Marco Iacona  –

 

Serata in onore di Candido Cannavò, direttore della “Gazzetta dello sport”, al teatro “Angelo Musco” organizzata dallo Stabile e dal quotidiano sportivo. “Il mondo di Candido Cannavò”, ospite d’onore la vedova signora Franca, celebre danzatrice alla Scala di Milano. L’occasione è la messa in scena de “La volata di Calò” di Gaetano Savatteri, omaggio all’agrigentino Calogero Montante e alle biciclette da corsa. Grande passione anche di Cannavò, inizialmente rapito dall’atletica leggera, che da giornalista segue nove Olimpiadi e trenta Giri d’Italia. La sua prima collaborazione alla “Gazzetta” è datata 1955, nel 1983 ne diventa direttore cedendo lo scettro solo nel 2002.

Savatteri autore anche de “La volata di Calò” anche in forma di romanzo, è in sala. «Un ricordo di Cannavò?». «Un grande maestro, come tutti i giovani giornalisti siciliani avevo alcuni miti e Cannavò era uno di questi con la sua capacità di linguaggio. Ci siamo incontrati per l’ultima volta al Giro d’Italia nella tappa di Agrigento, nel 2007, era stato un grande direttore ed anche un manager perché gestiva un Giro d’Italia complicato. Un grande uomo di sport con una carica di umanità che lo rendeva eccezionale. Come lui ce ne sono stati pochi».

«Dicci qualcosa della tua opera teatrale che debutta domani 13 gennaio a Catania». «È la storia di un uomo che costruisce le biciclette più assurde d’Europa, Calò Montante, negli anni Venti. Lui sfata il luogo comune che in Sicilia non si potesse fare impresa, non si potessero avere dei sogni né si potesse guardare lontano, oltre il piccolo muro d’orizzonte fatto di ristrettezze, di bisogni e di crisi. La crisi c’era negli anni Venti e c’è ancora oggi, ma il sogno di Calò ci dice soprattutto che bisogna finirla di dire che in Sicilia non si possono fare le cose».

Ospiti con il presidente della Stabile Nino Milazzo, il sindaco Enzo Bianco, Pier Bergonzi vicedirettore della “Rosea”, l’attore Pippo Pattavina e Antonello Montante nipote di Calogero e presidente di Confindustria Sicilia.

Milazzo, gran signore, ha raccontato brevemente la storia di due vite parallele. La sua e quella di Candido amico fraterno, entrambi del 1930. Pattavina, nipote di Cannavò, ha commosso il pubblico recitando due interventi del direttore catanese, scritti in onore di Marco Pantani – che considerava quasi un figlio – e di Giacinto Facchetti – grande amico di famiglia. Bergonzi e Montante hanno narrato episodi di Giri d’Italia oramai trascorsi. Infine, Francesco Moser, Andrea Camilleri (coprotagonista del racconto di Savatteri) e Rosario Fiorello – con interventi registrati – hanno parlato del ciclismo in Sicilia.

L’evento iniziato con qualche minuto di ritardo è stato impreziosito da due fuori programma e da una gustosa anticipazione. La visita alla mostra di Angela Gallaro “Ciclico” allestita nel ridotto del teatro e a cura di Marco Goracci, l’esibizione di Vittorio Brumotti acrobata in bici per “Striscia la notizia” e la promessa proveniente dal primo cittadino che una via o piazza verrà presto intitolata al vulcanico direttore.

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