Catania. Hanno fatto le ore piccole i consiglieri comunali ieri sera, nel tentativo di compattare la maggioranza e approvare il consuntivo riguardante lo scorso anno. Manca il numero legale in prima chiamata, e si dovrà aspettare la maezzanotte perché si possa mettere un punto alla questione. Non è stata una seduta semplice quella di ieri. Sembra esser stato anzi, l’ennesimo tassello che si và ad aggiungere nel puzzle abbastanza preoccupante di un’amministrazione che ormai stenta a tener dalla sua parte anche la maggioranza. Entrambi gli schieramenti infatti, si sono scagliati contro coloro che hanno condotto l’iter per il revisionamento dei conti. Dura e implacabile si leva su tutti la voce del presidente della commissione Bilancio Vincenzo Parisi : “ I revisori dei conti hanno avuto ben quattro mesi per studiare le cifre.. ai consiglieri sono stati concessi solo tre giorni! Non siamo carne da macello, non siamo dei maghi! “ Il gioco di prestigio infatti sembra essere sotto gli occhi di tutti. Senza approvazione non ci sono pagamenti. La mancata approvazione del rendiconto avrebbe portato il Comune a non potere pagare dipendenti e fornitori, a fronte di una mancata erogazione di fondi da parte del ministero degli Interni. Risultato: i consiglieri comunali sarebbero stati moralmente obbligati, al di là di logiche politiche e di partito, a votare favorevolmente il consuntivo per evitare la perdita di posti di lavoro sul territorio.
A chiedere l’approvazione del documento era stata nel pomeriggio anche l’associazione degli imprenditori etnei Confcommercio. «Un bilancio da approvare al buio non è certo il massimo, ma Catania è sull’orlo del fallimento e ha bisogno di avere liquidità per pagare dipendenti e fornitori», avevano affidato a una nota i dirigenti Giovanni Saguto e Francesco Sorbello.
Ma secondo i capi gruppo i problemi non sarebbero da attribuirsi solo alla celerità incosciente con la quale è stato imposto loro di decidere. Da Manlio Messina, a Niccolò Notarbartolo, è un’incessante pioggia di polemiche e accuse, perché le criticità sono sempre le stesse e riguardano sempre le stesse società partecipate e sempre i soliti debiti fuori bilancio.
E per quanto sia evidente l’impellente necissità di liquidare il rendiconto, i consiglieri evidenziano tante, troppe incongruenze che hanno il sapore dello scandalo. Straordinari pagati per la semplice spedizione di una e-mail, cattiva gestione del personale, decreti ingiuntivi per la mancanza adempienza di debiti. La giunta si difende, e tenta di dribblare le accuse.
“I problemi non sono quelli ma, i punti critici sono le espropriazioni, gli interventi in materia di lavori pubblici, le sentenze passive e le rinegoziazioni dei debiti». E si fa scudo del parere favorevole incassato dai revisori dei conti. “
Tirando le somme, l’amministrazione ha raggiunto l’obiettivo. Rendiconto approvato con 16 voti. Un magro bottino e tanta amarezza. Che si tratti di autogoal?
Nicoletta Castiglione

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