Concetto Ferrarotto

CATANIA – Porta Uzeda, così chiusa al traffico, sta lì inutile. Con le auto che scivolano davanti senza potersi fermare ma nemmeno entrarvi. Come si faceva prima. E piazza Duomo resta isolata. Non c’è continuità tra il traffico disordinato della Pescheria e quell’ingresso che introduce alla Cattedrale e poi alla strada più bella della città. Non c’è continuità nemmeno tra la sonnacchiosa Villa Pacini e i marciapiedi invasi dalle auto.

La Pescheria, il cuore di Catania, va preservata da tanta inutilità.

Il suo immobilismo ci fa credere che rimanga ancora il cuore pulsante della catanesità ma non è così. Tutto è cambiato intorno e il suo antico fascino resiste soltanto nell’immaginario.
L’espandersi della città verso le periferie, la voracità degli ipermercati, il tempo sempre più ristretto da dedicare ad un acquisto veloce, vanno combattuti con la sola sfida possibile: fare della Pescheria un luogo di attrazione, di bellezza caratteristica. Un regalo al tempo libero dei cittadini e dei turisti. Chi lo ha compreso, già molti anni addietro, ha visto giusto ed i ristoranti del luogo sono oggi una certezza.

Serve a poco o nulla potervi transitare vicino in automobile. Non è così che si conquistano più clienti, non a caso oggi gli affari scarseggiano. La Pescheria deve invece tornare ad essere la culla del pittoresco. Deve farsi accogliente, un luogo di attrazione, meno ostile negli inciampi delle sue strade e dei suoi palazzi ormai decrepiti. Pronta anche a ripulirsi dopo il mercato per vivere il pomeriggio, la sera, la notte. Senza diventare leziosa, perché perderebbe la sua essenza. Eppure diversa, vestita di un colore nuovo creato dalla fantasia di sedie e tavolini di bar, di pesce fritto da mangiare al volo, di ghiottonerie da scovare sotto gli archi illuminati, di lunghe chiacchierate davanti ai chioschi, di passeggiate indolenti in uno spazio chiuso al traffico.

Sarebbe un errore convincersi che la Pescheria così è, così era e così deve restare: perchè non è vero, la memoria inganna, ammanta di romanticismo un presente che ne è invece la negazione. La Pescheria di ieri era molto diversa, era un luogo di incontri, un rincorrersi di bimbi tra le sue pozzanghere a zompettare dietro madri e padri ricchi di tempo da spendere. E ci trovavi il “mauro”, la gustosa, carnosa alga di mare da mangiare, con tutto il suo profumo di salsedine.
Ecco, chiudiamola alle auto, e lasciamo trionfare la musicalità di quell’antico vociare di mille persone. Magari, magicamente, sentiremo anche l’odore del mare.

 


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