untitled (4)di Martina Strano

CATANIA – Gigi Tropea, icona dello stile catanese, titolare del concept store che porta il suo nome, un luogo dove arte, musica, moda, architettura si incontrano; 11 vetrine in pieno centro, Viale Africa, per uno spazio pop, chic e zen allo stesso tempo, grazie anche all’esterno pensato come luogo per l’aperitivo.

 

Come nasce questa passione per la moda e lo stile?

«Tutto nasce per caso, quando meno te l’aspetti, proprio come una storia d’amore: uno se cerca l’amore non lo trova. Mi trovavo in Liguria, ero innamorato della vetrina di un negozio che aveva tutta roba bellissima e io andavo sempre con il motorino a vedere. All’epoca vendevo polli e uova in una bottega e tutte le volte che andavo in quel negozio pensavo che prima o dopo il negozio me lo sarei fatto e così è successo nell’82, ma prima nel 73 quando sono tornato a Catania ho iniziato a lavorare da Calabrò e ho cominciato a fare anche il dj. Ho fatto il dj per tanti anni a Radio Catania International e al Mcintosh per 20 anni.»

Nel 2012 l’apertura del concept store, il primo a Catania, da dove nasce quest’idea?

«Girando per il mondo, vedendo nelle grandi città i department stores di New York, Londra. Sarebbe stato bello aprire un department store a Catania ma non è una città adatta perchè manca il turismo, la cultura, mancano tante cose. È una città preparata ma a lungo termine. Da li ho iniziato a vedere delle cose un po’ più piccole. Il primo concept store è Colette a Parigi in Rue Saint-Honoré che non è neanche tanto grande. Io volevo creare uno spazio dove mischiare un po’ tutto l’abbigliamento con la musica e l’oggettistica. Nello stesso tempo avevo la passione per l’architettura. Io non ho studiato però ho sempre avuto questa passione. In fondo architettura e moda sono due mondi che camminano insieme. La musica me la porto dietro perché fa parte della mia vita, di quando ero ragazzo..

Nel negozio si nota subito una grande attenzione per gli artisti emergenti…

«La soddisfazione più importante che si prova andando a cercare uno stilista emergente è quella di scoprire il talento che ha dentro, perché hanno studiato, hanno lavorato, e lo capisci se alla fine c’è qualcosa dentro. Ti devo dire che alla fine sono tutti bravi questi ragazzi, poi bisogna vedere la fortuna a chi va. Christian Pellizzari ad esempio è uno stilista emergente che ha lavorato per tanti anni con Roberto Cavalli e si è fatto la sua collezione piccolina in questi anni. Ha fatto tante relazioni pubbliche, è stato vicino ai proprietari di negozi, si è avvicinato anche a me. Abbiamo comprato la sua collezione perché valeva davvero, era interessante. Succede che conosce qualcuno dell’entourage di Armani e quest’anno è ospite al teatro di Giorgio Armani, avendo così una visibilità a livello mondiale.»

Non è complicato vendere gli emergenti a Catania?

«Dipende. Se hai una storia di negozio che fa ricerca bene. Perché sei credibile. Io ad esempio da 25 anni compro giapponese. Ed è stato un rischio perché la nostra non è una città internazionale. Però questi giapponesi riusciamo a unirli con roba europea e riusciamo a venderli. Noi vorremmo vendere solo giapponese. Devo dire che dopo 25 anni comincio a vedere ragazzi che mi seguono.»

Quindi cosa è possibile trovare da Gigi Tropea?

«Abbiamo abbigliamento, oggettistica, musica, profumi. Tutto quello che trovo che mi sazia la mente, che per me è piacevole. Per quest’inverno probabilmente mi arrivano degli yogurt stranissimi di Jeremy Scott.»

Cosa è il “dieci metri”?

«Dieci metri è un’area che dedichiamo agli artisti. Uno spazio riservato alla creatività all’interno del negozio. C’è una lista di ragazzi che mi fanno vedere i loro lavori e in base alle tendenze io faccio la scelta.»

Anche per questo definisce lo store un open space“transformer”?

«Si, questo spazio viene cambiato ogni sei mesi. Ma diciamo che in generale noi rivoluzioniamo spesso il negozio. Quando entri qui devi avere l’impressione di entrare sempre in un posto diverso.»

Per quanto riguarda i social network invece, quanto sono importanti per il negozio?

«Quelli li curo io. Sono importantissimi. Attirano molto. Noi abbiamo sia Instagram che Pinterest. Funzionano tantissimo durante i saldi. Durante la stagione sono comunque importanti perché dai la possibilità di avere tutto a casa. Noi pubblichiamo tre volte al giorno e da casa i nostri clienti hanno la comodità di vedere cosa c’è in negozio e cosa no. Ora inizieremo anche con l’e-commerce con Farfetch, la piattaforma del lusso, vendendo così in tutto il mondo ma pochissimo in Italia perchè ancora non abbiamo questa mentalità.»

Il negozio fa parte del circuito The Best Shop…

«È un’associazione che ci fa avere tanti vantaggi per quanto riguarda le convenzioni con gli alberghi, con le banche, con le carte di credito. La selezione è abbastanza rigida, devi avere una storia, dei brand importanti, vogliono vedere anche il negozio. C’è la fila di tante aziende che propongono un prodotto solo per noi, ad esempio Armani ha fatto una polo, LG un telefono che quando si accende appare la scritta The Best Shop. E chi ha questo telefono ha una carta sconto del 10%. Siamo stati chiamati anche dal governo italiano perché iniziamo ad essere davvero forti, ma a noi la politica non interessa.»

Nel negozio si notano molti capi no logo, ci spiega questa scelta?

«Tutto quello che è griffato si vende online. Il no logo è la ricerca che noi facciamo. La mia filosofia è quella che se spendi dei soldi per una scarpa, un pantalone o una gonna, l’emozione è anche farti vedere e farti chiedere di chi è quel capo, dove l’hai acquistato. Si scatena secondo me anche un meccanismo di socializzazione. Il no logo è importante per questo e ti permette di distinguerti, di non farti riconoscere. Qui trovi i risultati di un’attenta ricerca abbinata ovviamente alle creazioni dei big della moda; qui riesci ad apprezzare il prodotto e non il marchio. Evitiamo dunque di far diventare un capo solo un mero sfoggio.»

Martina Strano

Foto vogue.it e messinaweb.tv

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