Avvolta da palpabile atmosfera mistica, la quarta sala del museo diocesano catanese, in via Etnea 8, si dedica interamente al culto della Santa Patrona catanese, accogliendo il Tesoro di S. Agata. La nostra “Santuzza” venerata in tutto il mondo, e raffigurata nella tradizione artistica catanese in duplice immagine, sia col dolce sorriso del busto reliquiario in argento e smalto, sia con l’aspetto fiero che la ritrae con la spada sguainata, pronta a difendere i suoi devoti, nello stemma della città scolpito con la pietra lavica etnea.

bracciali tesoro s.Agata

Protagonisti dell’iconografia ovunque diffusa sono i simboli del martirio, che si concluse il 4 febbraio del 251 d. C., portando Agata alla morte il giorno dopo, all’interno del carcere annesso all’omonima chiesa, che insieme a San Biagio (a Piazza Stesicoro), ovvero S. Agata La Fornace, e a S. Agata La Vetere ( detta palazzo pretorio, con l’aula del tribunale, nei sotterranei) costituisce un complesso unico per quanto attiene al processo, la prigionìa e la morte dopo il martirio. Proprio a quest’ultimo sono legati quattro elementi simbolici, quali il giglio della purezza, le tenaglie, la palma e il seno reciso, che si ritrovano in generale nei dipinti ispirati alla santa, come in parte nelle tele a olio di anonimi pittori siciliani, dal Seicento all’Ottocento, lungo le pareti della sala.

ORECCHINI DEL TESORO DI S.AGATA

Si tratta di opere che aderiscono al tema dell’estasi religiosa che sublima la posa del corpo nella contemplazione dell’anima: ciò è evidente in L’estasi di S. Agata ( dal Palazzo Arcivescovile), dove uno sguardo fervente e candido rapito da orizzonti eterni, dischiusi da un fascio di luce tra il gioco avorio delle nuvole, connota la martire avvolta da mantello rosso in una vistosa cornice dorata con disegni floreali; la stessa radiosità che illumina il sentimento della fede, si coglie nell’attrazione innocente di Sant’Agata al carcere ( 1876) con gli occhi protesi ancora verso l’alto , sul viso cereo contornato da lunghi e ondulati capelli tra il biondo e il castano, che spiccano su fondo scuro, a cui fa da contraltare il biancore delle gote e del collo, mentre le mani dalle dita affusolate, col palmo aperto, si dispongono dolcemente con le braccia l’una sull’altra. Al senso di pudicizia che pervade questo dipinto (che reca l’iscrizione “Per devozione di Ignazio Paternò Castello dei Principi di Biscari”) come già il precedente, s’impronta anche il Martirio di Sant’ Agata ( dalla cattedrale catanese): qui la santa, contornata da tinte pacate sotto la veglia di un angelo, in conformità a quanto ci tramanda la Passio Sanctae Agathae del V secolo d. C. si lascia circondare dai soldati, pur tra il turbamento spirituale, certa che sia nobiltà suprema essere schiavi di Cristo. Vera essenza di libertà per la giovane martire, che ligia al suo voto di castità, rifiutò con fermezza le lusinghe amorose del proconsole Quinziano, fino al feroce supplizio inflittole da quest’ultimo.

L'eastasi di S.Agata

Il simbolo del seno reciso è presente in due dipinti, entrambi del XVIII sec., l’uno della Bottega Siciliana, dalla chiesa catanese di S. Chiara, l’altro dalla chiesa S. Giovanni Battista di S. Giovanni La Punta, permeati dalla mitezza che connotò Agata: in entrambi, i seni recisi sono collocati sul piatto, sorretto in una delle tele dalla mano destra della santa , mentre nell’altra è posato alla sua sinistra, accanto a un fluido drappeggio color ocra, che sull’abito azzurro avvolge la vergine. La devozione che aleggia nella sala, promana anche dalle ammirevoli produzioni in argento sbalzato e bulinato o inciso, dell’argentiere messinese Saverio Corallo: il Paliotto sull’altare maggiore( dal latino palliare, cioè ricoprire, alludendo al rivestimento di quest’ultimo) che reca sulla trabeazione quattro episodi della vita e dell’Incoronazione in cielo della Santa Patrona, realizzato nel 1726 su commissione del vescovo Pietro Galletti; e il Paliotto più piccolo con scene del martirio di S.Agata ed effigie della famiglia nobile Gravina Cruyllas, i cui stemmi si ritrovano anche nel Tronetto eucaristico con l’Eterno ( sempre del Corallo) e nelle fibbie di piviali esposte in alcune vetrine della sala IV, accanto a gioielli ex voto donati dai fedeli alla santa, e alla medaglia commemorativa ( 1951) dello scultore Carmelo Florio in occasione del 17° centenario del martirio.

OPERE SU S. AGATA NELLA QUARTA SALA DEL MUSEO DIOCESANO

Tra gli ex-voto,esposti in una teca al centro della sala, vi sono bracciali, collane, anelli, fedi nuziali, pendenti e orologi, finemente decorati da cesellature. I più antichi esemplari di anelli del secondo Ottocento sono impreziositi da grandi gemme centrali come topazio e smeraldo, oppure oro e gemme rosse , diffuse nell’oreficeria popolare siciliana;il Tesoro comprende anche due orologi da tasca in oro dalla tipica forma “ a cipolla”, in uso nell’Ottocento, uno dei quali presenta un ornato con stelle e forme geometriche, ad emblema della tipologia inglese diffusasi in Europa alla fine del secolo. Conforme alla moda francese, invece, é una serie di pendenti con crocetta, in oro traforato a tralci, il cui modello, conosciuto in Sicilia nella seconda metà del Settecento, si é conservato nella collezione privata di Piana degli Albanesi o di Militello Val di Catania.

orologio del tesoro di S. Agata

Elemento di spicco, nella quarta sala, tra gli arredi dedicati a Sant’Agata, é il Piccolo fercolo di S. Agata, quale dono alla diocesi di Luigi Maina, Primo Cerimoniere del Comune, durante l’Arcivescovado di Mons. Luigi Bommarito, come reca la relativa targa. La mini vara, sull’esempio di quella grande, conservata nella sala IX al pianterreno del museo catanese, consiste in una riproduzione tridimensionale in miniatura con busto reliquiario antropomorfo, prodotta dall’orafo messinese Domenico Gianneri nel 1737 ( il cui nome é posto nella piccola arca), in argento sbalzato e bulinato con parti a fusione, oro e pietre preziose, con struttura a tempietto regolare in stile classico cinquecentesco. La trabeazione, sorretta da sei colonne corinzie con festoni e lampade votive attorno, presenta una decorazione a mascheroni, ed é contornata dalle dodici statuette degli apostoli. Tra gli ex -voto che rivestono il piccolo busto, donati da cittadini catanesi o siciliani, o da principi, nobili e alti prelati non solo dell’isola, sono esposte croci pettorali con rubini, l’insegna dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e piccole composizioni in smalti policromi, lavorate a miniatura. Un altro segno di tangibile devozione, in onore alla bellezza spirituale di Agata, imperitura nell’animo dei suoi devoti nel mondo.

Anna Rita Fontana

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