Si chiude oggi, in modo più che definitivo il ciclo di Pulvirenti alla guida del Catania con l’ammissione durante gli interrogatori di oggi presso la procura di Catania di aver comprato delle partite per salvare la sua squadra dalla retrocessione.

Arrivato nel 2004 con il braccio destro di allora, Pietro Lo Monaco, Pulvirenti è riuscito nell’impresa di riportare i rossazzurri in Serie A dopo 23 anni, era infatti datato 1983 l’ultimo massimo campionato con il Catania ai nastri di partenza. Quelli passati erano stati anni difficili nella trafila delle categorie minori, a lottare per riprendersi ciò che gli era stato brutalmente tolto dalle mani. La tifoseria si innamora facilmente del nuovo numero 1 etneo: nonostante le difficoltà nelle prime annate in A, l’obiettivo salvezza venne sempre raggiunto, prima a sfavore del Chievo, nel 2007, poi nello scontro rovente del Massimino contro la Roma nell’anno successivo, con il pari di Martinez impresso nella mente di chi ama la maglia rossazzurra. Il primo anno di A fu anche quello della paura, dopo la morte dell’ispettore Raciti.

Il modello-Catania comincia sempre più a prender forma, portando città, società e tifoseria alla ribalta della cronaca nazionale per i risultati sportivi importanti. Pulvirenti e Lo Monaco sfornano allenatori di prestigio, giocatori di livello, tutto fa pensare che ci siano le basi per far radicare la squadra in Serie A. La costruzione di Torre del Grifo fa parte di quella serie di interventi, come il famoso progetto legato allo stadio che avrebbe dovuto ergersi in quel di Librino e mai realizzato, che dovevano far del Catania un’azienda solida e una società di riferimento. I rapporti in seno alla Lega migliorano negli anni, Pulvirenti diventerà anche consigliere prima della retrocessione in B.

L’allontanamento di Lo Monaco, considerato il vero cuore pulsante della società in materia di scelte economiche e tecniche, e il successivo anno con Gasparin fanno da spartiacque tra il Catania dei sogni, per intederci quello di Montella del piccolo Barcellona, ma anche quello di Simeone e Mihajlovic, delle vittorie del Massimino contro Inter, Napoli e quella di Torino contro la Juventus con gol da infarto di Mariano Izco a tempo quasi scaduto per non parlare dei numerosi derby vinti contro il Palermo, di giocatori come Vargas e Martinez e dei veterani Baiocco, Spinesi e Mascara, e quello della distruzione, della paura e degli inganni. Catania è pazza per il “suo” presidente. A sostituire Lo Monaco è chiamato come detto Gasparin, ed in effetti quello con l’ex dirigente di Sampdoria e Udinese è l’anno più ricco di successi. I frutti del suo lavoro fanno la storia della società: ottavo posto in classifica, con tanto di record di punti, con Maran in panchina. Ma a fine anno Pulvirenti decide di fare a meno del direttore e avvicinare alla società la figura di Cosentino.

Da quel momento, il vuoto. Cosentino prende le redini del Catania dietro affidamento di Pulvirenti e la società cade sempre più verso il baratro della retrocessione. L’ordine, la pazienza e la gestione vengono sostituiti dal disordine e dall’incapacità di gestire i momenti-chiave. Maran viene totalmente abbandonato al suo destino e cacciato per ben due volte dalla panchina rossazzurra. Mercato dispendioso e poco oculato che porta sotto l’Etna giocatori poi rivelatisi dei veri e propri bidoni. Il destino del Catania è purtroppo segnato, e si materializza a Bologna con la matematica Serie B. L’anno successivo, quello cioè appena trascorso rappresenta “la ciliegina sulla torta” dello sfaldamento di un progetto durato anni e costato sacrifici e lavoro. I tifosi decidevano di fidarsi del loro leader, Pulvirenti, e di un Ripartiamo che si è rivelato la vera miccia del processo disastroso che oggi si chiude nel più triste e poco dignitoso dei modi.

Pulvirenti, per “amore” del suo Catania, decide quindi di passare all’azione, non quella tipica del cambio di allenatore, dell’ allontanamento di dirigenti poco adatti a svolgere determinati compiti o della compravendita attenta di giocatori ma quella molto più “semplice” di comprare le partite, dietro pagamento. 100mila euro nelle casse degli avversari, e 3 punti al Catania: la salvezza è fatta. L’operazione “I treni del gol” stronca le gambe a tutta la città: chi ha sbagliato pagherà, com’è giusto che sia, e le pene di certo saranno esemplari (sembra scontata la radiazione di Pulvirenti per responsabilità dirette), mentre Cosentino si congeda e la gente di Catania si prepara ad un’estate di passione. Dall’amore all’odio, il passo è breve: la tifoseria è tradita da quello che era da loro ritenuto un vero e proprio mito, degno tra le altre cose, delle chiavi della città di Catania.

Possibile che si riparta dalla Lega Pro, che la gente catanese sia chiamata ancora ad anni di sofferenza nell’inferno delle serie inferiori, nella speranza però, che un nuovo progetto, serio e valido, faccia risorgere dalle ceneri di quel che è stato il Catania dei sogni. Si chiude l’era di Pulvirenti che tutto (o quasi) ha dato e tutto ha tolto alla città e ai tifosi.

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