Nasce per offrire una visone poco nota della nostra città e del suo passato. “Imago urbis” – questo il titolo della mostra che sarà inaugurata il 30 luglio alle 10.15 nel Museo Civico del Castello Ursino – raccoglie dipinti, carte e i preziosi disegni degli architetti che progettarono la Catania barocca post terremoto diventata patrimonio dell’umanità, trovati tra i documenti custoditi nei depositi del Castello Ursino.

Disegni di lapidum incisores che divennero architetti, come Girolamo Palazzotto e Francesco Battaglia, e personalità “colte” come l’abate Vaccarini, al quale si deve la sistemazione di piazza Duomo, e Stefano Ittar, al quale dobbiamo la basilica Collegiata e la porta Ferdinandea, oggi Garibaldi, ma più conosciuta dai catanesi come Fortino.

La mostra, che sarà inaugurata dall’assessore alla Cultura e al Turismo Orazio Licandro, si apre con la celebre veduta di Catania sormontata dall’Etna e chiusa tra le mura cinquecentesche poi distrutte dal terremoto del 1693 e dalla riproduzione dell’affresco della sagrestia della Cattedrale, che ricorda l’eruzione del 1669, eseguita nel 1952 dal pittore Carmelo Comes.

“Si tratta di una mostra che ogni catanese dovrebbe vedere, anche soltanto per ammirare quel capolavoro che è la pianta di Catania alla quale Sebastiano Ittar lavorò per qasi trent’anni, dal 1806 al 1833”.

Oltre trenta le rare immagini esposte, alcune di grandi dimensioni, altre piccole ma ugualmente notevoli, come i disegni di Sebastiano Ittar, figlio di Stefano e nipote di Battaglia,  i dipinti di Luigi Mayer e le tante incisioni che si rifanno alla tradizione del Grand Tour d’Italie raccolte dal Principe di Biscari.

Mariagrazia Miceli

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