CATANIA – L’aggressione di un dottore del pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania è l’ennesimo segnale di come questi luoghi siano diventati territorio franco dove il prepotente di turno può far valere tutta la sua arroganza, violenza e maleducazione dei confronti di infermieri e medici la cui unica colpa è quella di far rispettare le regole. Minacce e aggressioni, reiterate nel tempo, e rese ancora più “spavalde” dalla consapevolezza che questi “ signori”, senza un presidio fisso delle forze dell’ordine, usando un qualsiasi atteggiamento sopra le righe, saranno sicuri di farla franca. Fortunatamente non è stato questo il caso e l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha permesso di assicurare i cinque aggressori alle forze dell’ordine. Adesso è tempo che l’amministrazione, i presidi ospedalieri e tutti gli altri soggetti interessati si siedano intorno ad un tavolo e creino un progetto che assicuri l’incolumità di infermieri, medici e personale sanitario. Dettagli, fatti concreti e tempi annunciati di attuazione come già Francesco Saglimbene, nel duplice ruolo di consigliere comunale e medico, aveva  chiesto in passato. Al “Vittorio Emanuele” simili episodi si erano già verificati l’anno scorso. Nel pronto soccorso entra chiunque. Persone di ogni età ed estrazione sociale con problemi di ogni tipo. Le discussioni nascono anche per futili motivi. Ci sono disposizioni e normative ben precise che medici ed infermieri devono rispettare alla lettera e che l’utente, con familiari o amici al seguito, non sempre accetta di buon grado. Nel migliore dei casi il tutto finisce con qualche insulto o borbottio ma, sempre più spesso, la questione si risolve con l’interessato che torna alla carica, con tanto di amici al seguito, aggredendo il personale e danneggiando le sale. Oggi in alcune strutture ospedaliere c’è già un presidio temporaneo della polizia municipale. Ma tutto questo non ferma i maleducati o i prepotenti.

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