Pulvirenti chiude al mondo del calcio, annunciando però il ricorso per il Daspo di 5 anni.

di Gianluca Virgillito

Tutta Catania col fiato sospeso durante la giornata più complicata e lunga della storia recente del calcio etneo. Il Catania dell’ex presidente Nino Pulvirenti, chiamato a prendere parte al processo che lo vede protagonista delle indagini sull’ormai nota operazione “I treni del gol” assieme a Cosentino, Delli Carri, Arbotti, Di Luzio e Impellizzeri rischia grosso dopo l’accusa di responsabilità diretta e oggettiva. Tutto nelle mani della Giustizia Sportiva che deve valutare la posizione degli imputati e le prove messe a disposizione dalla Procura di Catania.

cosentino-pulvirentiPrima che il processo prendesse il via nel noto Hotel NH Vittorio Veneto, in Roma, arrivava la notizia del provvedimento del questore di Catania, Marcello Cardona, che decideva di imporre il Daspo a Pulvirenti e Cosentino e di estenderlo anche ai protagonisti della losca vicenda che ha scosso negli ultimi mesi il calcio italiano. “Una scelta per preservare l’ordine pubblico e l’incolumità di chi si è reso responsabile dei reati per cui il provvedimento si è reso necessario – ha commentato Cardona – Si è registrato infatti un imponente e preoccupante coinvolgimento di persone che è sfociato in una manifestazione in cui sono stati scanditi cori contro Pulvirenti e altri dirigenti della Società Calcio Catania”.

stefano_palazzi_procura_federaleCon un’ora circa di ritardo rispetto al programma della vigilia, e quindi attorno alle 11.30, cominciava finalmente il processo. Assente Cosentino, mentre il legale di Arbotti chiedeva e otteneva lo stralcio della posizione del suo assistito in relazione all’impossibilità dell’esercizio della difesa. In aula anche la Virtus Entella, rappresentata dall’avvocato, Mattia Grassani, perchè interessata in quanto squadra da riammettere in Serie B in caso di retrocessione a tavolino dei rossazzurri.  Poi prendeva la parola il procuratore Palazzi. Durissimo e dettagliato nel resoconto che spiegava alla corte federale come il Catania abbia costruito una perfetta organizzazione illecita per taroccare i risultati delle partite e come Pulvirenti in alcun modo sarebbe stato truffato dagli altri soggetti imputati come sostenuto dallo stesso in più occasioni.

i treniNessuna prova e nessuna conferma da parte di Pulvirenti sulla possibile combine della gara dei rossazzurri contro l’Avellino, la cui alterazione sembrerebbe riscontrabile soltanto logicamente, così come altrettanto scontata è la consapevolezza dell’ex amministratore Pablo Cosentino degli avvenimenti che accadevano in seno alla società Catania. Tutt’altra storia per gli incontri Varese-Catania, Catania-Trapani, Latina-Catania, Catania-Ternana e Catania-Livorno, che invece senza dubbio secondo Palazzi sono stati “aggiustati”. Prove inconfutabili sarebbero le intercettazioni che vedono protagonista Arbotti. Per la gara contro il Bologna, invece, la combine è saltata perchè il club si sarebbe rifiutato di accettare le condizioni di Arbotti.  In virtù delle prove raccolte e della collaborazione di Pulvirenti con la Giustizia Sportiva, Palazzi ha chiesto quindi la retrocessione del Catania in Lega Pro con penalizzazione di 5 punti e l’inibizione di Pulvirenti per 5 anni tenendo contro dell’articolo 24 del Codice di giustizia sportiva in merito alla collaborazione degli incolpati, mentre per Cosentino e Di Luzio vengono richiesti 5 anni di inibizione oltre a 3 anni di preclusione.

Una pena che rientra nelle previsioni fatte negli scorsi giorni. La strategia difensiva di Pulvirenti che ha puntato ad una piena collaborazione con la macchina giudiziaria della Procura catanese prima e di quella della Federazione Calcio poi si rivela azzeccata: niente radiazione per lui e niente Serie D per la sua squadra.

Dopo una pausa si è ripreso alle 15 con il dibattimento. Prima dei legali di Pulvirenti e del Catania ha preso la parola Grassani. Giudizio forte e inequivocabile quello dell’avvocato che ha chiesto la riammissione della Virtus Entella, che sarebbe stata “vittima dell’illecito più grande della storia del calcio“. Le combine portate avanti dall’organizzazione capeggiata dai vertici della società rossazzurra secondo il legale avrebbero infatti portato alla retrocessione il club ligure, che altrimenti avrebbe ottenuto la salvezza e la conseguente conferma in cadetteria. Giudizio contestato e discusso da Lattanti e Chiacchio, a difesa rispettivamente di Pulvirenti e del suo club: i due prendono in esame la condotta dell’imprenditore catanese che con la successiva collaborazione in seguito ai fatti di cui si è dichiarato responsabile ha dato una svolta alle indagini e puntano anche sulla mancanza di prove sugli eventuali venditori cui si sarebbe rivolto il Catania per comprare le partite.

Il legale di Cosentino invece si è limitato a riprendere quanto da sempre dichiarato da Pulvirenti nei precedenti interrogatori sul suo assistito, precisando che se di reato si può parlare per l’argentino, questo sarebbe l’omessa denuncia dal momento in cui quest’ultimo ha preso coscienza di ciò che Delli Carri e Pulvirenti tentavano di fare.

Chiuso il dibattimento, la parola passa al Collegio Federale e al suo presidente Sergio Artico. Nino Pulvirenti ha comunque deciso: chiusura totale nei confronti del calcio e intenzione di vendere al più presto le quote di maggioranza del Catania; sarà invece ricorso per il Daspo di 5 anni.

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