Rosario Di Perna

Rosario Di Perna

Calogero Di Perna

Calogero Di Perna

Nicu Rata

Nicu Rata

Nelu Radu

Nelu Radu

Loredana Radu

Loredana Radu

Tetyana Mrozek

Tetyana Mrozek

Ilie Dima

Ilie Dima

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Carabinieri del Comando provinciale di Catania, alle prime ore del mattino, hanno eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal Gip del tribunale etneo su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di nove soggetti, due italiani, sei rumeni e un’ucraina, ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, unitamente ad altri due indagati a piede libero.

Si tratta di Rosario Di Perna (59 anni), Calogero Di Perna (29 anni), Nicu Rata (31 anni), Nelu Radu (40 anni), Loreadana Radu (35 anni), Tetyana Mrozek (55 anni) e Ilie Dima (44 anni).
Le indagini condotte dalla Compagnia di Paternò, iniziate nel settembre 2013 e concluse nel marzo 2014, hanno documentato l’esistenza di un’organizzazione criminale operativa nel territorio paternese, dedita alla sistematica fornitura di manodopera a basso costo da reclutare in Romania e da impiegare in Sicilia. Una volta “ingaggiate” le vittime venivano alloggiate in strutture fatiscenti prive di acqua, energia elettrica e servizi igienici e costrette ad accettare condizioni di lavoro in assenza delle garanzie minime di tutela dietro la minaccia della perdita dello stesso.
L’operazione ha preso le mosse da un articolato controllo del territorio concentrato nelle campagne circostanti il comune etneo e si è sviluppata attraverso l’acquisizione di numerose dichiarazioni di cittadini romeni individuati nel corso dell’attività investigativa (41 vittime identificate) e anche le intercettazioni telefoniche degli indagati. Al termine dell’indagine il quadro probatorio ha consentito di individuare i due imprenditori agricoli paternesi Di Perna quali mandanti ed effettivi beneficiari del reclutamento della manodopera, compito del quale si occupavano i coindagati che, dopo averla convogliata in Sicilia, la gestivano in tutte le questioni afferenti al concreto espletamento delle mansioni lavorative: dall’accompagnamento sul posto di lavoro, al pagamento dei compensi, dall’acquisto del vitto alla risoluzione di problemi interni.
Le prestazioni d’opera venivano fatte sia direttamente nei terreni dei capi promotori dell’organizzazione ma anche nel mercato del lavoro locale nei confronti di altri imprenditori agricoli per i quali risultava conveniente e remunerativa. Parte del profitto veniva ricavato anche dagli affitti delle abitazioni di nessun valore commerciale trattenuto dalla paga degli operai.
Nella “gestione” dei lavoranti loro connazionali gli indagati pretendevano poi parte del denaro guadagnato col lavoro nei campi quale retribuzione per la loro attività di mediazione e a ciò si aggiungevano continue vessazioni da parte dei mediatori più violenti, i cosiddetti “Caporali”, i quali sono risultati soliti minacciare e picchiare chi osava ribellarsi alle gravose condizioni imposte. I braccianti romeni riferivano ai carabinieri “alla fine siamo costretti a subire tali azioni criminali ed abitare in situazioni igienicamente pessime e quindi vivere come gli animali. In definitiva subiamo di vivere come gli schiavi per qualche spicciolo” mentre ad uno degli indagati veniva captata la conversazione:

U.: …omissis… TU DOVE SEI?;
RATA NICU: IO STO ANDANDO A CASA;
U.: HAI LAVORATO?;
RATA NICU: OGGI NO;
U.: E TU NON TRAVAGGHI MAI!!..
RATA NICU: E IO MANDARE OPERAI…A TE CHE T’INTERESSA;
U.: MANNASTI?;
RATA NICU: AH?;
U.: CHE HAI MANDATO?;
RATA NICU: HO MANDATO OPERAI…CHE DEVO LAVORARE IO PER FORZA?;
U.: AH…TU FAI IL PADRONE?;
RATA NICU: CERTO;
U.: VA BENE…CI VEDIAMO PIU’ TARDI;
RATA NICU: VA BENE…CIAO;

Infine uno degli indagati romeni è stato riconosciuto colpevole di aver fatto irruzione nell’abitazione di un connazionale, insieme a un complice non identificato, e di averlo aggredito e rapinato del portafogli contenente 400 euro circa verosimilmente per questioni legate alla disponibilità a prestare la sua attività lavorativa l’indomani. Al momento sono attive le ricerche di due degli indagati destinatari di misura cautelare. Rosario e Calogero Di Perna e Nicu Rata sono stati rinchiusi nel carcere di Piazza Lanza a Catania mentre il resto della “banda” è stato relegato ai domiciliari.

“Trovano conferma oggi in un’inchiesta di Procura e Carabinieri di Catania le ripetute denunce sindacali della Uil e della Uila contro il diffuso fenomeno del caporalato nella provincia etnea”. Lo dichiarano i segretari generali di Uil e Uila Catania Fortunato Parisi e Nino Marino, che aggiungono: “A inquirenti e investigatori va il sentito e doveroso ringraziamento della nostra organizzazione e di tutto il mondo del lavoro, perché non resta impunita una pratica inquietante di sfruttamento della manodopera che non si fa scrupolo di usare pure donne e bambini, riportando indietro di secoli le lancette del tempo nel nostro territorio. Siamo di fronte a un’attività criminale radicata e vasta, contro cui la Uila ha significativamente istituito ormai da mesi il numero verde 800974263 per combattere le nuove schiavitù in agricoltura fornendo uno strumento di segnalazione anonima a migliaia di donne e uomini che vivono nel terrore di perdere anche quel poco di lavoro irregolare concesso loro da qualche banda di delinquenti”.

Alessandro Famà

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