CATANIA − I Carabinieri del Ros hanno eseguito, in provincia di Catania, un provvedimento della sezione misure di prevenzione del Tribunale che ha disposto l’amministrazione giudiziaria di Tecnis Spa, Artemis Spa e Cogip Holding Srl, tre importanti società del gruppo imprenditoriale Costanzo-Bosco Lo Giudice, attive nel settore della realizzazione di grandi opere infrastrutturali sia in Italia sia all’estero, e il sequestro delle relative quote ed azioni per un valore di oltre un miliardo e mezzo di euro.  L’intervento è stato richiesto dalla procura distrettuale antimafia di Catania, gli investigatori ipotizzano infatti che le società di Concetto Bosco e Mimmo Costanzo, ai domiciliari per corruzione dopo l’inchiesta della procura di Roma sull’Anas, abbiano avuto contatti con la mafia.

Il provvedimento scaturisce da diverse attività investigative del Ros che hanno documentato, nel tempo, l’asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa Nostra, alla quale sono state garantite ingenti risorse economiche consentiendo l’infiltrazione nel redditizio settore degli appalti pubblici.

I rapporti con Cosa Nostra, documentati da intercettazioni e appostamenti, collegherebbero Catania con Palermo. Personaggio chiave è Alfio Aiello,  fratello del boss di Catania Vincenzo Aiello, fotografato con Concetto Bosco durante la trattativa per l’acquisto di un terreno sul quale doveva sorgere il nuovo carcere di Bicocca.

“Ben venga il sequestro delle azioni Tecnis e di altre due aziende collegate, se questo significa assicurare legalità e buona amministrazione restituendo certezze ai lavoratori. Va, per questo, espressa gratitudine all’azione della magistratura catanese e del Ros dei Carabinieri”. Lo affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Catania Giacomo Rota, Rosaria Rotolo, Fortunato Parisi e i segretari provinciali di Fillea, Filca e Feneal Giovanni Pistorio, Nunzio Turrisi e Francesco De Martino, che aggiungono: “Il regolare pagamento degli stipendi, il saldo degli arretrati e la salvaguardia dei livelli occupazionali sono priorità che affidiamo ancora una volta al commissario professor Saverio Ruperto, i cui poteri di gestione sono stati notevolmente ampliati con il provvedimento antimafia reso noto oggi”. Rota, Parisi, Rotolo, Pistorio, Turrisi e De Martino concludono: “Sembra particolarmente significativo, peraltro, che Tecnis sotto la gestione di un amministratore giudiziario possa ora tornare pienamente sul mercato. Ciò significa anche l’opportunità di acquisire nuovi appalti pubblici garantendo così futuro alle imprese e, cosa più importante, ai suoi dipendenti.  Si tratta, comunque, di aspetti tecnici molto delicati e complessi che sono strettamente collegati alle misure assunte nei mesi scorsi dalla Prefettura di Catania. In considerazione di ciò, dunque, sollecitiamo sin d’ora un incontro urgente con il prefetto e con il commissario professor Ruperto per avere i necessari chiarimenti sui nuovi scenari che si aprono per il gruppo Tecnis”.

Sul sequestro della Tecnis è intervenuto anche il deputato regionale Marco Forzese: “Si tratta di una vicenda assai complessa che, in quanto tale, richiede un coinvolgimento corale delle istituzioni, sindacati compresi, per la ricaduta che si sta registrando sul territorio, innanzitutto ai danni dei lavoratori”, ha spiegato. “Sarebbe auspicabile un’azione sinergica che, con a guida sua eccellenza il prefetto, possa affrontare la situazione, davvero drammatica, non solo sotto il profilo occupazionale. Per quanto mi riguarda, sono pronto a recitare il mio ruolo in un contesto che impone un intervento energico, concreto e immediato”, ha aggiunto.

Ha detto la sua anche il presidente dell’VIII Circoscrizione, Marco Frasca Polara: “In attesa che il commissario Ruperto faccia chiarezza sulle sorti di quest’azienda, non possiamo tollerare che Palermo torni a essere la città delle incompiute. Ci è già bastata l’esperienza fallimentare della “Cariboni”, a cui furono rescissi gli appalti del sottopassaggio di via Perpignano, del raddoppio del Ponte Corleone e del Collettore fognario Sud-Orientale. Per quei danni finora nessuno ha risarcito i palermitani, con la beffa delle opere mai realizzate e dei fondi finiti in perenzione”, ha commentato. “La totalità dei cantieri aperti dalla Tecnis per la realizzazione dell’Anello ferroviario ricade e sta danneggiando residenti e commercianti dell’Ottava Circoscrizione. Se dovesse essere rescisso l’appalto, si faccia il più presto possibile per riaprire al traffico le vie Amari, Lazio e Sicilia, oggi sventrate e impercorribili, e si restituiscano alla città piazza Castelnuovo, piazza della Pace e viale Campania”, ha concluso.

 

 

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