Il presidente torna a parlare: “Cosentino l’ho scelto io, credo in lui”.

di Gianluca Virgillito

MASCALUCIA – Nel momento forse più difficile della sua presidenza, Nino Pulvirenti, dopo un lungo periodo fatto di silenzi, torna in sala stampa.

“Inizio con una premessa: da quando sono presidente del Catania i nostri programmi sono sempre stati chiari. Sono stato sempre schietto. Puntavamo alla salvezza quando eravamo in Serie A. Poi siamo retrocessi, e ci può stare che per un anno le cose vadano storte. Per questa stagione ho detto chiaramente che il nostro obiettivo è tornare in Serie A. Vero è che ci vuole anche fortuna, ma nel calcio non tutto è un terno al lotto, e se due più due fa quattro, abbiamo uno squadrone e alla lunga risaliremo. Non capisco chi abbia messo in giro voci che vorrebbero sceicchi a Catania per rilevare le mie quote o che addirittura le abbia già cedute a Cosentino. Falsità! Io sono, e rimango il presidente. Che senso ha destabilizzare ulteriormente l’ambiente?

Non mi sono presentato ai vostri microfoni perchè mi sono stancato, non del Catania, ma dell’atteggiamento della stampa. Ad esempio, so di insulti nei miei confronti, dei miei collaboratori e dei calciatori. Io non tollero più gli insulti. Vi avverto. Per chi ci insulta, da oggi, le porte di Torre del Grifo e dello stadio saranno chiuse.

Quest’anno abbiamo pensato a tutto, abbiamo corretto gli errori della stagione passata. Per evitare infortuni ci siamo attrezzati con apparecchiature all’avanguardia, facciamo attenzione anche alla nutrizione dei giocatori: nulla è stato lasciato al caso. Ci sono tanti infortunati ma bisogna guardare ai singoli casi. Almiron? Un discorso particolare. L’anno scorso ha finito male, ma quest’anno era tutto a posto, si era allenato tutti i giorni, giocando le amichevoli e la Coppa Italia. Avevamo pensato che Almiron, anche all’80% potesse essere decisivo per noi, ma per il momento le cose non stanno andando come ci aspettavamo. Non credo comunque che si possa parlare di errore.

Se a livello di comunicazione per quanto riguarda la situazione degli infortunati ci sono state delle pecche, correggeremo il nostro errore.

Peruzzi, Monzon, Castro e Leto, che vengono fischiati per ogni cosa che fanno, secondo voi con quale atteggiamento scendono in campo? Sarebbe più utile starci vicino, sostenerci, invece che fischiare. O almeno, se vogliono fischiare, lo facciano a fine partita. Non capisco ad esempio l’atteggiamento di Frosinone, quando Castro e Leto venivano fischiati ogni volta che tiravano.

Per quanto riguarda il comportamento dei giocatori, e mi riferisco a Leto, è la società che decide se e in che modo punire i giocatori. Il gesto di Perugia, con il calcio alla bottiglietta, è stato interpretato da noi in un determinato modo, e cioè come un gesto di stizza determinato dal fatto che il giocatore era consapevole di aver fatto male. Il gesto di domenica è diverso. La società vedrà come intervenire. Per il resto l’allenatore può decidere benissimo di farlo giocare come di tenerlo in panchina, piuttosto che mandarlo in tribuna. Fa parte della rosa, ed è il mister a fare la formazione.

I fischi a Cosentino? Io ho scelto Cosentino, ho preso una decisione, giusta o sbagliata che sia. Sono io a decidere per il Catania, e spero di fare sempre le scelte giuste. I tifosi possono fischiare me, visto che sono io ad aver messo in quel ruolo Pablo. I risultati non danno ragione? Il lavoro verrà valutato al termine della stagione.

La scelta di cambiare Pellegrino con Sannino? Un discorso diverso rispetto a quello dell’amministratore delegato. Senza voler togliere nulla a Maurizio, che stimiamo molto, era necessario trovare una nuova soluzione, e proprio Sannino ci sembra la persona giusta per noi in questo momento.

Aprire le porte di Torre del Grifo ai tifosi per gli allenamenti è possibile, ma è la società a decidere quando farlo, non Sannino”.

 

 

 

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