Daniele Lo Porto

CATANIA – Da oggi si chiude definitivamente una pagina importante della storia della cultura catanese. La Sala Musco di via Umberto, infatti, è tornata nella completa disponibilità dei proprietari dopo lo sfratto per morosità eseguito nei mesi scorsi. Gli operai hanno portato via le ultime suppellettili, attrezzature, cartelloni e documenti che racchiudono 58 anni di storia del Teatro Stabile che proprio qui cominciò ad operare, prima di avere anche la disponibilità della Sala Verga, più grande, di via Giuseppe Fava. Si è concluso il via vai di mezzi che ha portato via tutto quello che c’era da conservare in questa fase nel deposito nel quartiere di Zia Lisa, un altro immobile che potrebbe essere presto dismesso per ridurre i costi.

Il buco in bilancio di 14 milioni di euro, infatti, ha costretto negli ultimi anni i vari presidenti e amministratori dello Stabile a un drastico contenimento delle spese dopo la “grandeur” di alcune annate con tanto di uffici amministrativi ospitati nel palazzo settecentesco del principe Biscari. Adesso, gli uffici sono ospitati nei più anonimi locali delle Ciminiere da uno degli Enti soci, la Città metropolitana di Catania, ex Provincia regionale. Sui legni del Musco si sono formati mostri sacri del teatro nazionale da Turi Ferro a Rosina Anselmi, è artisti ancora in attività come Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Miko Magistro, questi ultimi due, come Leo Gullotta fortemente legati all’istituzione culturale catanese, e Mariella Lo Giudice, scomparsa prematuramente.

“E’ un dolore sapere che la sala Musco ha chiuso i battenti e probabilmente non sarà più un teatro. Adesso si stanno pagando gli errori di tanti, gestioni sbagliate, le interferenze della politica – ci dichiara al telefono Leo Gullotta, da Roma dove è stato presentato il libro “Mr. Gullotta, Leo” di Elvia Gregorace -. Per me lo Stabile è come una casa, nella quale sono cresciuto e torno sempre con piacere, un atto d’amore per la mia città che ripeto sempre con la stessa emozione. Auspico un rinascimento culturale e una nuova vita per lo Stabile che è parte integrante di Catania e dei catanesi”.

Passerà alla storia, come l’ultimo testo rappresentato nella nell’aprile scorso Sala Musco “Sabbie mobili”, ispirato dalla vita di Daniela Rocca, scritto da Domenico Trischitta e interpretato da una splendida Guia Jelo. Le repliche furono sospese per uno sciopero dei dipendenti, poi il provvedimento di sfratto.

Nella foto lo scrittore Domenico Trischitta e l’attrice Guia Jelo, autore e protagonista dell’ultimo spettacolo rappresentato alla Sala Musco.

 


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