Rettore e studentiCATANIA – “Siamo una comunità accademica vivace e vitale, che ha voglia di discutere liberamente, di confrontarsi e d’impegnarsi, dove prevale uno stile intellettuale che non intende nascondere, truccare e abbellire ma punta all’analisi e alla soluzione dei problemi”. Introdotto dalle note del Coro del Teatro Massimo Bellini, diretto dal maestro Ross Craigmile, il rettore Giacomo Pignataro ha inaugurato questa mattina solennemente l’anno accademico 2015-16 dell’Università di Catania, il 581esimo dalla fondazione del più antico ateneo siciliano.
“Siamo un Ateneo che guarda dentro se stesso, ai propri problemi e alle proprie energie – ha detto il rettore -, per rinnovare la propria missione formativa e di costruzione del sapere, cercando di svolgere tale missione nel modo più efficace possibile. Una missione che è segnata, nei secoli, dall’obiettivo di fornire ai giovani non un mestiere, ma gli strumenti per capire il mondo che ci circonda, per ricercare una verità, che non è mai fatta di risposte definitive, ma che deve significare senso dell’esistenza, affrontando anche le troppe inquietudini che osserviamo nelle nostre società. Questo dev’essere il compito di una grande istituzione pubblica con sei secoli di vita come la nostra: farsi custode attiva della conoscenza, che è quella facoltà più legata ai sommovimenti profondi dell’umanità, principio di ogni cambiamento”.

La relazione del prof. Pignataro ha affrontato gli aspetti legati al cronico definanziamento dell’istruzione e della ricerca in Italia, “frutto non soltanto di scelte politiche ma anche di profonde ragioni sociali e culturali”, presentando le cifre impietose del calo delle iscrizioni, del mancato turn over dei docenti e dell’accesso contingentato di nuovi ricercatori, della riduzione del personale, del blocco degli stipendi. “In questi anni di crisi – ha ricordato – proprio l’università ha pagato il contributo più elevato, nell’ambito del settore pubblico, al risanamento della finanza pubblica del Paese”. Questi i numeri, che riassumono il drammatico stato dell’arte: tra il 2007 e il 2014 c’è stata una riduzione di 15 mila dipendenti delle università, pari al 13% del totale, contro il 5% di riduzione complessiva dei dipendenti pubblici. I docenti universitari sono passati da 60 mila a 50 mila, con una perdita che sfiora il 20%. L’età media dei dipendenti era di 47,5 anni nel 2007, è aumentata a 51,3 nel 2014 e, secondo la Ragioneria dello Stato, salirà a 55,6 nel 2019, quando la maggior parte dei dipendenti si troverà in un’età molto vicina alla pensione. “In questa condizione – osserva il rettore – tutti gli atenei sono stati costretti a ridimensionare l’offerta formativa, restringendo gli Coroaccessi con l’introduzione del numero programmato di iscrizioni e, senza un’inversione di rotta, andrà anche peggio”.

“Oggi più che mai – ha rilanciato quindi il rettore, rivolgendosi anche ai rettori ospiti Pietro Navarra di Messina, Fabrizio Micari di Palermo, Pasquale Catanoso di Reggio Calabria, Giuseppe Novelli di Roma Tor Vergata e ai prorettori Guerino D’Ignazio di Cosenza e Renato Masiani di Roma La Sapienza – dobbiamo riaffermare il ruolo fondamentale degli atenei nella nostra società, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, dove esso continuano a rimanere il luogo delle possibili opportunità per i nostri giovani. Soltanto se matura e viene espressa questa forte consapevolezza nella società civile, sarà possibile far fare all’istruzione e alla ricerca un salto di qualità nelle priorità dell’agenda del governo”.

L’ateneo catanese si è quindi assunto la sua responsabilità ed è impegnato sul fronte della qualificazione e del rilancio dell’attività formativa e della ricerca, dell’efficienza e dell’economicità della propria organizzazione amministrativa e dei servizi. Guardando alla didattica, per esempio, l’impegno su alcuni punti cardine (comunicazione, orientamento in entrata e in itinere, progettazione e responsabilità del docente) assieme alla scelta di eliminare il numero programmato su alcuni corsi di laurea e di investire sui servizi a sostegno degli studenti, ha fatto sì che quest’anno si sia registrata una crescita delle immatricolazioni rispetto all’anno scorso di circa il 15%, con oltre mille immatricolati in più: un dato assolutamente in controtendenza.

