Catania. Più che nella sala Coppola del Palazzo degli Elefanti, oggi sembrava proprio di essere in tribunale. Perchè non si è fatto mancare nulla il consigliere Riccardo Pellegrino, finito al centro dell’approfondimento della commissione antimafia insieme ad altri sette colleghi. La difesa del giovane consigliere non è certo passata in sordina, e sicuramente non aveva nessuna intenzione di farlo. Una folta schiera di fragorosi parenti e amici, ha colorato la sala, interrompendo più volte la conferenza con scroscianti applausi e tifo da stadio. Sul “banco degli imputati”, Riccardo Pellegrino, incorniciato placidamente dal quadretto dei suoi avvocati. Primo tra tutti, il cereberrimo Carlo Taormina, che messi in standby i grandi casi di cronaca, ha prontamento accolto la causa del trentenne di Catania. E tra un’arringa e un tacco rosa confetto, l ‘incontro si è rivelato una fucina di enfasi e teorie del riscatto. Inaugura quella che sembra una convetion di buoni valori, lo stesso Riccardo Pellegrino, al centro della bufera per la parentela col fratello Gaetano, conosciuto con il nome di Funciutu e considerato dalla procura di Catania tra i più fidati uomini del boss Nuccio Mazzei della cosca dei Carcagnusi. Visibilmente commosso, occhi lucidi e voce tremante parla subito del suo amore per la politica.  «Io per la politica ho una vocazione, nei miei confronti non è stato fatto nessun compromesso», esordisce il consigliere. Il suo è un intervento breve che attira a se infiniti applausi, sopratutto quando il riferimento passa al quartiere popolare d’appartenenza San Cristoforo «Un posto di cui sono orgoglioso, nonostante i problemi come lo spaccio di droga, ma da colpire c’è anche chi la compra». Il giovane Pellegrino, si definisce vicino ai valori della chiesa e annuncia di «voler perdonare chi mi ha ucciso». Riferimento diretto a Nello Musumeci, che delle commissione antimafia regionale è presidente. Comincia lo Show. L’esimio avvocato Taormina, tesse le lodi del ragazzo, difendendolo a spada tratta e puntando il dito contro politici invidiosi e sciacalli e giornalisti venduti e servi del partito. In aula si scatena il giubilo e l’acclamazione sale alle stelle. Il martire è servito, il siparietto pure. Per chiarire i tecnicismi la parola passa all’avvocato etneo Giuseppe Rapisarda. «Gaetano Pellegrino dopo il suo arrestato è stato scarcerato perché prima la Cassazione e poi il tribunale del Riesame ha constatato un’assoluta mancanza d’indizi a suo carico». Tra quelle presentate dall’accusa, dopo il blitz Ippocampo del 2014, c’era anche un’intercettazione nella quale l’uomo si diceva pronto ad uccidere la moglie del boss Mazzei alla sola richiesta di quest’ultimo: «Se domani mi dice: “Devi ammazzare mia moglie”, Enza io ti ammazzo», spiegava alla consorte del Carcagnuso. Il fratello del consigliere, finito al centro del caso, al momento resta imputato nel processo di primo grado con l’accusa di associazione mafiosa. Che non si debba creare un colpevole per parentela diretta è certamente vero. Il Consigliere appare pulito e integerrimo e promette che chi deve pagare l’onta subita pagherà. Ma di martiri signori…ce ne stanno già abbastanza…

Nicoletta Castiglione

 

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi