di Alberto Molino

CATANIA – Una delle più grandi porte d’ingresso alla città è via Vincenzo Giuffrida, ogni giorno percorsa da migliaia di pendolari provenienti dai quartieri di Catania e dai paesi etnei. Lo stradone, seppur ampio e a quattro corsie in entrata e in uscita, è continuamente intasato da furgoni, camper, auto di grossa e piccola cilindrata, moto, scooter.

via v giuffrida durante la mattinata (2)Il vice presidente della III Municipalità (Borgo-Sanzio), Orazio Grasso, sottolinea come «la lenta e irregolare viabilità di via Vincenzo Giuffrida, nelle ultime settimane, è dovuta al cambio dei sensi di marcia di via Gabriele D’Annunzio e Corso delle Province», decisione non apprezzata soprattutto dai commercianti locali che, già scoraggiati dalla crisi, nelle strade sopracitate si trovano con ancor meno clienti. L’attuale disposizione della circolazione stradale, in realtà, non permette di assorbire l’immensa mole di traffico proveniente proprio da via Vincenzo Giuffrida, con la sola ed unica conseguenza che quando è il caos a regnare si verificano, in modo frequente, scontri e tamponamenti. La scorsa settimana, dopo un grave sinistro stradale, la Polizia municipale si è trovata costretta a chiudere per circa un’ora l’arteria di Catania, paralizzando non soltanto il quartiere, ma l’intero centro urbano.

«È mia precisa richiesta chiedere un incontro con la commissione consiliare – puntualizza Grasso – e con l’assessore  Rosario D’Agata per preparare, insieme all’intero Consiglio municipale, un dettagliato piano del traffico, in modo tale da ridurre al minimo il rischio di incidenti su via Vincenzo Giuffrida, assicurare l’incolumità dei pedoni quando attraversano la strada e garantire costanti presidi delle forze di polizia nei pressi dell’incrocio di Viale Sanzio». In effetti, il presidio da parte di agenti che dalla mattina alla sera tengano a bada lo scorrimento del traffico potrebbe essere una tra la prime soluzioni. Certo è che il rispetto del Codice della strada, della segnaletica e il buon senso non farebbero male ai catanesi.

 Alberto Molino

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