Marco Iacona –

Catania fa le cose in grande, almeno a parole. Venerdì 20 e Sabato 21 febbraio presso palazzo della cultura – primo piano – si è svolta una due giorni dedicata all’immigrazione con ospiti di rilievo nazionale. “L’immigrazione che verrà: dal respingimento a Mare Nostrum – Dall’Italia all’Europa”, organizzata da “Area”, “Magistratura Democratica” e “Articolo 3”. Tra gli intervenuti il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Il meeting era diviso in quattro sessioni ed era previsto – ma soltanto previsto – anche l’intervento del ministro Angelino Alfano.

Il tema generale era l’approccio dell’Ue al problema immigrazione. La Sicilia è sempre più frontiera tra due mondi. Qui si incontrano uomini e culture diverse, e vengono messe alla prova civiltà giuridiche e sistemi politici di per sé pericolanti. Fino a questo momento i bilanci non sono lusinghieri. Considerando anche che il problema del “rifugiato” è divenuto business gestito nel peggiore dei modi.

Professori, magistrati, tra cui Giovanni Salvi procuratore della Repubblica di Catania, prefetti, militari e funzionari europei hanno dibattuto sull’argomento sovente con linguaggio tecnico, citando sentenze di corti e tribunali d’ogni ordine e grado. Insomma si è trattato – com’era giusto che fosse – di un seminario per specialisti, tecnici del diritto e funzionari.

Tra gli altri, presenti Enzo Bianco e in chiusura Michela Giuffrida, parlamentare europeo. Da relatore e ospite di convegni e conferenze, Bianco si trova perfettamente a suo agio.

Il sindaco ha definito Catania “città dell’accoglienza”. Il comune ha infatti allestito un registro di “catanesi per nascita” proprio “in omaggio” al tanto temuto “ius soli”. E non basta: i non nativi hanno da poco eletto un loro rappresentante, senza diritto di voto ma con facoltà di intervenire in ogni questione. Ecco le novità che la città è in grado di comunicare agli italiani e agli europei.

Il sindaco ha detto che Catania si è dovuta confrontare con la tragedia dell’immigrazione e col “dramma nel dramma” rappresentato dai minori. “In città lo scorso anno ne sono arrivati ottocento”. Il Sindaco ha inoltre ricordato come a “palazzo della cultura” fossero stati celebrati i funerali interreligiosi di diciassette naufraghi con l’arcivescovo metropolita, l’Imam della Sicilia e il prete copto. I quali troveranno posto tra qualche settimana nello spazio approntato nel cimitero catanese. Qui sorgerà un monumento in ricordo della tragedia.

In termini generali, Bianco ha sottolineato la necessità “di favorire la cooperazione giudiziaria internazionale e di contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi”. “A Bruxelles, nove giorni fa” – ha anche detto – “sono stato eletto capo della delegazione italiana del nuovo Comitato delle regioni: il tema del mio primo intervento è stato l’immigrazione e il modo vergognoso con cui l’Europa, che dovrebbe essere la culla della democrazia, affronta il fenomeno. Pensate che dà più soldi alla Spagna per i respingimenti che all’Italia per l’operazione Mare nostrum, che ci ha resi orgogliosi per la professionalità e l’umanità della nostra Marina militare”. Come si fa poi a pensare di poter fermare questo fenomeno con “cannoni e filo spinato”?

Catania ha anche un altro “record”, quello di aver tenuto a battesimo l’idea di una “polizia di frontiera europea”. Ma “Frontex” “non ha avuto gli effetti desiderati per via delle risorse limitate e per il fatto che abbia sede a Varsavia”. È in quest’area – ha concluso – che occorre “un ufficio operativo e non meramente burocratico”.

Una materia complicata, i punti di vista si susseguono l’uno dopo l’altro. In proposito, nulla da dire: un interessantissimo confronto tra scuole e ruoli differenti. Tra gli intervenuti anche Giulio De Blasi funzionario della commissione europea e Nicoletta Parisi della facoltà di giurisprudenza di Catania. Quest’ultima ha parlato delle fonti del sistema normativo europeo. Dei punti di forza del sistema dei diritti dell’unione e delle sue debolezze. Sforzandosi di chiarire una materia eccessivamente complessa. Il punto di partenza è dato dal bilanciamento tra due principi del sistema giuridico internazionale. Principio della sovranità degli stati e principio del rispetto dei diritti fondamentali. Questa dicotomia è fondamentale per trattare dell’ingresso dello straniero e del suo trattamento. La Carta di San Francisco, la Convenzione di Ginevra del ’51 e parallelamente la Carta Europea di Roma (novembre ’51) proteggono i rifugiati. Questi livelli di tutela vengono poi precisati con la Carta di Nizza e di Strasburgo del 2000 e del 2007.

Il sistema “comune” europeo invece vuol superare la Convenzione di Ginevra perché si occupa di qualsiasi persona che ha titolo a richiedere la protezione internazionale. Con la protezione del rifugiato e una protezione “sussidiaria” che va al di là del sostegno offerto dalla prima.

Intervento tra i più ascoltati, c’era da aspettarselo, quello di Giuffrida, parlamentare europeo siciliano e volto noto qui a Catania. Polemica con l’operazione “Triton” che ha sostituito “Mare nostrum” e con potenziale ci soccorso minimo”. L’Italia, ha detto “non è stata particolarmente virtuosa nel gestire i fondi Ue” sostanzialmente divisi in due porzioni: quelli per la sicurezza e quelli per l’accoglienza. Con 200 milioni e 310 milioni di finanziamenti. La commissione ha tuttavia appena stanziato altri 13 milioni, per misure di emergenza e per far fronte agli sbarchi. A questo punto però il parlamento finalmente prim’attore ha in serbo delle proposte, dettate dal principio che non si può “pensare solo a un appoggio economico” ma serve solidarietà e cooperazione politica tra gli stati membri. Il tutto in vista della “ricollocazione e del reinsediamento dei richiedenti protezione internazionale, negli altri stati membri” e in vista della revisione di “Dublino III”: oltre il salvataggio bisogna pensare al momento dell’accoglienza, e alla disparità attuale tra i paesi frontalieri”.

Il parlamento europeo intende muoversi secondo tre direttive: lo status europeo di rifugiato. L’istituzione di un’agenzia europea al di fuori dell’Ue in grado di gestire il fenomeno immigrazione con relativi sviluppi. Un sistema europeo di accoglienza e solidarietà tra paesi europei che superi il limite esclusivo del paese di prima accoglienza.

Il parlamento ha concluso Giuffrida, non vuole immagini di morte. Nessuno può girarsi dall’altra parte né conviene affidarsi a quella “certa” politica che strumentalizza l’orrore.

 

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