Sul fronte della ricerca, vanno ricordati gli investimenti – circa 6 milioni di euro annuali – a sostegno dei dottorati di ricerca e dei progetti di Ateneo, finanziati sulla base del merito, e l’imminente apertura di nuovi laboratori, a completamento di iniziative già avviate dalle precedenti amministrazioni: le Torri biologiche, il Centro Brit dedicato alle bio e nanotecnologie e il Polo tecnologico. “Strutture all’avanguardia – ricorda il rettore Pignataro – che saranno anche disponibili ad ospitare attività di innovazione tecnologica di imprese interessate a sviluppare un rapporto di collaborazione con il nostro Ateneo. L’Università ha infatti oggi il dovere sociale di contribuire ad una netta inversione di rotta del nostro territorio, in termini di crescita economica e sociale, attraverso una accelerazione dei processi di creazione e di sviluppo delle imprese, che sono inscindibili dallo sviluppo di innovazione tecnologica e sociale, coniugando sapere, innovazione e impresa”. E molto è stato fatto anche sul piano della collaborazione con le istituzioni e con i soggetti culturali.

“Inauguriamo, pertanto, quest’anno accademico con ottimismo e fiducia – ha concluso il rettore -, che derivano dalla più grande e straordinaria delle risorse di cui la nostra comunità dispone: il patrimonio di donne e di uomini, di ragazze e ragazzi che lavorano e studiano nell’Università di Catania, con orgoglio, senso di identità e passione”.

Anche Massimo Cacciari, filosofo veneziano, è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università di catania: “Se l’Europa torna ad alzare barriere, muraglie, fili spinati… allora sappia che è destinata ad una mortifera e inevitabile decadenza perché le frontiere saranno spazzate via”. Non ha dubbi, Cacciari, e scandisce ancor più chiaramente alcuni passaggi chiave del suo intervento.Cacciari e Pignataro

Il filosofo, che ha voluto dedicare la sua prolusione ai due grandi pensatori catanesi recentemente scomparsi Pietro Barcellona e Manlio Sgalambro, si è soffermato sui concetti di “luogo” e “confine”: “Un tema propriamente europeo – ha affermato –, dal quale però scaturiscono aspetti particolarmente tragici per la Sicilia, terra storicamente di confine, incontro e scontro di civiltà, ultima frontiera dell’Unione rispetto alle grandi e inarrestabili migrazioni da Africa e Medio Oriente”.

Spetta proprio alle università europee, per Cacciari, come è già accaduto tra il 1100 e il 1200, farsi portatrici di un “grande cambiamento di mentalità, devono guidare il risveglio dell’Europa, affinché essa inizi seriamente a meditare sull’’altra sponda’ e su se stessa, tornando ad essere ‘luogo’ attraverso il proprio ‘logos’”. Le barriere, ha detto ancora Cacciari, devono trasformarsi in ‘soglie’, quegli elementi della casa che invitano al movimento dall’esterno verso l’interno. E i ‘luoghi’ non vanno più intesi come spazi circoscritti, ben delimitate come vasche di pesciolini rossi, come purtroppo avviene da almeno un paio di generazioni, bensì come ‘topos’ da costruire con il nostro fattivo movimento, estesi fin dove riesce a giungere il nostro sguardo. Ma la domanda è, appunto: fin dove arriva lo sguardo dell’Europa? E perché da tempo non si assiste ad una vera politica mediterranea ma si tende soltanto a realizzare contenitori, scatole, fortilizi e a fare dell’Unione un’entità portata a vivere di sola moneta?”.

Non è vero, sostiene il filosofo, che privilegiando la relazione con l’altro alla fine si rinunci alla propria identità: “Tutt’altro: definire le soglie non significa voler distruggere il proprio luogo. Al contrario, significa dimostrare un’identità così forte e consolidata da riuscire a gestire bene la relazione con gli altri popoli, le loro esigenze e le loro culture”. Molti pensatori – ricorda Cacciari – lo avevano già profetizzato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: “Se il Vecchio Continente venisse concepito come una casa in cui abitare, escludendo il suo ‘essere confine’, finirà ben presto per essere drammaticamente accerchiata da masse assolutamente proletarizzate di altre culture e altre civiltà”.

In questo scenario potenzialmente tragico, Cacciari individua un unico soggetto capace di ribaltare questo declino: “Gli atenei europei devono tornare ad assumere quel ruolo guida che ebbero in passato. Ma è bene sottolineare che – ha concluso Cacciari, condividendo alcuni punti espressi dal rettore Giacomo Pignataro nella sua relazione – questa azione propulsiva delle università dev’essere sostenuta da un forte movimento di opinione pubblica, in grado di far capire alla politica che non è più tollerabile che l’Italia abbia percentuali così basse di giovani laureati e che è invece assolutamente prioritario investire in formazione, ricerca e diritto allo studio”.

 

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