CATANIA − Centri commerciali, ospedali, parcheggi: tutto fiorisce nei terreni incolti di Mario Ciancio. Non da ora, ma da decenni. Quindi, in effetti, perché scandalizzarsi per la telefonata tra l’allora aspirante sindaco di Catania, Enzo Bianco, e l’editore-cementificatore di viale Odorico da Pordenone? In fin dei conti il senatore Bianco era solo in campagna elettorale (era il 18 aprile 2013) e Mario Ciancio, sempre meno editore e sempre più costruttore, si interessava dello stato dell’arte di un suo progetto da 300 milioni di euro, il PUA del viale Kennedy: cemento a valanga, se non ricordiamo male, con qualche problema anche sul vicino aeroporto Fontanarossa perché si violavano vincoli di sicurezza aereonautica. Non si scandalizza, naturalmente, Fausto Raciti, giovane e paziente segretario regionale del Pd, che considera la telefonata “normale” e per di più non c’è prova che l’editore abbia sostenuto Bianco. Potremmo aggiungere che non ce n’era assoluto bisogno visto che Raffaele Stancanelli si avviava baldanzoso e inconsapevole, solo lui, verso il suo suicidio politico. Normalissima era, appunto, quella telefonata del 13 aprile 2013 tanto che i Ros dei Carabinieri l’hanno inserita tra gli atti che sono valutati nell’ambito dell’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa dell’imprenditore Ciancio. La telefonata può non avere rilevanza penale, ma sicuramente è l’ennesima cartina di tornasole di un sistema affaristico-politico nel quale Ciancio giocava a tutto campo, indipendentemente da chi fossero gli interlocutori. Sul caso Pua di viale Kennedy poi Bianco è sempre stato un interlocutore attento, come lui stesso ha dichiarato nella nota stampa diffusa ieri e che riportiamo di seguito.

“La mia posizione sul Pua è chiara e la esprimo da diciotto anni, sempre nella stessa maniera, in tutti i discorsi, sia pubblici e sia privati.
Il Patto Territoriale dedicato alla zona Sud di Catania è stato progettato sotto la mia precedente amministrazione nel 1999 per rilanciare il litorale della Plaia pensando a uno sviluppo turistico e naturalistico.
Sotto le successive amministrazioni il Pua ha subito sostanziali modifiche che miravano ad aumento speculativo di cubatura e metteva a rischio lo sviluppo naturalistico. A queste variazioni mi sono puntualmente opposto, come tutte le cronache riportano con chiarezza.
Per questi motivi, nell’aprile del 2013, quando non ero ancora tornato alla responsabilità di sindaco, i consiglieri comunali a me vicini furono gli unici a non votare per il Pua a causa di queste modifiche peggiorative.
Una presa di posizione anche in questo caso espressa pubblicamente.
In coerenza con quanto affermato per diciotto anni, da sindaco apportai al Pua una serie di significative modifiche per eliminare l’eccesso di cubatura e per porre la massima attenzione alle esigenze del territorio e allo sviluppo armonioso di quella zona.
Il Consiglio comunale nel dicembre del 2014 approvò alcuni emendamenti che modificavano l’atto presentato dalla giunta e che quindi non condividevo. Le osservazioni del Cru, il Consiglio regionale urbanistico, hanno opportunamente confermato le nostre valutazioni e il definitivo decreto pubblicato dall’Assessorato regionale Territorio e Ambiente ha ribadito il testo originale da noi proposto.
Ho deciso, infine, che ci sia un protocollo di legalità per verificare, prima di rilasciare qualsiasi licenza, la provenienza dei capitali privati tramite un’apposita Commissione creata dal Comune e dalla Prefettura, garantendo così massima trasparenza e legalità in ogni singolo progetto”.
Per abbreviare i tempi, evitare inutili convegni e gruppi di studio, interventi di economisti e urbanisti e facilitare il tutto, chiediamo a Mario Ciancio dove sono i suoi terreni da “valorizzare” e costruiamoci sopra un Piano regolatore su misura.

“Sul PUA vengono fuori particolari inquietanti. Al di là di un giudizio sulla validità o meno del progetto, sia per l’impatto ambientale che per i percorsi contorti che hanno portato alla edificabilità terreni prima destinati all’agricoltura, vengono fuori infiltrazioni mafiose e, – sottolinea Cittàinsieme – ora, notizie di intercettazioni che, se corroborate dai fatti, gettano forti ombre e perplessità su tutto il progetto e sulla amministrazione della città.È necessario che la magistratura faccia luce su tutta la vicenda”.

Il Coordinamento provinciale catanese di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ha seguito con preoccupazione gli ultimi eventi legati al piano PUA, un progetto da 300 milioni di euro fortemente voluto da questa amministrazione. Si tratta di un piano che desta allarme sia in vista dei presunti rapporti di Renzo Bissoli, proprietario della società che deve realizzare il Pua, con alcuni inquietanti personaggi; sia per i presunti rapporti del sindaco Bianco con l’editore proprietario de La Sicilia Mario Ciancio in relazione al caso PUA.

Il Coordinamento provinciale catanese di Libera, pur cogliendo in questa amministrazione alcuni segnali nella giusta direzione, chiede al Sindaco e alla giunta comunale di fare chiarezza sugli eventi spiacevoli di questi giorni.

Libera auspica inoltre che, come avvenuto in altri processi di mafia, il Comune di Catania si costituisca subito parte civile nel processo a carico di Mario Ciancio, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Daniele Lo Porto

Elaborazione grafica di copertina da meridionews.it

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