“A Catania non funziona mai niente!”, quante volte avete sentito dire questa frase? Tante, forse troppe. Ma tra strade allagate, locali universitari adibiti a “piscina” e voragini che rendono un normale tragitto in auto una vera e propria corsa del campionato mondiale di rally, negli ultimi anni è stato possibile scorgere una fioca luce provenire da iniziative più o meno “fresche”, con a capo il famoso lungomare liberato.

Ma non è tutto oro quel che luccica, è bene dirlo. Per questa volta, promesso, sorvoleremo sulle domeniche in bici del sindaco Enzo Bianco, e sugli scontri con i paninari della zona, per dedicarci ad altro. E no, non parleremo dell’Etna, della siccità o del traffico in circonvallazione, anche se, attualizzando e contestualizzando la famosa citazione di un film, rappresentano “le piaghe di Catania”. Oggi discuteremo della linea veloce del “Brt”: soluzione ideale per i viaggiatori che vogliono raggiungere facilmente il centro urbano.

Già, perché se a Catania funziona qualcosa, è bene rovinarla prima che il cittadino si senta in dovere di pensare che le cose stiano migliorando. Ideata nel 2010 e realizzata nel 2013, la linea rapida degli autobus dell’Amt consente ad automobilisti e non di spostarsi dai paesi etnei al centro in appena sette minuti. O almeno, sulla carta: ma la puntualità, si sa, non è il nostro forte. Passiamo oltre.

Il servizio, che tocca diversi punti della città partendo dai Due Obelischi, offre inoltre la possibilità di usufruire del car pooling: vantaggioso sia dal punto di vista logistico che economico. E fin qui solo applausi, perché il Brt funziona bene: sempre più persone si spostano attraverso i mezzi veloci dell’Amt, trovando in essi un’ottima alternativa al traffico cittadino. E, allora, dove sta il problema?

No, non sono le guardie giurate piazzate a difesa dei controllori a creare scompiglio: scostando il velo fantastico che avvolge l’iniziativa, è facile notarne i tanti difetti che, nelle ultime settimane, assumono i caratteri di un ingranaggio che si sta per bloccare. Basta, infatti, recarsi al parcheggio scambiatore di Barriera del Bosco per incappare nel primo ostacolo: i biglietti. Sì, perché è possibile comprare il tagliando di viaggio attraverso due macchinette elettroniche che, una volta selezionato il servizio – car pooling o no – eroga il tutto. O erogava: da mesi, infatti,dei due distributori originali solo uno è “parzialmente” funzionante. L’altro no, è in vacanza: guasto, schermo nero, in attesa di una riparazione. “Siamo in attesa: evidentemente il pezzo che serve deve arrivare da Marte!”, spiega un dipendente presente. E se hanno scoperto l’acqua, forse ci sono buone speranze per la prossima settimana.

Il problema, come è evidente, crea numerosi disagi a chi, in mattinata, deve raggiungere il posto di lavoro in orario e che, quindi, si trova ad affrontare diversi minuti di fila. Interminabile. Con la conseguente perdita degli autobus per il centro: “Forse era meglio scendere in macchina”, esclama infelicemente qualcuno. Inoltre, l’unico distributore sopravvissuto all’epidemia di guasti che colpisce frequentemente le macchinette elettroniche di tutta la città non funziona correttamente, non restituendo resto e, a volte, non erogando alcun biglietto.

Ma non finisce mica qui: all’interno dello spazio riservato al passaggio degli autobus, sempre nel parcheggio scambiatore, è ben visibile una buca causata dalla mancanza di un tombino che mette a rischio non solo i mezzi, che al transito potrebbero danneggiarsi o addirittura bloccarsi, ma anche e soprattutto l’incolumità dei passeggeri. Segnalata, ci dicono, ma non ancora riparata. Ma “The show must go on”, no?

Inoltre, a completare un quadro dissacrante, il malfunzionamento delle sbarre d’ingresso e d’uscita: spesso bloccate e, come è possibile notare nella foto, “alzate”, consentendo così l’ingresso a chiunque. Ed è bene ammettere che l’Amt non si ritiene responsabile di possibili danni avvenuti all’interno del parcheggio. Ed è giusto, forse. Ma non si parlerà, in questo luogo, dei mezzi fatiscenti e delle “corsie riservate” all’autobus veloce, con cordoli ormai quasi totalmente divelti. Tutto ciò basta già a dipingere un quadro triste: quello di un’iniziativa che fino a qualche tempo fa poteva rappresentare “il fiore all’occhiello” di una città e di un Comune che sembra sempre più impegnarsi a rovinare quanto di buono fatto, facendo pensare che, forse, ci meritiamo questo. E ben altro.

Antonio Torrisi

Scrivi