di Agnese Maugeri

Il caso è esploso quando è apparso su Rai Uno, nella rete ammiraglia della tv di stato, Salvo Riina, il figlio di Totò, invitato alla trasmissione Porta a Porta e intervistato da Bruno Vespa per parlare del suo libro “Riina, family life”.

Immediate le reazioni sconcertate in tutta Italia, perché una televisione pubblica ha dato parola al figlio di Toto Riina, il capo mafia che ha ordinato l’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, perché mai vittima e aguzzino, nel nostro paese, meritano d’avere la stessa dignità di racconto.

Riina Junior, che ha già scontato una pena di 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, sostiene che della mafia non ha una personale opinione, non sa cosa sia e, seduto nel salotto “bene” d’Italia ha raccontato il suo libro, che racchiude gli anni della sua infanzia vissuta a fianco del padre latitante. Costretti a vivere nascosti, la loro era una famiglia “diversa”, parla di un tacito accordo tra i membri della famiglia, di una vita tranquilla e lo stato di latitanza lo ha definito simile a un gioco.

La risposta a questa impietosa puntata di Porta a Porta è stata data proprio dal profondo sud, dalla Sicilia più precisamente da Catania dove, Angelica e Maria Carmela Sciacca, proprietarie della libreria Vicolo Stretto hanno esposto un cartello fuori dalla porta con scritto: “In questa libreria non si ordina né si vende il libro di Salvatore Riina”.

La motivazione è semplice, l’abbiamo chiesta a loro e hanno risposto: «da siciliane, da lettrici e da libraie noi non potremo mai consigliare questo libro. Bisogna che la gente legga libri che parlano di mafia ma che la trattino in modo giusto, non vogliamo passare messaggi sbagliati nella nostra libreria. Noi siamo della cultura della legalità, proprio per questo promoviamo spesso incontri appositi che trattano questo tema, pochi giorni fa abbiamo avuto il piacere di ospitare Gianluca Maria Calì che ha dovuto lasciare la Sicilia perché sotto minaccia mafiosa. Per tanto qui da noi non troverete mai il libro di Salvo Riina».

La scelta di appendere il cartello fuori dalla porta è stata condivisa e adottata da molte librerie in tutto il paese, «abbiamo semplicemente condiviso l’immagine e chiesto ai nostri amici e colleghi di fare lo stesso – hanno spiegato le libraie – l’iniziativa sta avendo ottimi risultati su tutta la penisola da Palermo a San Daniele del Friuli».

Una scelta coraggiosa che dimostra ancora una volta come la Sicilia sappia dare le giuste risposte a chi continua a strumentalizzare, per solo scopo di lucro, una nostra profonda ferita.

Un rapporto tra padre e figlio è questo ciò che ci si vuole propinare, ma è un’insensatezza già dal semplice fatto che Salvo Riina non è solo il figlio di Toto Riina, ma è il figlio di un capo di cosa nostra che fino a qualche mese fa lanciava dal carcere minacce di morte per il magistrato Nino Di Matteo.

Parlare delle stragi di Capaci e Via D’Amelio con lui è infierire su una dolorosa ferita mafiosa che in Italia non è passato ma presente, eppure Salvo si ricorda di quel 23 maggio, ricorda suo padre davanti la tv e il silenzio in casa, ma afferma che non pensava che Riina avesse a che fare con quanto accaduto.

Un figlio che cerca di redimere la figura di suo padre, un papà che gli è stato bruscamente tolto non condividendo per questo la sua reclusione. Tutto ciò è ingiusto nei confronti dei familiari delle vittime che si sono visti portar via i propri cari, morti per volere di suo padre, Toto Riina.

Mentre la Rai si dissocia dalla messa in onda della puntata, il presidente del Senato Pietro Grasso si dichiara indignato, sono le parole di Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da cosa nostra, insieme a sua moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, che colpiscono e che meritano di essere lette “Considero incredibile la notizia: da 24 anni mi impegno per portare ai ragazzi di tutta Italia i valori di legalità e giustizia per i quali mio fratello ha affrontato l’estremo sacrificio ed è indegna questa presenza in una emittente che dovrebbe fare servizio pubblico”.

Il messaggio scritto invece da Salvatore Borsellino, fratello di Paolo ha ispirato la scelta di Angelica e Maria Carmella e l’affissione del cartello davanti la porta della loro libreria.

Qui di seguito vi riportiamo il video delle libraie con le loro motivazioni e la lettura del messaggio di Salvatore Borsellino.

https://www.facebook.com/libreria.stretto/videos/497799000417689/

A.M.

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