Riceviamo e pubblichiamo.
CATANIA – Dopo aver vinto al Tar di Catania in data 24 Settembre il ricorso avverso al Decreto di decadenza del Consiglio d’amministrazione dell’Istituto per ciechi “Ardizzone Gioeni”, il prof. Gianluca Rapisarda, presidente uscente dell’Istituto catanese, rilascia le seguenti dichiarazioni:
“Con un mio intervento dello scorso 9 agosto, avevo già ringraziato la dottoressa  Polimeni (Commissario che mi ha sostituito) per le belle parole pronunciate nei confronti dell’Ardizzone Gioeni in un articolo di qualche giorno prima.
Ma soprattutto in quell’occasione avevo molto apprezzato la sua “onestà” intellettuale. Infatti l’ormai ex Commissario del Gioeni (essendosi dimessa in questi giorni a causa di problemi personali) affermava che la situazione finanziaria del Gioeni non era affatto così “drammatica” all’atto del suo insediamento se paragonata a quella delle altre IPAB siciliane (soli 50mila Euro di disavanzo), che erano già da tempo in corso molteplici e significative iniziative per risanare definitivamente le casse dell’Ente (alcune transazioni da me avviate su vecchie importanti eredità) ed infine, vero e proprio “fiore all’occhiello” del mio c.d.a, che era ormai in dirittura d’arrivo l’iter di apertura del fondamentale Centro di riabilitazione per ciechi pluriminorati, che è da sempre il mio sogno e cavallo di battaglia e per la cui nascita al Gioeni tanto mi sono battuto e continuerò a lottare contro tutto e tutti.
Infatti tale Centro, unico nella Sicilia orientale e tra i pochi da Roma in giù, rappresenterebbe il “grimaldello” per rilanciare le attività dell’Istituto per ciechi etneo, ma specialmente perché darebbe finalmente diritto di cittadinanza anche nella nostra isola a questi nostri fratelli disabili più sfortunati ed alle loro famiglie.
Naturalmente va da sé che le “profetiche” valutazioni positive della Dott.ssa Polimeni sullo stato dell’arte dell’Ardizzone Gioeni costituivano, laddove ce ne fosse stato bisogno, un’implicita conferma  e presa d’atto dell’”abbaglio” dell’Assessorato Regionale della Famiglia, suffragando la buona fede “amministrativa” ed il buon operato del Consiglio d’amministrazione da me presieduto che, proprio grazie ad una gestione virtuosa ed oculata, ha permesso già da quest’anno di ridurre al minimo il disavanzo ed avrebbe portato con le attività in cantiere ad un avanzo di bilancio già dal prossimo esercizio finanziario.
Evidentemente tutto ciò in Sicilia non basta. Infatti a seguito di un esposto della CGIL- Funzione Pubblica e di alcuni esposti anonimi, l’Assessorato Regionale della Famiglia ha disposto nel mese di Marzo un’ispezione che avrebbe rilevato presunte e generiche (perchè ancora oggi mai motivate formalmente nel dettaglio) “gravi irregolarità amministrative” commesse dal Consiglio d’amministrazione da me presieduto.
Ora, dato che ciò non risponde assolutamente al vero (e l’ordinanza del Tar di qualche giorno fa lo suggella ufficialmente) e soprattutto perché allo scrivente non è stato consentito di avere accesso agli atti riguardanti tale ispezione, ivi compresa la relazione finale, con grave lesione del mio diritto di difesa, il sottoscritto non avendo mai ricevuto alcun riscontro dall’Assessorato della Famiglia, non ha potuto far altro che ricorrere al Tar, assistito dagli avvocati amministrativisti Ottavio e Giuseppe Vaccaro del foro di Catania, avverso al decreto di decadenza del c.d.a dell’Istituto Gioeni e di nomina contestuale di un Commissario straordinario.
A tale “extrema ratio”, ho dovuto esperire solo ai fini di “giustizia” sostanziale ed a difesa dell’encomiabile “modus operandi” del Consiglio d’amministrazione dell’Istituto Ardizzone di cui mi onoro di essere stato Presidente. Infatti, io credo che il diritto all’accesso, all’informazione ed alla partecipazione siano dei principi “cardini” dell’attività amministrativa e che debbano caratterizzare l’azione di ogni Amministrazione, dalla più grande a livello nazionale alla più piccola in ambito locale.
Tali mie convinzioni sono state pienamente e giustamente condivise dal Tribunale amministrativo regionale di Catania che, con l’ordinanza n. 717 del2015 a me favorevole del 24 Settembre scorso, ha dimostrato che il provvedimento dell’Assessorato di cui sopra è illegittimo e basato su una relazione che, pur non spettando a me giudicare nel merito, è quantomeno lacunosa e carente sotto diversi ed importanti aspetti. Non per niente, a maggior conferma dell’illegittima condotta tenuta nella vicenda, l’Assessorato Regionale è stato pure condannato al pagamento delle spese processuali della fase cautelare.
Ma soprattutto il Tar di Catania accogliendo il ricorso predisposto dai miei legali, ha sostanzialmente dato prova della bontà del buon operato e della correttezza della gestione del c.d.a da me presieduto, restituendo alla mia persona l’”onorabilità” e la “dignità” che in tanti hanno cercato, strumentalmente, di togliermi negli ultimi mesi.
Dal canto mio, ho atteso in silenzio, fiducioso nel lavoro del Tar affinché fosse fatta luce sull’enorme discredito ed ingente danno morale e d’immagine da me subito di recente. E finalmente Giustizia è stata fatta!

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