di Marco Spampinato

CATANIA – Giunti quasi alla fine della seconda conferenza stampa indetta stamane dal sindaco di Catania a Palazzo degli elefanti uno degli ampi finestroni della sala che ospitava giornalisti e convenuti agli incontri in agenda, era fragorosamente spalancato dal vento. Il fragore destava sorpresa facendo calare il silenzio e raggelando gli astanti con quell’ampia folata d’aria improvvisa. Le tende, spazzate, per i pochi secondi intercorsi fino alla rinnovata chiusura della porta finestra e dei suoi battenti, avevano svolazzato senza governo all’interno della sala.
La scena, da film, è capace di evocare, per un attimo, “Questi fantasmi”, non fosse altro per il palazzo storico che ci ospita tutti e per quell’immaginario letterario che porta, alcuni di noi, a fantasticare d’interventi dall’aldilà (quando poi, al contrario, non si scopra un’umanissima regia “dietro le quinte”). Pure i più dotati di prontezza, concretezza e fantasia, però, non potevamo ipotizzare, in tutta la sua reale e concreta pericolosità, ciò che stava avvenendo fuori.
Così, subito dopo l’evento riportato, all’incirca verso mezzogiorno, e grazie alla pressione del nostro direttore responsabile, abbiamo avvicinato in solitaria il sindaco Enzo Bianco per chiedergli sue opinioni a proposito dell’allerta meteo che pare stesse coinvolgendo Catania. Le voci, dalla notte precedente, si rincorrevano su vari siti, e attraverso i contributi di più Testate giornalistiche locali e nazionali, un po’ avvalorando l’ipotesi di rischi imminenti anche per il territorio etneo e per la popolazione del capoluogo e, altrettanto massicciamente, sconfessando ogni forma di allarmismo e derubricando quanto stava per accadere a normali precipitazioni di stagione previste per tutto l’arco della giornata del 5 novembre con interessamenti che avrebbero incluso i due giorni successivi.

“Non saprei dirle – ci aveva risposto prontamente il primo cittadino del capoluogo etneo disponibile a offrire la sua opinione per quanto, questa risposta, non riguardasse i due temi che ci avevano indotto a esercitare la nostra attività di cronisti a palazzo –. Sono stato qui con voi fino ad ora impegnato, e non ho avuto opportunità di aggiornarmi nelle ultime due ore. Per quanto sappia, Catania non è interessata da alcuna allerta meteo al momento”. Il sindaco, confortato da veloci occhiate provenenti da alcuni collaboratori nel merito della questione proseguiva garantendo “Andrò adesso a verificare di persona le previsioni meteorologiche e avremo cura di diffondere un comunicato stampa ufficiale quanto prima”. Mentre Bianco si allontanava salutandoci aveva il tempo di sottolineare e distinguere come l’iniziativa del sindaco Drago ad Aci Castello, grazie al quale le scuole erano rimaste chiuse e i bambini delle elementari e medie fossero, per il paventato pericolo, rimasti in casa, come “…in questo caso la prudenza, e l’estrema cautela verso il maltempo che si è abbattuto sulle nostre coste stamane, sono state frutto di una scelta personale del sindaco di quel comune che ha ritenuto necessario spingersi fino a questo punto di attenzione”.

Errore di calcolo, sfortuna, una sorta di nube fantozziana che, al contrario, parrebbe continuare ad abbattersi sul Comune di Catania e sul suo inquilino più di riguardo, sconfessava il cauto ottimismo di Bianco proprio mentre noi ci accingevamo a uscire dal palazzo.
Dopo le 11.30 e fino a oltre mezzogiorno, infatti, una violenta tromba d’aria s’è abbattuta sul centro storico di Catania dopo aver causato ingenti danni, fortunatamente senza vittime a quanto ci risulta avendo verificato dalle agenzie del primo pomeriggio, molti tratti della città di Acireale e del territorio della Riviera dei Limoni.
Anche a Catania, mentre eravamo impegnati a seguire due differenti conferenza, si era abbattuta la furia del vento. Lo scenario che ci ha accolti una volta, di nuovo, all’aria aperta e in via Etnea era inconsueto anche per chi, come noi, è abituato ad acquazzoni devastanti, seppur generalmente brevi, e capaci di ammantare la città dell’allure di una vera e propria “Venezia del Sud”. Di fronte la chiesa dei Crociferi, poco dopo avere superato piazza Università, procedendo verso nord, una volante della polizia era parcheggiata col suo lunotto devastato.

