Contro l’Entella sconfitta che pesa, rossazzurri sempre più giù in classifica e mandati in ritiro.

Se non quella della definitiva svolta attraverso una vittoria, a Chiavari doveva essere almeno la gara delle conferme di una ritrovata solidità di squadra dopo i precedenti 4 pareggi consecutivi e delle motivazioni per il raggiungimento degli obiettivi. La sfida alla Virtus Entella è sì la gara della conferme, ma di quelle negative, che ormai da un biennio accompagnano le sorti della squadra rossazzurra. Sono ormai 8 le giornate senza vittorie degli uomini di mister Marcolin, oggi come non mai dal suo arrivo a rischio esonero dopo l’ennesima gara senza mordente e grinta. Gli avvicendamenti tra allenatori e preparatori atletici non hanno offerto risultati sostanziali.

Il motto con cui si è aperta l’attuale stagione agonistica, quel #RipartiAmo che doveva essere segno della ricostruzione di una realtà per quasi dieci anni esempio nel mondo del calcio nazionale, diventa oggi l’emblema di ciò che doveva essere e che non è stato, per l’ennesima volta.

A Chiavari, come in molte altre trasferte, il Catania è stato chiamato a ripartire, a rimettere la marcia in avanti per la ricerca di una salvezza dal sapore vitale per le sorti di una società amata profondamente dai suoi tifosi, dalla città. Va invece in scena il trionfo dei biancocelesti, la doppietta di Masucci, la disfatta rossazzurra. Nonostante l’azione del vantaggio avversario sia viziata da un fallo di mano dell’attaccante, colpisce l’incapacità di Calaiò e compagni di imporsi sugli avversari per creare azioni rilevanti: nessun tiro, zero pericoli verso la porta del “nemico”. L’azione del 2-0 ligure è il marchio di fabbrica di una stagione tormentata. Gli errori, le indecisioni e le paure, oltre ad un’inspiegabile mancanza di aggressività e ardimento rigettano il Catania dove mai nessuno si sarebbe aspettato al nascere di questo campionato, nella zona rossa della classifica. La difesa continua a non convincere, il centrocampo non funziona e di conseguenza neanche l’attacco, che rimane ancora a secco.

Scontro diretto, pertanto di grande valore, si risolve nell’ennesima delusione. Nessuna reazione, poca coesione. La squadra che impressionava contro Pro Vercelli e Perugia è già soltanto un ricordo. Prina può festeggiare. La sua squadra si allontana dalla zona calda. Per la matricola, reduce da una settimana decisamente non facile, boccata d’ossigeno che sul campo sa di salvezza.

Marcolin vacilla, la sfida all’Avellino potrebbe rivelarsi fatale in caso di fallimento. Contro i lupi mancherà Schiavi, oggi espulso. La squadra andrà in ritiro, a Torre del Grifo, senza godere di nessuna pausa. Squadra chiamata a lavorare a testa bassa per non andare incontro ad una figuraccia sul proprio campo.

Gli errori non dovevano  essere ripetuti, la malasorte sarebbe stata scacciata attraverso il lavoro: la retrocessione dalla A alla B sarebbe stato monito di ciò che mai più sarebbe successo. Cosa succede allora al Catania?

Un tacito silenzio accompagna la squadra della città dell’Elefante nel momento di difficoltà più grande del decennio di presidenza Pulvirenti.

(foto calciocatania.it)

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