di Mariagrazia Miceli

CATANIA – Finalmente colmata un’altra lacuna della nostra città: sabato 17 ottobre al Palazzo Ingrassia è stato inaugurato il nuovo Museo di Archeologia dell’Università di Catania nell’ambito del Convegno internazionale ICOM “Musei e patrimonio” alla presenza del sindaco Enzo Bianco, l’assessore Orazio Licandro, il Rettore Giacomo Pignataro, il direttore del Disum, Giancarlo Magnano San Lio e numerosi altri studiosi intervenuti.

archeologia_foto5Nato dal progetto Catania-Lecce negli anni ’90, il lavoro è stato portato a termine anche grazie al contributo del CNR e del suo presidente Luigi Nicolais, oltre che all’attività certosina di catalogazione e schedatura del team guidato dal prof. Edoardo Tortorici.

«Sono molto contento perché si tratta di una collezione importante dell’archeologo e professore dell’Università di Catania, Guido Libertini, “raccolta” tra gli anni ‘20 e ’30, che rappresenta il gusto nei confronti degli oggetti storico-artistici che si aveva allora, in un periodo precedente alla legge del 1939 dove i materiali non erano tutelati come lo sono oggi ed era possibile l’acquisto e il commercio”, afferma soddisfatto Tortorici. “Guido Libertini, di tasca propria, comprò dei materiali per evitare che andassero all’estero nel commercio antiquario. Abbiamo inoltre deciso, con un’operazione di storia della storiografia, di dedicare una stanza ai “falsi d’autore” nel cui ambito è possibile ricordare anche aneddoti divertenti: uno di questi, infatti, venne donato da un gerarca di allora a Mussolini. Era un piatto decorato con una testa femminile che Mussolini poi donò al museo di Napoli. Nel ’56 si scoprì che si trattava di un falso e scoppiò una polemica. Sono presenti alcuni reperti che corrispondono ad una visione dell’archeologia degli anni ’20 in cui addirittura, in qualche caso, degli oggetti veri venivano sovradipinti per alzarne il prezzo. Credo che molti musei ne possiedano qualcuno. Questi falsi sono realizzati da copie di seconda generazione e dunque non sono diversi da come forse li avrebbe fatti un artigiano antico, inoltre di alcuni pezzi sono gli unici esemplari perché è andato perduto l’originale. Il museo rimarrà aperto inizialmente per un giorno a settimana, speriamo addirittura a partire da lunedì. Dobbiamo avere il tempo di organizzarci, ma penso che a partire dall’anno prossimo potremmo assicurare una fruizione più articolata».

archeologia_foto6«Oltre ad essere l’unico museo archeologico della città, è anche uno dei pochissimi musei archeologici universitari d’Italia, testimonianza di una lunga storia e di una lunga tradizione che, invece di spegnersi, rimane ancora viva. La collezione nasce alla fine dell’Ottocento con una donazione di Paolo Orsi ed è proseguita con il lavoro infaticabile di Guido Libertini, grande archeologo e rettore di questa Università alla fine degli anni ‘40», afferma il rettore Giacomo Pignataro. «Si tratta di un contributo importante alla vita culturale della nostra città. Approveremo nelle prossime settimane un regolamento di organizzazione definendo anche le  modalità di gestione». E aggiunge «ci stiamo muovendo all’interno di un progetto più ampio di attività legate alla valorizzazione complessiva dell’intero sistema museale dell’Ateneo (che comprende il Museo della Fabbrica del Monastero dei Benedettini, l’Orto Botanico, il Museo di Zoologia, quello di Mineralogia, il Museo di Scienze della Terra, il Museo degli Strumenti antichi di Fisica) nel quale è previsto anche il varo della Città della Scienza, che apriremo fra qualche settimana».

Scrivi