CATANIA − Dalla sezione Anatomies di Artur Barrio, col “Livro de carne” del 1976, opera tipica della sua produzione grafico-scrittoria e fotografica, inizia il percorso dedicato al Libro d’Artista, in mostra a Palazzo Manganelli. Il percorso espositivo si inoltra con le opere di Matthew Barney, Artur Barrio, Berlinde De Bruyckere, Thierry de Cordier, Hilde Escher-Margani, Anna Guillot, Damien Hirst, Urs Lüthi, Alexandra Mir, Zygmunt Piotrowski, Annakarin Quinto, Dorothée Wycart, opere-corpo da considerare in primis come qualcosa di relativo alla «sfera del tò òn, ossia di ciò che è». Un libro come lavoro d’arte. Supporto di immagini, veicolo di segni, a volte segno in sé, terreno di scrittura formale, narrativa o poetica. Gli artisti lo hanno sempre praticato, senza peraltro porsi il problema della definizione della loro opera e del suo inserimento in questa o quella categoria estetica. La critica, alle prese con un medium relativamente nuovo, ha generato la questione della sua delimitazione suddividendo il libro in tipologie funzionali alle diverse modalità esecutive. Artistico momento inconscio (o naturale) e momento consapevole del fare originario che ogni artista serba in sé. In questo caso sembrano riuscire a cooperare senza contraddizione due vie: l’artificio e la progettualità. Un artificio rinviante sì a determinate condizioni di possibilità, inscritte per ognuno nella propria soggettiva, e nello stesso tempo del tutto misterioso per quanto concerne la direzione assunta dalla stessa e consapevole progettualità. “Agire” resta la parole chiave, anche in relazione al fare editoria. Agire sì, ma in quanto si dia qualcosa che entri in relazione a partire dalla propria autonoma sussistenza e che entri in relazione tra l’uno e il l’intero. È ciò che abbiamo visto nelle sale espositive di Palazzo Manganelli, dove il relazionantesi con l’ambiente è infatti immediatamente “agente” e diventa “opera omnia”. Tutto è in relazione con tutto; perciò ogni cosa “agisce”; anche quando sembra ferma su se stessa, poiché determina il suo status quo nell’atto in cui si fa determinare. Fogli, carte, copertine, foto-grafie, riflessi, installazioni: riferirsi alla valenza originante della relazione, significa riferirsi all’originarietà dell’agire umano e l’universalità del concetto si fa azione. Nel Libro d’Artista tutte le cose agiscono, le une sulle altre: parola, segno, colore, linea, nota, sentimento, emozione: tutto è nel tutto, rapisce e instaura un’azione che ha come peculiarità una rarefazione, qualcosa di magico che dilatandosi si fa percezione. Già alla fine del XIX secolo si andava facendo strada la coscienza di un libro che non fosse più solo ed esclusivamente libro illustrato, bensì una nuova realtà in cui la composizione tipografica divenisse inscindibile dal contenuto. Antesignano fu nel 1897 Stephane Mallarmé che pubblicò, in via sperimentale, Un coup de dés jamais n’abolira le hasard, la cui edizione definitiva si ebbe nel 1914 nelle “Editions de la Nouvelle Revue Francaise”. L’evento a Palazzo Manganelli espone KoobookArchive/Lab_KA, archivio-laboratorio attivo dal 2007 a Catania, finalizzato alla ricerca. In occasione della mostra saranno esposte alcune sezioni dell’archivio. L’opening include la presentazione di una pubblicazione con testi di Anna Guillot e Antonio CurcettiIn collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania.

 
Pina Mazzaglia

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