Daniele Lo Porto

CATANIA – Appena quattro giorni fa, nel corso della presentazione del cartellone della Sala Musco, aveva risposto, così, ad una domanda che per altro doveva essere rivolta a Giuseppe Dipasquale. “Perché dovrei andare via? Nessuna mi caccia. Ma ho il senso dell’estetica,  del buon gusto e non sono Napolitano”. Queste le parole di Nino Milazzo giovedì scorso, ma poco più di ventiquattro ore dopo presentava le dimissioni dalla carica di presidente del Teatro Stabile al Consiglio di amministrazione. In quella stessa sede è stato prorogato l’incarico di direttore artistico a Giuseppe Dipasquale , contratto in scadenza a novembre e prorogato fino a tutta la prossima ma stagione invernale, smentendo così un imminente passaggio di consegne con Vincenzo Pirrotta.

Se ne va in punta di piedi, come nel suo stile Nino Milazzo, senza alimentare polemiche pur sottolineando alcuni passaggi che non ha gradito, una sorta di guerriglia sotterranea che non ha certo giovato alle precarie condizioni di natura amministrativa dell’istituzione culturale catanese che risente pesantemente dei tagli decisi dal governo regionale, da questo e da quello precedente guidato da Raffaele Lombardo.

Il sindaco Enzo Bianco non ha gradito le dimissioni di Nino Milazzo, ma ha già individuato il suo successore. A breve l’ufficializzazione.

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