di Graziella Nicolosi

CATANIA – È scontro aperto sulla questione degli asili nido comunali: fra sindacati, movimenti politici di opposizione e amministrazione comunale rimbalzano voci differenti, mentre aumenta il disorientamento delle famiglie.

La polemica si è rinfocolata a seguito di un incontro che si è tenuto venerdì 9 gennaio presso l’assessorato ai servizi sociali del Comune di Catania, tra l’amministrazione comunale e le sigle sindacali.

Secondo un comunicato diffuso dal movimento Catania Bene comune e dai Cobas, il bando di gara emanato dall’amministrazione “prevede il dimezzamento del numero di bambini che potranno frequentare gli asili, e il licenziamento di parte del personale ausiliario, nella misura di ameno 50 lavoratrici che perderanno il posto di lavoro dal 1° febbraio 2015”.
Cobas e Catania Bene Comune definiscono “inaccettabile e gravissima la scelta dell’amministrazione comunale di ridurre il servizio e di licenziare 50 lavoratrici, in una città come Catania dove solo al 3,2 % dei bambini da 0 a 3 anni è consentito l’accesso negli asili nido pubblici, contro una media nazionale superiore al 12%”.

Nella nota si auspica anche “il coinvolgimento della Prefettura nella soluzione di una vicenda che, al pari delle vertenze che hanno interessato l’Etna Valley e la microelettronica, merita un’attenzione istituzionale di alto profilo”, e si annuncia per domani una riunione “in cui programmare le prossime azioni di lotta”.

Da parte loro, le segreterie catanesi di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, FP Cgil. Cisl FP, UIL FPL e UGL enti locali, smentiscono l’annuncio dei licenziamenti, aggiungendo che “la perdita di posti di lavoro potrà essere invece evitata se tutti gli asili nido conteranno nuovi iscritti, obiettivo raggiungibile con una seria ed efficace campagna di promozione da parte del Comune”.

Insomma, secondo i sindacati, a causa di questi inutili allarmisti le famiglie stanno letteralmente “scappando” dalle scuole materne comunali, il cui numero di iscritti attualmente è fermo a sole 360 unità. Da qui nascerebbe il rischio concreto di perdere i fondi PAC, attraverso i quali potrebbero essere ridimensionati i costi delle rette.

Toni molto più duri ha assunto la replica dell’assessore Villari, che ha parlato di “irresponsabile terrorismo sociale, che fa perdere fruitori agli asili nido comunali con la conseguenza di mettere in pericolo posti di lavoro”.

Negando categoricamente la notizia dei licenziamenti, Villari ha aggiunto: “appare evidente che gli asili aperti possono funzionare soltanto se ci sono bambini che frequentano. Indurli a scappar via, così come da tempo sta facendo questo movimento politico la cui unica ambizione sembra essere quella di trovare una ribalta mediatica, non è certo utile. A meno che gli obiettivi non siano diversi da quelli dichiarati. E questo spiegherebbe perché non abbiano mai protestato quando la passata amministrazione aveva tagliato gli asili nido”.

Intanto, mercoledì prossimo è previsto l’ennesimo tavolo tecnico sulla questione. In attesa di nuovi sviluppi.

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