di Graziella Nicolosi

1CATANIA – Passato e presente si fondono, nella sede del museo belliniano di Catania. Lo dimostra lo studio condotto dal Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Ateneo catanese sulla maschera mortuaria del “Cigno”, presentato stamattina ai giornalisti. Grazie ad una tecnica denominata “Ingegneria inversa”, è stata infatti riprodotta alla perfezione la maschera di cera conservata nelle sale del museo di piazza San Francesco d’Assisi, a sua volta modellata sul calco originario del 1835.

Come ha spiegato Antonio Marcellino, docente di Storia della Musica presso l’Istituto superiore di Studi musicali “Vincenzo Bellini”, il giorno dopo la morte del compositore catanese lo scultore Jean-Pierre Dantan eseguì sul volto di Bellini un calco che ce ne consegna le fattezze. Intorno al 1935 ne venne a sua volta riprodotta una copia in cera, forse da parte del catanese Salvo Giordano, recatosi a Parigi per il centenario della morte di Bellini. Questa copia rimase a Catania ed è giunta fino a noi subendo con evidenza i segni del tempo. Per salvarne la memoria si è pensato ora di ricrearne un clone perfetto grazie alla moderna tecnologia, servendosi di scanner sofisticati e stampanti 3D. È stato il professore Massimo Oliveri, ordinario di Disegno tecnico industriale presso l’Ateneo catanese, ad illustrare le varie fasi di lavorazione, eseguite da un gruppo di ricerca composto anche dagli ingegneri Gaetano Sequenzia e Michele Calì e dal dottor Gabriele Fatuzzo.2

“La tecnica di Ingegneria inversa, nata in ambito meccanico – ha chiarito Oliveri – può essere applicata con successo in molti altri campi, come quello dei reperti archeologici”. Nel caso di specie, per prima cosa sono state effettuate alcune scansioni della maschera all’interno del museo, non potendola spostare per il suo relativo stato di degrado; le 15 acquisizioni così eseguite sono state poi analizzate con un complesso software e tradotte in un modello matematico, eliminando gli eventuali errori. Da qui, nei laboratori di Modellazione geometria e di Reverse Engineering del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Catania, il modello virtuale è stato convertito in un codice di stampa e ha dato vita alla riproduzione finale in resina ABS, che ha mantenuto pedissequamente tutte le caratteristiche morfologiche e dimensionali della maschera originaria. Un vero e proprio clone, dunque, con il vantaggio di poter essere toccato senza problemi dai visitatori del museo (compresi i non vedenti e gli ipovedenti, coadiuvati da una scrittura in Braille), a differenza della delicatissima maschera originaria.

La tecnica utilizzata consentirà il confronto con l’altra copia della maschera funebre di Bellini custodita nel Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli (un calco in gesso), e agevolerà lo studio dei materiali originari. Senza contare che permetterà di effettuare ulteriori copie destinate ad altrettanti musei o luoghi d’interesse.

3La copia prodotta dall’Ateneo catanese è stata ufficialmente consegnata dal direttore generale dell’Università Federico Portoghese all’assessore alla Cultura del Comune Orazio Licandro. “Le nuove tecnologie sono fondamentali per rilanciare il turismo a Catania e per consentire la fruizione dei nostri beni culturali”, ha detto Licandro, il quale ha preannunciato altre iniziative per festeggiare degnamente il 180esimo anniversario della morte di Bellini, che ricorre quest’anno.

Un plauso è arrivato anche dal maestro Domenico De Meo, storico e apprezzato filologo delle partiture belliniane che, con un appassionato intervento, ha ricordato la figura e le opere del celebre musicista catanese.

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