Carmelinda Comandatore

 

CATANIA – ‘I panni sporchi si lavano in casa’, recitava un famoso proverbio popolare. Nel caso delle famiglie sgomberate lo scorso 16 febbraio dal palazzo di via Furnari 31, questo non avviene più né dentro né fuori casa, viste le precarie condizioni igieniche in cui versano da due settimane. Difficoltà a curare adeguatamente l’igiene personale e soprattutto impossibilità di poter usufruire di un servizio lavanderia, che permetta agli ex residenti di via Furnari di poter lavare i propri indumenti. Sono queste le mancanze da parte dell’amministrazione comunale, che denunciano gli sgomberati e che non sono più sopportabili.

“Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati con i nostri figli – ci spiega il signor Di Stefano – a non avere più una casa, a dover consumare i pasti su un letto e a non poter lavare le nostre cose. Da 15 giorni i bambini mangiano sempre le stesse cose e noi non possiamo permetterci di comprare altro per variare la loro dieta. Ci sentiamo abbandonati, sia dal comune che dai servizi sociali”.

Come se non bastasse, le famiglie che al momento alloggiano in un B&B nei pressi di piazza Università, tra cui anche la famiglia Di Stefano, stamattina hanno ricevuto, dalla direzione dell’hotel, l’amara notizia che nel giro di qualche giorno dovranno lasciare l’attuale sistemazione, con tutti i disagi che conseguono per grandi e piccoli ad un ennesimo sballottamento, alla volta di un B&B sito in via Etnea, che sarebbe notoriamente frequentato da prostitute.

La notizia ha scatenato l’ira degli sgomberati, che hanno minacciato, qualora si verificasse questo trasferimento, di tornare ad occupare quella che fino a pochi giorni fa era casa loro.

Dobbiamo tutelare la serenità e la salute dei nostri figli. Non possiamo portarli – conclude Di Stefano – in un posto dove le prostitute sono di casa. Il comune e i servizi sociali ci devono aiutare ”.

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