di Mariagrazia Miceli

CATANIA. Sarà l’occasione per far conoscere finalmente alla cittadinanza l’importante testimonianza di uno dei monumenti sepolcrali più grandi e strutturalmente meglio conservati della Catania romana di età imperiale. La presentazione del progetto definitivo di recupero e valorizzazione della tomba romana del Carmine, che avrà luogo il 4 febbraio nella caserma “Antonio Santangelo Fulci” di via Oberdan, sede del Centro Documentale dell’Esercito ed ex Distretto Militare, entro cui l’edificio romano si colloca, acquista un valore ancora maggiore perché il monumento è rimasto quasi del tutto sconosciuto finora e, purtroppo, non fruibile ancora per intero. La data di inizio delle festività agatine non è stata scelta a caso: la tomba, infatti, è stata associata da eruditi seicenteschi alle figure di Sant’Agata e di San Leone II il Taumaturgo, che lo prese ad abitazione e nel quale chiese di essere sepolto.

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Ingresso da piazza Carlo Alberto di una parte della cella funeraria utilizzata come deposito di merce da bancarella

Si tratta di un’opera architettonica che appartiene alla tipologia delle cosiddette tombe a camera, costituite cioè da un solo ambiente molto grande, e di quella che oggi chiameremmo ‘cappella di famiglia’, all’epoca appannaggio soltanto delle persone facoltose o dell’aristocrazia romana. Stiamo parlando, infatti, di uno spazio di quasi 53 mq oggi separati a metà da un muro (probabilmente realizzato in tempi successivi), che divide la porzione del demanio militare dalla proprietà carmelitana. Il monumento, era ben visibile per chi passava lungo la via consolare, ma scomparve alla vista della cittadinanza quando i frati Carmelitani iniziarono la costruzione della chiesa della Vergine Maria Santissima Annunziata e del loro primo convento dopo la metà del 13° secolo. Da una finestrella della camera del demanio si può vedere la restante parte di proprietà dei Carmelitani, in cui purtroppo si possono riconoscere un ambiente adibito a deposito per bancarelle della fiera, un altro per i bagni al servizio dell’oratorio, ormai non più funzionante, ed un ultimo utilizzato qualche tempo addietro come sala cinematografica.

“Il progetto nasce da un incontro fortuito con i dirigenti dell’Accademia di Belle Arti avvenuto in occasione della mostra FieraMente, dove venivano presentati i lavori eseguiti dagli allievi riguardanti il mercato della fiera di piazza Carlo Alberto. Inizialmente la sede della mostra si trovava nella Camera di Commercio, così mi venne chiesto di presentarla in seconda battuta all’interno della caserma intitolata al Sottotenente Santangelo Fulci, essendo io ancora in servizio come Colonnello dell’Esercito – racconta Corrado Rubino, docente di Disegno e rilievo dell’Accademia di Belle Arti di Catania. – Fu proprio in quella circostanza che i dirigenti10532064_845929018753098_3343207456693453470_o dell’Accademia entrarono nel cortile della caserma e si imbatterono in questo monumento, allora quasi completamente sconosciuto. Io lo studiavo già da molti anni, l’avevo rilevato per la prima volta e avevo già pubblicato un volume in merito, così gliene parlai e descrissi loro l’intervento che avevo in mente per poter liberare una parete e renderlo più visibile”.

Ci volle un po’ di tempo affinché l’Accademia riuscisse ad ottenere l’autorizzazione per l’inizio dei lavori. “Nel frattempo ero andato in pensione il 10 giugno del 2012 ed ero diventato docente proprio dell’Accademia. Portai i miei studenti direttamente sul cantiere, cosa che costituisce per l’istituto di via Reclusorio del lume una novità assoluta. Tenterò di farla diventare una pratica ordinaria e, insieme all’architetto Enrico La Rosa, cercherò di chiudere delle convenzioni con la Soprintendenza e l’Università in modo da poter intervenire sul restauro dei materiali trovati e dare ai ragazzi la possibilità di toccare con mano il mestiere”.

I lavori iniziarono il 28 ottobre 2013, quando il progetto redatto da La Rosa sulla base degli studi condotti da Rubino, fu consegnato alla ditta Angelo Cristaudo, e terminati il 12 marzo del 2014, ma purtroppo il piano di riqualificazione approvato dalla Soprintendenza ha interessato esclusivamente l’esterno del monumento.

“Il progetto prevedeva l’apertura di un arco che era stato tamponato, cioè murato, e la liberazione di quasi tutta la parete Est del monumento, scavando inevitabilmente anche per terra. All’interno della parete era stata aperta una porta nel periodo in cui questo ambiente – che costituisce un quarto della cella funeraria – era stato utilizzato come sala celtica per il trattamento dei militari con malattie veneree. Negli anni ‘20, probabilmente in coincidenza della visita del Re o del Principe Umberto, esso fu riconosciuto come monumento ed inibito a questa funzione e la porta murata”.

10357708_819940308018636_4162349828118068138_o“Durante lo scavo ci siamo imbattuti anche in alcuni imprevisti: abbiamo trovato i resti di un’altra sepoltura più bassa, di una pavimentazione ottagonale e di un collettore rimaneggiato in diversi periodi – continua Rubino. – Ci sono tracce di un muro allineato con la parete sopra gli spioventi, caratterizzato dalla tipica malta romana, che ci dà la possibilità di ipotizzare una terrazza. E nel mondo romano esistono diversi esempi di tombe a camera con la terrazza di sopra, utilizzata per la consumazione del pranzo funerario”.

La speranza è che il finanziamento di successive campagne di scavo permetta la fruizione completa dell’edificio funerario, oltre che la possibilità di un ulteriore approfondimento degli studi.

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