… la città fa acqua da tutte le parti. Non è la solita retorica, la spicciola demagogia di cui ormai tutti possiamo disporre. Catania è davvero alla stregua di un colabrodo. Un colabrodo pericoloso per i suoi cittadini, che si fregia di comunicati e allerte meteo, che a poco valgono se poi la situazione è questa. Mi è bastato salir in macchina stamattina e imboccare la circonvallazione all’altezza di viale Ulisse per immortalare questo scempio. Voragini traboccanti di detriti, terriccio e pietre. L’asfalto di una delle strade più centrali e trafficate della città, ridotto ad un manto informe e malamente percorribile. E’ vero. Noi siamo la terra del sole, poco avvezzi a questo cielo londinese. La pioggia non è di nostro gradimento e difficilmente ci barcameniamo in mezzo alla tempesta. Forse per estrazione territoriale, per un ancestrale modo di essere che è proprio del siculo popolo. Ma, qui si esagera. Non è concepibile constatare come questa città non impari mai. La sua amministrazione non impara mai. Non si fa altro che parlare della conduzione preventiva di un piano di recupero e tutela di strade e catadoie catanesi per salvaguardare la sicurezza e la viabilità. Ma se i proclami cambiano, il risultato è sempre lo stesso. Terribile e disarmante. Ed è inutile fare i grandi passi, se nel piccolo Catania è ancora questa. Una città che si fa piegare ad ogni ondata di maltempo. Una città che deve ringraziare il cielo se ancora non c’è scappato il morto. Una città che vanta le più suggestive cascate naturali del sud Italia… quelle del tondo Gioieni. In Giappone non basta un terremoto dell’ottavo grado a metter in ginocchio una città. Qui da noi, lo scossone della pioggia è più che sufficiente. I gorghi delle vie centrali sono impressionanti e paradossali. La circonvallazione è una triste scacchiera di buche e sassi. Le fogne traboccano copiose. E l’inverno, quello vero, deve ancora arrivare…
Nicoletta Castiglione

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