Marco Iacona  –

 

Pace fatta tra tifosi e Catania. Novanta minuti o quasi di bel gioco, con Provedel portiere degli ospiti impegnato in alcune parate decisive. Catania-Perugia è finita due a zero per l’undici di Marcolin. Ma poteva finire tre o quattro a uno.

Tredicimila spettatori per una giornata abbastanza fredda e a tratti ventosa. Ideale per chiudersi in casa, davanti alla tivù. Peggio per chi non ha visto il Catania targato Rosina e Calaiò. Squadra pratica ed elegante per tre quarti dell’incontro, che alla fine subisce il tentativo di rimonta dei perugini. Ma era scritto nelle stelle – almeno per quello che ci riguarda – che Sicilia e siciliani andassero dritti a bersaglio, oggi. Presidente della repubblica siciliano e Catania che vince. Vicende nient’affatto annodate se non per la soddisfazione tatuata nel volto dei tifosi al “Massimino”. Vittoria doveva essere e vittoria è stata. Questione di numeri anche. Devi importi e creare le occasioni giuste. E dài un minuto dài l’altro, succede che alla fine te ne torni a casa contento.

Contentezza era termine vietato dalle parti del Calcio Catania fino all’altro ieri. Non che oggi si sia tornati al trenino di carnevale, ma i successi contano e il bel gioco pure. Pace fatta dunque, anche se fischi e mugugni non sono mancati. Bandiera rossa ancora visibile nel lido Catania con incisa la frase “tutto e subito”. Vietato prenderla alla leggera. Quando sei convinto di saper nuotare rischi di andare a fondo. E di tempo per recuperare ne è rimasto poco.

Un bel sabato. Niente tivù, sorrisi tra ultras e calciatori, “canzoni” intonate dai tifosi. Giusto dire: grazie ragazzi.

 

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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