di Graziella Nicolosi

CATANIA – Resta ancora senza una sede l’orchestra per bambini “Falcone Borsellino” di San Cristoforo, creata dalla fondazione “La città invisibile” per diffondere la cultura e la formazione musicale, in particolare nei quartieri cosiddetti “a rischio”. Per farlo, la scuola di musica utilizza con successo l’innovativo metodo Abreu (unico caso in Italia), importato direttamente dal Venezuela. Un impegno che adesso rischia di essere vanificato dalla mancanza di locali dove svolgere le lezioni. Dopo la dichiarazione di inagibilità della parrocchia di “San Cristoforo alle Sciare” in cui i bambini si riunivano, è stata chiesta con insistenza la concessione dell’ex cinema “Midulla”, ubicato proprio alle spalle della chiesa di San Cristoforo, in via Zuccarelli. Richiesta che per il Comune di Catania deve passare attraverso la partecipazione ad un bando pubblico, di cui ancora non sono chiari i tempi.

Milazzo 1-1Già più volte Sicilia Journal si è occupata dell’argomento. Ma la questione è ancora “ferma al paolo”, come ci conferma Alfia Milazzo, presidente della fondazione “La città invisibile”.

– Ci eravamo lasciati a fine settembre con la proposta da parte del Comune di offrirvi temporaneamente il teatro Papotto di via Zurria; proposta da voi ritenuta “irricevibile”. Perché?

“In realtà l’offerta della sala Papotto era limitata solo a due mesi, per cui in pieno inverno saremmo rimasti nuovamente senza sede, con tutte le difficoltà del caso; inoltre la struttura non è adatta a tenere lezioni con strumenti diversi perché è dotata di un solo locale. L’obiezione fondamentale, comunque, veniva dai genitori dei bambini, che non vogliono spostarsi dal centro di San Cristoforo, sia perché i loro figli si muovono da soli, sia perché ormai hanno capito che la scuola di musica rappresenta per il quartiere un vero e proprio “presidio di legalità”. Non a caso, l’effetto mediatico della nostra protesta ha ottenuto qualche risultato, ad esempio il fatto che sia stata rimossa davanti al “Midulla” una discarica di amianto”.

-Quanto dista il teatro Papotto dall’ex cinema Midulla?

“Circa un chilometro. Il Comune aveva anche espresso la disponibilità ad offrirci una navetta per gli spostamenti, ma, come detto, quasi tutti i bambini (e parliamo di bambini piccoli) devono spostarsi da soli, alcuni con gli strumenti musicali che hanno in dotazione. E poi la nostra scuola non ha orari fissi; gli studenti possono venire quando vogliono, non solo per seguire le lezioni musicali, ma anche per giocare a scacchi, leggere libri, insomma per trascorrere qualche ora di svago ed educazione in un posto sicuro”.

-Quale sarà adesso la sorte del “Midulla”?

“L’ex cinema “Midulla” di fatto è vuoto dal 2010. Nonostante il tempo trascorso e nonostante qualcuno abbia provato più volte ad introdursi nei locali, la sede è perfettamente agibile, come verificato nel corso di un sopralluogo effettuato a fine settembre, a cui siamo stati invitati. I locali andrebbero solo puliti e si dovrebbe rinforzare l’ingresso. Oltre, ovviamente, a riallacciare le utenze di acqua, luce, gas. Assodato questo, la risposta definitiva dell’assessore al Patrimonio del Comune di Catania Giuseppe Girlando è che non può affidarcelo in concessione, se non tramite un bando pubblico aperto a tutti. Bando di cui, al momento, ignoriamo eventuali oneri, che non potremmo permetterci in quanto associazione no profit. In ogni caso, ho ricevuto delle segnalazioni secondo cui c’è una pressione politica perché questo spazio non venga dato a noi. Evidentemente ci sono molti appetiti verso questo bene che per il quartiere è essenziale”.

-Si tratta di segnalazioni generiche o ha avuto indicazioni precise?

“No, solo generiche. Anzi, mi piacerebbe che gli interessati venissero allo scoperto. Tra l’altro parliamo di un luogo, il “Midulla” di San Cristoforo, in cui se non sei ben visto non è facile entrare. A noi invece gli abitanti del quartiere hanno sempre dimostrato sostegno. Le famiglie per prime ci hanno chiesto di portare avanti questa battaglia”.

