CATANIA − Ci sono tasselli che in una società civile come si professa la nostra città dovrebbero essere assemblati senza nessun problema, anzi, il loro assemblaggio rappresenterebbe senza dubbio alcuno la soluzione del problema. Ma a quanto pare, la logicità di determinate azioni non sempre è immediata e concreta come potenzialmente dovrebbe essere.
Basti pensare che nel solo capoluogo etneo, la crisi nel settore delle costruzioni ha prodotto la perdita di 30mila posti di lavoro. Ci si aggiunga però il paradosso che Catania, terra d’incompiute, aspetta la messa in regola di moltissimi edifici scolastici, che da tempo immemore attendono d’essere ristrutturati e resi sicuri in campo sismico. Si completi infine l’opera, con 10 milioni di euro, stanziati dalla comunità europea affinché vengano fatte le suddette opere di risanamento, e il gioco è fatto. Perché se due più due fa quattro, è ovvio dedurre che la presenza di questi fondi arginerebbe la disoccupazione consentendo ai nostri figli di frequentare scuole più sicure.
Purtroppo qui non è tutto così semplice e così matematicamente conseguenziale. Fondi bloccati da una burocrazia lumaca e da chissà quali altri impedimenti, disoccupazione alle stelle e scuole pericolanti che permangono in situazioni d’emergenza. Per richiamare l’attenzione su questo scandalo, in mattinata sono scese in campo le organizzazioni di categoria Fillea, Filca, e Feneal insieme alla Cigl,Cisl e Uil, e ai lavoratori edili, per manifestare attraverso un sit-in organizzato in Via Coviello.
“È necessario sollecitare l’utilizzo dei fondi stanziati dalla comunità europea e dal governo Renzi, per finanziare i progetti strutturali scolastici. È assurdo lo stallo in cui permane la nostra città, negando lavoro e sicurezza agli studenti – ha sottolineato il segretario Francesco De Martino – Il resto d’Europa si fa beffa di noi. Abbiamo i soldi e li rimandiamo al mittente per le nostre lentezze. Lo scorso anno in Portogallo ammiravo un edificio scolastico di nuova costruzione. Mi dissero che era stato realizzato con i fondi che la Sicilia non aveva saputo utilizzare. È una vergogna!”
I lavoratori, dal canto loro, si dicono pronti a continuare questa battaglia e promettono nuove manifestazioni nelle prossime settimane.
Nicoletta Castiglione

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