Daniele lo Porto

CATANIA – “Luogo sacro” lo definisce. E tale dovrebbe essere per tutti i catanesi che vadano oltre la cultura del selfie o del post usa e getta. Si, e mi, riferisce “ai Benedettini”, quello splendido monumento alla storia millenaria di Catania, con tutti i suoi vizi e le sue virtù, tantissimi i primi, infiniti le seconde. Il monastero dei Benedettini è sintesi e luogo di storia millenaria: forse non molti sanno che qui fu rinvenuta la prima, e rarissima, tomba preistorica, proprio a pochi metri dal portone d’ingresso da piazza Dante. E l’edifico, con la sua struttura possente ed elegante, raffigura qual era il potere e la ricchezza dei monaci in città, tra la fine del ‘500 e la prima metà dell’ottocento. Ma il “luogo sacro” è offeso, umiliato, da una porta chiusa e da una serie di contenitori per i rifiuti, che finiscono in gran quantità anche a terra. Il professore Enrico Iachello, un illuminista che ama e rispetta il sacro, culturalmente parlando, lancia una campagna sui social: quella “munnizza” davanti ad un accesso secondario della facoltà di Lettere è oltraggio. Posta fotografie ogni giorno, sollecita l’Amministrazione comunale a rimuovere i contenitori, invita i cittadini a rispettare se stessi, prima ancora che pietra e storia, cultura e civiltà. La prima, parziale, vittoria sa di beffa: il Comune sposta i cassonetti e i rifiuti finiscono, così, direttamene sulla strada, davanti alla porta che l’attuale preside di Lettere decide di aprire per solidarietà. Iachello da buon illuminista pratico e speculativo rinuncia al doppio petto virtuale da docente universitario, è stato anche preside della facoltà, si arma di ramazza e guanti e rimuove sacchetti e rifiuti vari. Una crociata contro il degrado, la trascuratezza, la mancanza di memoria, di un don Chisciotte cittadino che, però, fa proseliti, predicatore del decoro e messia del riscatto di una città che basa il suo rilancio sulle feste di piazza e le false mostre. Non più da  solo fa il Caronte della munnizza ma arruola un crescente equipaggio di mozzi, gente semplice e di buona volontà che inizialmente lo guardava con sospetto, poi con curiosità e, adesso, è sua alleata.

Il professor Enrico Iachello sta vincendo la sua battaglia combattuta sui social e anche una Giunta spesso cieca e sorda ha dovuto adeguarsi, forse non capendo ancora in pieno questa piccola rivoluzione catanese.


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