, quindi nessun aggiornamento utile in tempo reale per i cittadini. Ancora una volta cerchiamo risposte, ma qui si ragiona così, se non si arriva a situazioni estreme non s’interviene.”
I social network sembrano confermare la linea dura e di condanna del Consiglio: frotte d’immagini apocalittiche di una città vittima della furia dell’acqua hanno inondato fin da ieri le pagine web.
Con l’inverno alle porte la clessidra degli interventi è davvero compromessa, e se si vuol scongiurare il peggio è ora che a Palazzo degli elefanti si tappino le falle.
Nicoletta Castiglione

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