di Alberto Molino

CATANIA – Si possono chiamare in tanti modi: zone franche, terra di nessuno, aree degradate. L’unica certezza è che rappresentano la nuova frontiera per ladri e vandali. In tutta Catania ci sono almeno una trentina di siti tra case, ex scuole, palazzi, capannoni e fabbriche in disuso. Si parla, ormai, di covi per la criminalità cosiddetta “spicciola”. Ad intervenire sull’argomento, il consigliere comunale Vincenzo Parisi, che alle domande di Sicilia Journal ha risposto: «È un’operazione tutto sommato semplice. Il Comune di Catania ha tanti immobili che risultano essere in un terribile stato di abbandono da anni. Il non utilizzo causa ulteriori costi, problemi per la gestione di sbandati, drogati e migranti irregolari. Se l’Amministrazione non riesce a recuperarli è più utile darli con un comodato d’uso a tutte alle associazioni no profit sparse per il territorio, ad enti per l’aggregazione sociale che potrebbero conservarli e usarli a scopo benefico. Questo sarebbe un vantaggio per la cittadinanza e i suoi rappresentanti. Ad esempio, Palazzo delle Poste e Palazzo Bernini potrebbero essere riutilizzati per entrare a fare parte di un circolo virtuoso di riqualificazione. Se i regolamenti non lo prevedono, noi siamo qui per questo motivo; faremo in modo che gli stabili possano essere recuperati. Occorre agire e in fretta. La politica si deve svegliare. Facciamo un bando europeo, nazionale, regionale, ma in qualche modo questi beni necessitano di essere recuperati e, una volte per tutte, restituiti alla città».

174007337-c98fcc6f-a2bd-43a0-94f8-00cb32b48d2bParole certamente incoraggianti per strutture che rappresentano da anni una ferita aperta per l’intera collettività. In effetti, tali impianti potrebbero benissimo avere un’altra destinazione d’uso: centri di accoglienza per senzatetto, migranti e, in generale, persone disagiate o sedi per le associazioni senza scopo di lucro. Oltre a Palazzo delle Poste e Palazzo Bernini, già citati dal consigliere, un altro grande complesso abbandonato è senza dubbio il Vitaliano Brancati dello stradale San Teodoro; un edificio completamente smontato dai vandali e, come è noto, in mano alla criminalità organizzata. Un primo passo nella riqualificazione di questi “non luoghi”, infatti, è il necessario sgombero delle aree attraverso blitz delle Forze dell’ordine e la loro successiva e costante presenza in modo tale che non vengano più occupate. Uomini, donne e ragazzi non possono continuare a vivere in condizioni igieniche e sanitarie disastrose, e di emarginazione  sociale, immersi e circondati nel mondo della malavita. D’altronde, il degrado proveniente da queste “zone franche”, come quella di corso dei Martiri, non fa altro che fagocitare porzioni di territorio sempre più prossime le une alle altre, come corso Sicilia, la Stazione e finanche piazza Giovanni Verga, estendendo gradualmente una situazione d’indecenza. È prerogativa della cittadinanza tutta e, principalmente, degli amministratori locali prodigarsi affinché i tanti terreni abbandonati vengano trasformati in “cittadelle delle speranza”, in oasi della legalità, per una Catania migliore e più civile. Si discute su un’opportunità concreta che deve andare oltre la semplici parole, così da guardare finalmente al volto pulito della città.

 Alberto Molino

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