CATANIA – “Ella fu, siccome immobile…”: fu, la scuola, come in quel 5 Maggio Napoleone. Seppellita, non in grande stile, ma celebrata come il sovrano francese. Niente scuola, oggi: niente aule o corridoi. E i banchi? No grazie, basta così: perché la scuola non esiste più, o meglio, le strutture “fatiscenti” restano in piedi, a differenza dell’istituzione.

L’Italia intera si ferma per un giorno, in segno di protesta contro il decreto sulla “Buona Scuola” approvato dal premier, Matteo Renzi, e il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. E Catania non resta inerme, anzi: si muove, scende in piazza e protesta. “Fischia” contro il Governo e contro una misura che mette a repentaglio il destino di insegnanti, amministrativi e collaboratori scolastici, nonché alunni. Ed è curioso che un simile decreto venga avanzato da chi, agli albori della propria carriera politica, aveva promesso di puntare sulla riforma della scuola come punto cardine di un suo possibile Governo.

Nella mattinata odierna, più di tremila manifestanti si sono raggruppati in Piazza Europa a Catania per il corteo indetto da numerosi sindacati, tra cui Cgil, Cisl, Uil Snals, Gilda e Cobas, lungo il Corso Italia a suon di fischietti e musica, quasi a celebrare un “carnevale”. Non fraintendete: nessun riferimento a pagliacciate e simili. La manifestazione è allegra, festosa, come a voler prendere in giro lo spettacolo dei politici, di chi entra ed esce dalla scena portando solo scompiglio, e pochi benefici al Paese. Dai Black Block di Milano alla sfilata di oggi c’è un abisso di parole, gesti e colori che vogliono cambiare lo stato delle cose, senza dover ricorrere alla violenza.

E anche gli anziani signori che, dall’alto della veneranda età, hanno definito a gran voce “spacinnati” – sfaccendati- i numerosi manifestanti, hanno trovato pane per i loro denti: i motivi per protestare c’erano, eccome. Tra i punti vi sono, infatti, i tagli di risorse per la scuola pubblica (ossia il mancato stanziamento dei fondi per la sicurezza degli edifici e l’introduzione di nuove tecnologie) e il finanziamento alla scuola privata, le assunzioni dei precari, il metodo di valutazione Invalsi e il potenziamento del ruolo del preside che, attraverso il decreto, diventa un vero e proprio “manager” con la possibilità di assumere i docenti.

Già, avete capito bene: una figura che può scegliere i propri insegnanti. Ma non bastavano le molteplici inchieste sugli appalti truccati? Evidentemente no. Al corteo hanno partecipato numerosi professori, abbandonati al proprio destino, rappresentanti di altrettante scuole: meno, invece, i ragazzi. E’ Maggio, è vero, fa un gran caldo: ma loro, i “protagonisti”, erano assenti. Chi c’era, però, non prendeva certo il sole: è il caso degli alunni del liceo scientifico “Ettore Majorana” di San Giovanni La Punta, anch’esso contro la “Buona Scuola”. “Siamo qui per dire la nostra, perché questa è una situazione insostenibile”, dichiara Enrico Iudicelli, rappresentante del Majorana. “Non è possibile assistere a tutto ciò: siamo stanchi di riforme fatte da chi la scuola non l’ha vissuta. E’ impensabile dare troppo potere ai presidi, per cosa poi? Come è altrettanto assurdo creare scuole di Serie A e Serie B – spiega senza voce-: noi siamo qui per provare a cambiare le cose”, ha aggiunto.

Presente anche il Movimento Cinque Stelle: “Se è questa la “buona scuola”, come sarebbe la “cattiva scuola”?”, domandano la deputata Giulia Grillo e la senatrice Nunzia Catalfo. “Non potevamo non protestare insieme a tutti i cittadini – dichiarano – per una riforma che è sbagliata e debole per tre motivi: mancanza di nuove risorse per la scuola pubblica, agevolazioni per la scuola privata, annientamento di trasparenza e democrazia. Criticità che non possiamo sopportare ed è per questo che – oltre a essere scesi in piazza a protestare – portiamo avanti in aula una serie di proposte che la scuola la migliorerebbero davvero. È inaccettabile il nuovo ruolo del dirigente che decide su tutto, su assunzione e valutazione dei docenti e sulla scelta delle attività didattiche, annullando la libertà d’insegnamento, le decisioni collegiali e aprendo al rischio del fenomeno clientelare. Inoltre le agevolazioni fiscali ai singoli istituti accentueranno il divario tra quelli presenti nelle zone economicamente sviluppate e quelli presenti in territori meno avvantaggiati. Senza tralasciare il fatto che le mancate risorse per gli organici e i sevizi di istruzione, come la mensa, il trasporto scolastico e l’assistenza ai disabili, continueranno a ostacolare il regolare funzionamento delle scuole”.

Ma non temete, la risposta di Matteo Renzi non si è fatta attendere: “L’obiettivo è dire che siamo a un bivio: da un lato quelli che protestano soltanto, lamentano, fanno l’elenco delle difficoltà. In alcuni casi hanno ragione, non possiamo dire che va tutto bene e raccontare barzellette. Ma loro sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste, mentre dall’altro lato c’è chi “fa le cose”. Abbiamo intrapreso il percorso di grandi Riforme e andremo avanti con testa dura”. Con testa “dura”, insomma. E si sa, chi a scuola aveva la testa dura, non finiva proprio bene…”Ai posteri l’ardua sentenza”.

Antonio Torrisi

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