-La posizione del Comune di Catania nei vostri confronti è mutata in qualche modo negli ultimi mesi?

“Da parte dell’assessore Girlando sì. C’è la stata un’apertura e un cambiamento, anche nei toni. Non abbiamo invece mai incontrato l’assessore alla Cultura Licandro (nonostante alcuni nostri sostenitori gli abbiano scritto parecchie volte per incontrarlo), e soprattutto non abbiamo mai incontrato il sindaco Bianco. A lui io stessa ho inviato decine di richieste, sin dal momento successivo al suo insediamento. Chiamate al cellulare, messaggi lasciati alla segretaria. Nulla, si è sempre negato. La mia impressione è che non abbia ben capito la portata della questione”.

-Attualmente dove si riuniscono i ragazzi dell’orchestra?

“Dopo che la chiesa di “San Cristoforo alle Sciare” (che ci ha ospitato per un po’) è stata dichiarata inagibile, abbiamo tenuto in piazza le nostre lezioni. Ma con l’inizio del maltempo (più o meno a metà ottobre), non c’è stata altra soluzione che chiudere la scuola di musica del quartiere. Un colpo mortale per i bambini. Per statuto avremmo anche dovuto ritirare gli strumenti che avevamo dato loro in concessione, ma per ora abbiamo voluto evitare almeno questo trauma. Ad oggi le lezioni a San Cristoforo sono sospese e i ragazzi non si riuniscono da nessuna parte. Stiamo solo effettuando alcuni incontri nelle scuole del quartiere per farci conoscere. Un successo inaspettato, con circa duecento nuovi studenti che sarebbero interessati a partecipare. Inoltre, visto che fino al prossimo mese di maggio un maestro venezuelano sarà in Sicilia per fare volontariato con noi, abbiamo messo in piedi un’altra piccola classe di studio musicale a Librino, nella zona di corso Indipendenza. Che ovviamente è lontano da San Cristoforo, per cui gli abitanti di quel quartiere – tranne rare eccezioni – non stanno partecipando”.

-A che punto è la petizione online rivolta al sindaco per dare una sede ai bambini dell’orchestra?

“Ha raggiunto quasi 31.000 firme, con adesioni da tutta Italia”.

-Quali saranno i vostri prossimi passi?

“L’assessore Girlando ha dichiarato al quotidiano “La Sicilia” che, appena si sarebbe aperto il bando per la concessone del “Midulla”, ci avrebbero offerto una sede in maniera temporanea. Ma ci avevano anche promesso che il bando sarebbe stato pronto entro il 2 novembre, e così non è stato. Non ho dubbi sulla buona volontà dell’assessore, ma noi abbiamo bisogno di fatti concreti. Intanto, domenica 9 novembre alle 11 in piazza Università, l’orchestra manifesterà le proprie istanze con un concerto pubblico. E il 20 novembre, sempre alle ore 11, nella chiesa dei Minoriti, i nostri orchestrali suoneranno per l’Unicef, nel corso di una manifestazione dedicata alla Carta dei diritti dei minori. Diritti che a loro, invece, sono stati negati”.

-In tutta sincerità, pensa che la polemica mediatica con il Comune vi abbia danneggiato?

“La polemica mediatica è nata quando non potevamo più farne a meno. Quando, dopo circa un anno e mezzo di richieste, nessuno ci ha dato ascolto. Non abbiamo cercato subito lo scontro; e di sicuro non vogliamo strumentalizzare i nostri bambini. Men che meno cerchiamo visibilità: eravamo già famosi prima, quando anche le emittenti e i giornali nazionali ci dedicavano servizi per il nostro lavoro. Non capiamo perché una città come Catania debba chiuderci le porte. È vero, le emergenze sono tante, ma se i politici tengono a San Cristoforo devono dimostrarlo con azioni concrete. Da parte nostra, vorremmo solo dare un futuro migliore a questi ragazzi”.

 

 

 

A proposito dell'autore

È nata e cresciuta a Catania, ma il suo posto delle fragole è Roma. Ama: i quadri, i tulipani e i dolci, specie al pistacchio. Odia: i film dell’orrore, la gente maleducata e le istruzioni dei gadget tecnologici (qualcuno la aiuti a decifrarli, please!). Pensa sempre più del dovuto e riempie la gente di domande. Si annoia facilmente, tranne quando legge. Per questo, vorrebbe un mondo con più edicole e più librerie.

Post correlati

Scrivi