CATANIA – Continua l’inchiesta di Sicilia Journal sul quartiere San Berillo. Visto da dentro, dalle “vanedde”, dove tre anni fa si è formato, con una piccola festa rionale, il “Comitato per San Berillo”, anche se la costituzione formale dell’associazione è avvenuta nel giugno 2014. Nasce anche grazie ad un progetto dell’Università di Catania, con il quale alcuni giovani ricercatori hanno realizzato delle mappe di comunità, coinvolgendo vecchi e nuovi abitanti nella ricostruzione della memoria storica del quartiere. “Un evento significativo è stato «Porte aperte a San Berillo», lo scorso luglio, una festa in cui sono state trattate le storiche tematiche del quartiere con un approccio, insieme, politico e culturale. Abbiamo capito che una delle forze del Comitato è far convivere diversi approcci e competenze, coinvolgendo urbanisti, artisti e architetti.” È sotto gli occhi di tutti che in questi anni molta gente si è a mostrata interessata al vecchio San Berillo, basti pensare al considerevole proliferare di opere artistiche, tra cinema, libri e teatro, ma anche di semplici curiosi, che non si erano mai avvicinati alla zona, considerata solo “a luci rosse”. Come nel film “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores, quando, dietro le lenzuola stese per strada, si apre un mondo nuovo, totalmente diverso da quello visibile in superficie. “Da qualche anno si parla di San Berillo come patrimonio da preservare piuttosto che come elemento da estirpare. Stiamo costruendo relazioni importanti all’interno del quartiere, vogliamo fare comunità, sempre più persone si rendono conto della precarietà degli abitanti, isolati dal resto della città, che per molto tempo ha pensato solo ad ignorare la zona.” E la politica cosa fa? “In parte stiamo riuscendo a sensibilizzare l’Amministrazione comunale, abbiamo aperto un tavolo tecnico e anche grazie all’Università sembra che stia cambiando l’approccio rispetto al passato, puntando più sulla conservazione che sullo sventramento. In questi anni, la classe politica ha fatto molta retorica sull’inserimento di attività commerciali, ma senza passi concreti: noi stiamo provvedendo ad attirare associazioni culturali dentro il quartiere, con due progetti che partiranno a settembre, come la Casa di quartiere, dove faremo dei laboratori insieme ad altre associazioni, e l’apertura di uno spazio museale sulla storia di San Berillo. Abbiamo pochissime risorse, ma contiamo di cambiare San Berillo nella direzione che volevamo e che anche l’Amministrazione aveva avallato, ma, finora, senza far seguire fatti.”

Marco Tomaselli

 

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