Riceviamo e pubblichiamo.

CATANIA − Dopo gli ultimi fatti di cronaca e i successivi articoli di alcuni media locali, Orazio Tosto, proprietario del Cantiniere prende la parola in una lettera aperta rivolta alla cittadinanza e alle istituzioni: “Perché questo accanimento nei miei confronti?”
“Che un imprenditore – spiega − possa andare incontro a dei rischi, è messo nel conto. È previsto nel suo stesso ruolo. Ne è consapevole. Ma la figura dell’imprenditore deve servire a sviluppare un processo economico che dia frutti non solo a lui (o ai soci che ne suddividono i profitti). Il beneficio, nel caso di alcuni esercizi, è anche degli avventori che in quel luogo, trovano divertimento, appagando così la richiesta di piacere, svago e condivisione.
È con questi ideali che ho aperto Il Cantiniere – prosegue Tosto −. Un luogo in cui si creassero piacevoli momenti da vivere insieme con gli amici. Ma da quando ho aperto (settembre 2010) ad oggi, ho capito che la società, lo Stato, le istituzioni e anche, per certi versi, la stampa, non la pensano esattamente nello stesso modo.
Perché le condizioni vengono cambiate di continuo e le Forze dell’Ordine ti multano perché non sei in regola, il Comune che sei mesi prima ti aveva riconosciuto alcune concessioni, non te le rinnova più e scattano le sanzioni.
Che le istituzioni e gli organi di controllo facciano il loro dovere è giusto, ma per quale ragione da un po’ di tempo a questa parte, lo sguardo è puntato solo sulla mia attività? Perché con tutto questo accanimento? Tutti possiamo sbagliare e infatti le multe che mi sono state rilevate in questi anni, le ho sempre pagate, ma perché l’atteggiamento con cui vengono effettuate le ispezioni è sempre così ostile?
Forse la mia attività dà fastidio a qualcuno… le persone del quartiere sentono minata la loro tranquillità perché il locale, vuoi o non vuoi, richiama il traffico delle auto, il vociare delle persone? … crea invidia ai miei “colleghi” perché io ho un discreto movimento di avventori e loro no?!
Perché alcuni media locali, nel denunciare i fatti di cronaca, non si attengono alla verità, esagerando e rendono reale ciò che reale non è? Non riflettendo che così facendo diffondono notizie errate che inducono i clienti a crearsi dei pregiudizi e che, a lungo andare, mettono le imprese in ginocchio? I video registrati dalle telecamere a circuito chiuso presenti all’interno del locale, possono smentire i fatti esposti da un quotidiano locale in un articolo pubblicato di recente. Va sottolineato inoltre che nel nostro lavoro capitano anche inconvenienti, qualcuno di grave natura, come l’attentato incendiario ricevuto a margine della rissa, probabilmente provocata dagli stessi attentatori. A questa notizia per esempio non è stato dato il risalto che meritava.
Da quando sui social network e su alcuni organi di stampa si è diffusa l’erronea notizia che nel mio locale si “esagera”, oltrepassando i limiti delle autorizzazioni concesse, sì è venuta a creare una pessima reputazione che si diffonde a macchia di leopardo.
“Eppure ci sono locali a Catania dove i Nas hanno decretato la chiusura per problemi igienico-sanitari e nessuno ne parla. Anzi, la società dimentica in fretta e appena vengono tolti i sigilli, i ritmi ripartono con la velocità di prima. A me non è mai successo, nonostante le 300 etichette di birra, le oltre 10.000 di vino, i 300 diversi tipi di formaggio, i 49 tra frigoriferi e congelatori. Eppure l’accanimento prosegue. Perché solo nei confronti della mia attività?”.

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