Daniele Lo Porto

CATANIA – Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato la foto di auto sommerse dall’acqua piovana nei pressi di piazza Alcalà. Era il 28 settembre del 2015. Ieri, a distanza di un anno, la scena si è  ripetuta, non solo in centro storico, ma anche in periferia. Nei giorni scorsi – come da noi riportato – alcuni consiglieri comunali e di municipalità avevano rilanciato il “rischio allagamenti”. Il rischio  si è trasformato in drammatica realtà, dopo un’ora di pioggia, intensa quanto vogliamo ma non certo tale da giustificare un tale disastro. Abbiamo il sospetto che in un anno nulla sia stato fatto, neanche una ordinaria pulizia dei tombini e delle caditoie. Pulizia che andava programmata per tempo perché la stagione delle piogge è prevedibile e che andrebbe effettuata con regolarità, perché i rifiuti sono ormai una costante del paesaggio urbano e in parte finiscono con intasare le vie di deflusso delle acque piovane. Nulla di imprevedibile o di eccezionale, insomma. Tutt’altro: il fenomeno dell’ “acqua alta” in centro storico è una costante, ormai. Solo l’istinto di conservazione ha salvato i protagonisti del Popup market alla pescheria: avessero avuto un barlume di ottimismo in più sarebbero stati spazzati, probabilmente, via anche loro dallo tsunami cittadino.

Fino ad ora, per altro, è andata bene: solo danni materiali, ma non bisogna sforzare troppo la memoria per ricordare casi di chi è annegato in una strada trasformata da torrente in piena nel centro abitato. Dolori incancellabili, ricordi indelebili. Signor sindaco: invece di progettare muri e fontane, si adoperi per rimuovere rifiuti e detriti ed evitare che Catania diventi una palude stagnante nella quale la sua nave, pronta a ripartire, s’incagli miseramente.


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