CATANIA – Legambiente Catania ha presentato un documento di osservazioni alla delibera che individua le tipologie edilizie nel centro storico di Catania.

Secondo Legambiente, “la particolare rilevanza e la sostanziale integrità e omogeneità del centro storico della Città di Catania, che ha determinato la sussistenza delle condizioni idonee a destinarne larga parte dello stesso a sito Unesco, impone una specifica protezione, volta a evitare che interventi parcellizzati di sostituzione del patrimonio edilizio tipologicamente caratterizzato possano comportare lo snaturamento del tessuto storico e la perdita dei requisiti di eccellenza, presupposto indispensabile anche per il consolidamento e il rafforzamento dei flussi turistici di interesse culturale.

Appare pertanto necessaria una rigorosa verifica, caso per caso, del patrimonio edilizio in cui consentire interventi di ristrutturazione edilizia e\o urbanistica, soprattutto nelle aree comprese nel vincolo Unesco e nella c.d. area tampone: evitando, nel dubbio, classificazioni che possano consentire interventi edilizi invasivi e sostitutivi.

L’occasione dettata dalla necessità di individuare le tipologie edilizie del Centro storico, in ottemperanza della l.r. 13\2015, avrebbe dovuto sollecitare l’amministrazione comunale a portare a termine l’iter per l’adozione del piano regolatore generale, nell’ambito del quale si sarebbe potuto adottare ogni misura idonea ad una effettiva salvaguardia dei valori urbanistici, culturali e ambientali. In questo contesto, si sarebbe dovuto estendere la zona omogenea A anche al di fuori delle aree oggi vincolate, al fine di salvaguardare un patrimonio edilizio già individuato (negli studi preliminare e nel progetto di piano già presentato dalla precedente amministrazione), scongiurando ulteriori episodi di abbattimento di edifici di valore storico e ambientale, verificatisi durante il corso di questi ultimi anni.

La mancata redazione di uno strumento urbanistico generale va fermamente censurata, poiché non ha giustificazione, anche alla luce dell’imponente mole di lavoro già effettuata dagli uffici sotto la precedente amministrazione, e soprattutto perché rende incerta la stessa possibilità di indirizzare la riqualificazione urbana, all’interno della stessa area omogenea A così come delimitata, non consentendo l’apposizione di ulteriori vincoli urbanistici, necessari per tutela del territorio e per la localizzazione delle infrastrutture necessarie.”

Numerose e articolate le osservazioni di Legambiente, la quale ha sollecitato una maggiore tutela dei giardini e delle aree verdi esistenti.

L’associazione, inoltre, ha contestato la previsione di sottoporre a ristrutturazione urbanistica taluni isolati del centro storico, in assenza dei requisiti legali, essendo tali isolati densamente popolati e sussistendo il rischio dell’espulsione della popolazione residente.

Particolare attenzione è stata dedicata alla questione delle aree ospedaliere. Secondo Legambiente, “la delocalizzazione delle strutture sanitarie rappresenta un’occasione unica per il recupero della qualità urbanistica del centro storico che non può essere sacrificata per rispondere a esigenze speculative o di finanziamento delle aziende ospedaliere”. Per questo motivo “occorre in via preliminare verificare la natura pubblica o privata delle aree su cui ricadono le strutture ospedaliere e la titolarità delle stesse ove venga perduta la destinazione sanitaria”. L’associazione ambientalista rileva che “la rifunzionalizzazione degli ospedali è strettamente collegata alle esigenze di recupero dei quartieri limitrofi e pertanto deve essere effettuata nell’ambito di una pianificazione complessiva”: per cui da un lato “non appare congruo, dal punto di vista urbanistico e funzionale, la separazione tra i piani di rifunzionalizzazione degli ospedali Santa Marta e Santo Bambino e il piano di recupero Antico Corso, in quanto le aree ospedaliere sono conglobate nel tessuto delle aree del piano di recupero e costituiscono un unicum urbanistico”; dall’altro lato, “occorre integrare la pianificazione volta alla rifunzionalizzazione dell’Ospedale Vittorio Emanuele con quella volta al recupero del limitrofo quartiere dei Lumacari, prevendo un unico strumento pianificatorio (quale un piano di recupero) che consenta di tenere conto delle esigenze generali della collettività”. Riguardo all’ospedale Vittorio Emanuele, in particolare, “va prevista la destinazione a verde di tutta l’area compresa tra il monastero dei Benedettini e l’edificio dell’ospedale storico, eliminando l’edilizia moderna non qualificata ivi sussistente, sino a conglobare l’attuale giardino prospicente il retro della struttura storica ospedaliera”.

Altre osservazioni hanno riguardato la previsione che il piano di recupero del quartiere Antico Corso possa essere redatta per stralci su iniziativa anche dei privati e senza che l’amministrazione abbia effettuato una preliminare individuazione delle tipologie edilizie: previsioni certamente in contrasto con la legge e che comportano il serio rischio della perdita di valori culturali in un’area compresa nel sito Unesco o ad esso limitrofa.

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