di Graziella Nicolosi

CATANIA –  Tecnicamente si chiamano dehors. In pratica sono le strutture mobili che arredano lo spazio esterno delle attività commerciali: bar, ristoranti, trattorie e, più in generale, locali in cui si pratica la somministrazione di cibo e bevande. Se ne discuterà martedì in Consiglio comunale a Catania, dove il relativo regolamento attraversa una fase di stallo e i commercianti reclamano al più presto una soluzione.

Sull’argomento abbiamo sentito Maurizio Mirenda, consigliere comunale di Catania e componente della Commissione Commercio, che ha denunciato “il clima di grande difficoltà in cui la commissione svolge il proprio operato”.

– Può spiegarci meglio in cosa consistono questi impedimenti?

“Sì. Il lavoro della Commissione è ostacolato sistematicamente dai pareri che arrivano dalla Sovraintendenza e dalle varie direzioni di competenza, che mettono “paletti” di ogni tipo. Il presidente della Commissione non ha ancora convocato il dirigente della Sovraintendenza e la direzione alla Viabilità: gli stessi organi che hanno posto dei vincoli al regolamento di cui si parla, come l’occupazione del sedime stradale (per le attività che non dispongono di ampi marciapiedi, circa il 60% degli esercenti). Questo comporta uno spreco di tempo e denaro, e chi ne piange le conseguenze sono i commercianti. Inoltre, nonostante le continue convocazioni, l’avvocato Petino della direzione Affari legali non si è mai presentato per dare un parere sulle questioni legate ai dehors”.

– Come risponde a chi denuncia che con il proliferare dei dehors si riduce inevitabilmente lo spazio per i pedoni?

“Rispondo dicendo che il regolamento prevede il giusto equilibrio fra le strutture commerciali e lo spazio destinato ai pedoni e ai non deambulanti. Basta rispettare le regole”.

– Avete esaminato i regolamenti di altre città? Quali si potrebbero prendere a modello?

“In commissione ho indicato diversi precedenti. Fra questi, possiamo segnalare città come Genova e Venezia”.

– I dehors darebbero così tanto respiro alle attività commerciali?

“Sicuramente. La crisi è forte e la gente si aspetta risposte dalla politica. L’occupazione del suolo pubblico da parte dei bar e ristoranti può diventare una risorsa per l’economia cittadina, creando le condizioni per gli esercenti di incrementare e valorizzare la propria  attività, con la conseguente possibilità di avere nuovi posti di lavoro. Una situazione compresa da tutti, meno che da chi amministra questa città”.

– Per questo lei auspica anche una semplificazione delle procedure burocratiche…

“La parte burocratica spaventa chiunque voglia presentare progetti di riqualificazione. Ma prima di tutto occorre approvare il regolamento. La conseguenza inevitabile di questa situazione di stallo è che il ruolo della commissione al ramo è stato sminuito. Ci troviamo di fronte all’ennesima conferma che probabilmente per questa amministrazione l’imprenditore è un peso e non una risorsa da tutelare”.

–  Si riferisce al lungomare di Catania?

“Anche. E su questo ho avanzato una proposta: chiudere al traffico solo il tratto compreso tra piazza Mancini Battaglia e l’istituto Nautico. In tal modo si potrebbero conciliare le esigenze dei ciclisti e delle famiglie che vogliono passeggiare senza danneggiare economicamente le attività commerciali del quartiere. Il viale Artale Alagona è ormai diventato un’arteria importantissima per la viabilità. L’amministrazione dovrebbe prendere atto che la chiusura del lungomare – così com’è stata realizzata – è un fallimento, e che le attività commerciali hanno avuto un calo di affari notevole. Bisogna realizzare un’alternativa valida”.

 

A proposito dell'autore

È nata e cresciuta a Catania, ma il suo posto delle fragole è Roma. Ama: i quadri, i tulipani e i dolci, specie al pistacchio. Odia: i film dell’orrore, la gente maleducata e le istruzioni dei gadget tecnologici (qualcuno la aiuti a decifrarli, please!). Pensa sempre più del dovuto e riempie la gente di domande. Si annoia facilmente, tranne quando legge. Per questo, vorrebbe un mondo con più edicole e più librerie.

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