CATANIA – Nei giorni scorsi  è stato dato l’estremo saluto a Nunzio Schilirò; il rito funebre, celebrato nella basilica Cattedrale di Catania, è stato presieduto dall’arcivescovo monsignor Salvatore Gristina alla presenza di tanti cittadini e di ampia rappresentanza del clero.

Il prelato, nella sua omelia ha illustrato il valore dell’uomo, tenace e sorridente sino alla fine, nonostante le sofferenze inflittegli dal male; un valore espresso nello svolgimento della missione sacerdotale, vissuta principalmente e altamente da musicista, studioso e creativo. Si era diplomato in “Canto corale” e “direzione di coro”, conseguendo anche il Magistero in Canto Gregoriano sotto la guida di Domenico Bartolucci, Armando Renzi, Raffaele Baratta, Eugenio Cardined Igino Anglès.

Per un breve periodo visse l’esperienza di “maestro sostituto” al Teatro Massimo Bellini ma, poiché non intendeva trattenere per sé quanto imparato, preferì proseguire il cammino come insegnante all’interno diimportanti istituzioni (soprattutto, nel Conservatorio “Arcangelo Corelli” di Messina) ed anche nella pratica quotidiana, guidando singoli musicisti ed ensemble, dalla Corale “Giuseppe Tovini” alla Cappella Musicale del Duomo di Catania. È ovvio che, soprattutto con la prima, proponesse un repertorio vario che dal canto gregoriano e dalle principali forme di polifonia sacra si spingesse sino ai canti di montagna e ai cori popolari italiani e stranieri. Con essa ha partecipato a manifestazioni,rassegne,trasmissioni radiofonichee alla Messa celebrata da Giovanni Paolo II a Catania.

Fondò anche e diresse l’Istituto diocesano di musica sacra intestato al compositore catanese Pietro Platania e (dal 1990) è stato Maestro di Cappella del Duomo, con nomina dell’allora arcivescovo Luigi Bommarito, dirigendone il coro sino alla fine. La sua era diventata una presenza costante anche in occasione della “Sera del tre” a piazza Duomo per la festa di Sant’Agata. Infatti, anche se nato a Bronte nel marzo del 1937, era indubbiamente catanese d’adozione; giunto in Città cinquant’anni addietro, dopo gli studi romani, era stato assegnato alla parrocchia di Sant’Agata al Borgo come vice di mons. Francesco Chiusa e, poi, era diventato rettore della chiesa dirimpettaia del SS. Sacramento al Borgo, dove è stata allestita la camera ardente e dove, per tutta la mattinata le sue spoglie sono rimaste esposte ai piedi dell’altare, offerte ad un incessante pellegrinaggio da parte di tanti catanesi che hanno voluto esternare i propri sentimenti, chi l’affetto personale, chi la deferenza verso la figura pubblica di altissimo rilievo, chi entrambe le cose.

L’intera città ha perso uno dei suoi uomini più illustri che nascondeva (come solo i grandi sanno fare) dietro un contegno semplice, apparentemente “modesto”, le immense doti per le quali è già iscritto di diritto nella storia culturale della Sicilia, come è stato esplicitamente detto nei due interventi commemorativi, al termine del rito funebre. Per primo – in nome dell’intera comunità accademica – ha parlatoMario Musumeci, docente di “Teoria dell’armonia e analisi musicale”presso il Conservatorio “A. Corelli” di Messina, sul cui sito (http://www.consme.it/) è stato pubblicato un circostanziato ricordo; poi, ha preso la parola, per un omaggio dai forti connotati anche personali (definendosi figlio spirituale del Maestro Schilirò), Paolo Cipolla, figura di spicco nel panorama musicale siciliano.

Quello che, in genere, si definisce “curriculum”, è facilmente reperibile “in rete” e ne traccia adeguatamente i connotati; ciò chel’arida elencazione dei titoli, invece, non può restituire è l’intensa commozione con la quale i tanti presenti hanno accompagnato il rito e dato l’estremo saluto sino alla cancellata della Cattedrale, dove il parroco della basilica, Barbaro Scionti, ha letto ampi stralci delle Scritture sapienziali, prima che il carro funebre si allontanasse.

Un’impressione “stonata” è che la “città della politica” abbia sottovalutato l’evento e questo, purtroppo, non fa notizia; si è, invece, notata la presenza del sottosegretario Castiglione, conterraneo di mons. Schilirò.

Salvo Nicotra

 

 

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