WP_20141105_015“Un normale incidente” ci informava il poliziotto della pattuglia “Il vento che poco fa si è abbattuto tra i quattro canti e piazza Duomo era talmente forte da aver divelto un ombrellone (di un bar Ndr.) dalla sua base in cemento spingendolo fino sul mezzo che ha subito danni alla carrozzeria e la rottura del lunotto posteriore”. Pensavamo ci si potesse fermare lì pur supponendo che così non sarebbe stato. Una visione rapida al motore di ricerca più affidabile e cliccato ci dava l’esatta idea della distruzione che, invece, la tromba d’aria aveva appena praticato tutto intorno a noi; i corpi esterni dei condizionatori della palestra Virgin di recentissima costruzione erano caduti, nella zona di Ognina, sulla strada, innaturalmente strappati dalla loro sede muraria, dove erano fissati, dalla furia del vento. Danni a tetti e cornicioni cominciavano a essere segnalati, giustamente “a pioggia”, anche attraverso varie piattaforme di social network con la mania che contraddistingue il non verificabile tam tam di news (stavolta ricco di commenti video o fotografici che ne attestavano veridicità e autenticità).

WP_20141105_016Ripartiti in auto da piazza Ogninella alla volta del Duomo nel percorso indotto che ci porta fin sotto le Mura di Carlo V proprio di fronte la sopraelevata strada ferrata che corre sopra i cosiddetti “Archi della Marina” altre testimonianze della forza scatenata della natura che si era appena abbattuta in città: tronchi d’alberi spezzati o estratti dal suolo estirpati alla radice, rami dappertutto, assieme a elementi di arredo urbano volati via e poi ombrelloni e sedie delle vicine rivendite di frutta che sotto alcuni archi trovano regolare ubicazione.
In mezzo a questo disastro la nota di rilievo riguarda il pronto intervento di cinque pattuglie del locale corpo di polizia municipale, tante ne abbiamo contate, coi poliziotti municipali che, assieme a volontari della Protezione Civile, nel giro di pochissimi minuti, sono riusciti a riorganizzare la viabilità apportando tre decisivi correttivi, con relative deviazioni rese necessarie dall’evento atmosferico, alla circolazione delle vetture. Questo mentre due mezzi dei vigili del fuoco erano già dovuti intervenire per evitare danni peggiori su un paio di cornicioni lesionati di antichi palazzi sempre del quartiere “Angeli custodi” che avrebbero potuto creare rischi concreti per la sede sottostante e per l’incolumità dei passanti. Un’efficienza rilevante, per una macchina di presidio del territorio molto ben connessa pur in mancanza di una vera e propria allerta meteo capace di annunciare con certezza l’evento straordinario e pericoloso che si è abbattuto su Acireale e Catania coinvolgendo anche le zone, e i centri, di Giarre e Santa Venerina (come d’uopo quando si verificano questi fenomeni).

Di rientro in zona viale Africa rilevavamo, fotografandole, alcune altre palme pericolosamente inclinate.
Dopo la tragedia di due settimane or sono saranno proprio queste piante a continuare a fare le spese di situazioni di allerta e di presumibili rischi per la popolazione. Le motoseghe, quest’oggi, erano di nuovo al lavoro stavolta per liberare la sede stradale dai grossi alberi che l’avevano invasa. Prossimamente per riparare ai danni, presunti, del devastante punteruolo rosso importato in Sicilia poco più di un decennio fa.

Foto servizio di Marco Spampinato

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