CATANIA − Originale intervista a tre con due scrittori che non sono solo scrittori, ma esploratori della nostra società, con ruoli diversi nel quotidiano:

Alessandra Litrico, catanese, dottoressa in Legge. Tesserata al partito dei curiosi, ha appena dato alle stampe “Strade inquiete” (Watson Ed), il suo romanzo d’esordio.

Santino Mirabella, giudice del Tribunale di Catania e presidente dalla Associazione culturale Efesto. Ha pubblicato poesie, racconti, saggi e romanzi.

Scritturiamo è un luogo dove gli amanti della scrittura possano sentirsi a casa propria ed esplorare e assaporare il potere delle parole.

 

  • Che significa essere alla moda?

«Non ne ho la più pallida idea, ribatte Alessandra, e solo pochi mesi fa ho scoperto l’esistenza delle fashion blogger. Non è un mondo che sento vicino, sarò  anacronistica ma invito a non essere alla moda, a scegliere indipendentemente dalla massa e da ciò che decidono gli strateghi del marketing».

«Non so cosa significhi essere alla moda, continua Santino, perchè non lo sono mai stato. Andare contro la moda lo ritengo però un conformismo uguale e contrario. Forse essere di moda significa capire le note del coro e adattare le corde vocali al coro. Per cantare fuori dal coro, occorre però avere una melodia migliore».

  • Perché Catania non sarà mai una metropoli?.

Alessandra: «Perché chi muove i fili su di essa non vuole che lo diventi ma desidera che rimanga gestibile. Per continuare a vivere in questa città, ci vogliono coraggio, pazienza e molto amore. Per concedermi una fuga, io ho deciso di ambientare a Milano il mio romanzo “Strade inquiete”. Che poi ritornare è ancora più bello; puoi anche andar via, ma Catania non lo farà. Rimane».

Santino: «Catania è già in qualche modo metropoli e, confrontata con i piccoli centri,  offre notevoli possibilità. Forse non lo sarà comunque mai realmente, ma questo non è un fatto di per sè negativo. Se il ‘mondo piccolo’ guareschiano permette di delineare sentimenti e rapporti in termini più veri, la spersonalizzazione tipica della metropoli non la avremo mai. Accontentiamoci di questo aspetto positivo: nè troppo grandi per non trovarsi, nè troppo piccoli per non riconoscerci»

  • Come fanno a instaurarsi rapporti solidi se la società di oggi è liquida?

Santino: «La società non è liquida, è gassosa e quel gas si mette come nebbia per la nostra visuale delle cose. Puoi avere rapporti solo se riesci a tenere la mano di chi ti sta più vicino».

Alessandra: «I rapporti sono superficiali, perché le persone coinvolte lo sono. Inevitabilmente penso a Bauman, all’inconsistenza dei rapporti, alla loro precarietà. Trovo l’amore tra due persone una deroga ai legami liquidi. L’amore ha il diritto di pretender tutto ma consente anche di dar tanto e di mettersi in gioco. Per mia natura confido poco nell’amicizia cosi come collettivamente intesa. Per quanto l’amore venga considerato raro, l’amicizia lo è molto di più. Si parla abbondantemente di social network con accezione negativa ma io credo che non sia facebook il problema ma il significato sociale che assume».

  • La vita somiglia più a una partita a poker oppure al gioco degli scacchi o a cos’altro?

Santino: «La vita assomiglia a quella variante del poker che si chiama Teresina. Ognuno conosce le proprie carte e alcune carte degli avversari. Fa i propri conti immaginando cosa possa avere l’interlocutore nelle sue carte coperte e non è detto che riesca a capirlo.  Però l’altro potrebbe bluffare e far credere di più o di meno di quel che ha. Infine, tutti possono sommare le proprie carte con quelle coperte sul tavolo, uguali per tutti e da scoprire a poco a poco. Uguali per tutti, ma per tutti diverse perchè creano combinazioni uniche con le proprie. Uguali, quindi, ma totalmente diverse».

Alessandra: «Trovo che la vita somigli al gioco del poker nel suo aspetto più brutale e adrenalinico: si vince e quindi si incassa trionfando oppure si perde clamorosamente. Bisogna saper passare, attendere il momento opportuno. Trovo che il vero giocatore sia proprio chi sappia dominare la sua voglia di imprudenza. Il rischio prevede clausole aleatorie; non mi piace l’azzardo, preferisco il calcolo».

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(Alessandra Litrico)

 

 

 

 

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