di Corrado Rubino

L’eventuale recupero del Convento della Madonna del Carmine a Catania sarebbe un’operazione architettonica e urbanistica paragonabile senza ombra di dubbio a quella che fu pensata, condotta e portata a termine da un gruppo di professionisti e studiosi che hanno creduto nella possibilità di riportare il Monastero dei Benedettini di Catania al suo antico splendore e contestualmente a dare una sede prestigiosa alle facoltà umanistiche della città.

Ci piace rileggere oggi alcuni brani tratti da Giancarlo De Carlo e il Monastero.

«De Carlo viene inviato dall’Università di Catania al Monastero dei Benedettini nel 1980, al fine di suggerire quali procedure attuare per il recupero e per il suo conseguenziale adattamento a sede universitaria…»

«Solo nel 1983 l’Università chiede a De Carlo di redigere il Progetto Guida per il Monastero. Seppur non avesse ancora chiarito i suoi sentimenti nei confronti di uno spazio inquietante e oscuro come il Monastero, De Carlo viene stimolato alla comprensione pura (ovvero lo spirito del luogo) dall’incontro di tre singolari personaggi»

«Si tratta di Giuseppe Giarrizzo, Vito Librando e Antonino Leonardi: un grande storico dotato di dirompente energia intellettuale, uno storico dell’arte profondo conoscitore dell’architettura catanese, un cultore appassionato e competente dei segreti della costruzione e della progettazione architettonica» (G. De Carlo 1999)»

«La struttura primigenia viene riparata, riportata alla luce e alla leggibilità da parte del visitatore (che sia viaggiatore, studioso o studente), e ad essa vengono aggiunte soluzioni concepite in continuità con il linguaggio originale. Il presente dialoga con il passato; le soluzioni di De Carlo puntano ad un riuso in cui anche le superfetazioni acquistano il valore di testo narrativo: raccontano le stratificazioni, le scelte compiute, anche se non condivise, del passato. Scrive De Carlo: «Non c’è separazione fra conservazione e progettazione. Fra tradizione e innovazione bisogna muoversi in modo itinerante; perché le sollecitazioni, i confronti, i rilanci, le interpretazioni si sviluppino senza sosta e l’interesse per la tradizione non generi imitazione, l’interesse per l’innovazione non generi superficialità. Il progetto ha valore proporzionale alla sua capacità di deformarsi per insinuarsi nelle stratificazioni architettoniche esistenti, per diventare strati a loro volta cambiando il senso di tutti gli altri» (G. De Carlo, 1960)

«Il Progetto di De Carlo per il Monastero dei Benedettini nel 2004 diviene oggetto dell’esposizione Des lieux, des hommes al Centre Pompidou di Parigi. Quattro anni dopo, nel 2008, il Monastero viene riconosciuto come Opera di Architettura Contemporanea dalla Regione Siciliana».

Appare del tutto incomprensibile la persistenza dell’attuale destinazione d’uso dell’antico convento carmelitano. In realtà è già prevista la soppressione dei Centri Documentali (ex Distretti militari) e quindi anche di quello di Catania che oggi occupa la struttura, ma il rischio è che la mancata comprensione di una soluzione, che a nostro avviso risolverebbe in un sol colpo più di un problema, lascerebbe invece tutto allo status quo facendo perdere un’altra occasione di crescita alla città.

Così come l’ex monastero benedettino, già in parte caserma, è divenuto un rinomatissimo polo culturale, vanto della città, anche l’ex convento carmelitano (per estensione il secondo cenobio della città) potrebbe diventare, ad esempio, un polo per la formazione e ricerca artistica.

Soluzione questa che darebbe finalmente un’unica e dignitosa sede all’Accademia di Belle Arti di Catania, darebbe un notevole impulso alla riqualificazione del quartiere, solleverebbe l’Amministrazione militare dal mantenimento di una sede dismessa, si ottimizzerebbero i fitti che attualmente gravano sulle sedi dell’Accademia, restituirebbe ai catanesi un grande monumento romano sconosciuto ai più, e infine anche la confinante Basilica della SS. Maria Vergine Annunziata potrebbe trarne beneficio dai futuri corsi di restauro dell’Accademia.

Politici, professionisti, studiosi e artisti catanesi che ne pensate?

I nomi di coloro che hanno realizzato i Benedettini sono già scritti nella Storia.

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