CATANIA – “La democrazia è a rischio, e per salvarla bisogna eliminare qualsiasi tipo di disuguaglianza”, questo il messaggio lanciato durante i festeggiamenti per il settantesimo anniversario delle Acli – Associazioni cristiane lavoratori italiani -, celebrato in questi giorni a Catania con tavoli di lavoro ai quali hanno partecipato figure di spicco non solo del panorama associazionistico, ma anche e soprattutto di quello politico.

I lavori sono partiti nella giornata di ieri, attraverso gli interventi, tra gli altri, di Stefano Parisi, vicepresidente di Acli Sicilia, Paola Villa, consigliere della Presidenza nazionale Acli con delega al volontariato, Giorgio Cappello, presidente Piccola Industria Confindustria Sicilia, Giulio Seminara, Vice Coordinatore Nazionale Giovani delle Acli, i deputati Giovanni Burtone e Maria Marzana, e il senatore Giuseppe Lumia. Incontro nel corso del quale Damiano Bettoni, direttore nazionale del Fap, insieme al vicesegretario Rosario Cavallo, ha presentato la proposta di legge “per i giovani pensionati”, che va in supporto all’articolo 38 della Costituzione.

Nella giornata di oggi, invece, nel corso dell’incontro moderato dal nostro direttore Daniele Lo Porto, l’attenzione è stata rivolta alla presenza, tra gli ospiti, del sindaco di Catania, Enzo Bianco, e del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Entrambi giunti con un po’ di ritardo all’evento, a causa di impegni lavorativi. Ma in un clima di festa come quello respirato in aula, il tutto non è pesato, ed è bene ammetterlo.

“Quella di ieri è stata una giornata molto importante, in stretto rapporto con quella di oggi: dobbiamo combattere la disuguaglianza che investe la civiltà di un popolo. Se ci facciamo sopraffare da questo fenomeno, diventiamo incivili, e non ce lo possiamo permettere”, ha affermato Franco Luca, presidente provinciale delle Acli di Catania, introducendo così il tema della lotta ad ogni forma di disparità sociale.

Dello stesso avviso è Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione “Con il Sud”, che ha affrontato la questione partendo dalla situazione del meridione: “Il problema meridionale resta e mi ha stufato. Adesso bisogna passare ai fatti”, ha spiegato. “Siamo tutti d’accordo che bisogna denunciare, ma basta con le parole: dobbiamo ammettere che nei comportamenti non abbiamo fatto il necessario per cambiare questa situazione. Bisogna capovolgere il paradigma dei servizi: bisogna ascoltare prima il terzo settore, con una politica di sviluppo che parte dalla domanda, e poi investire le risorse economiche in maniera adatta per lo sviluppo del territorio. E non come stiamo facendo adesso: “scaraventando” fondi senza senso”, ha affermato.

Una lotta che parte dagli insegnamenti di Papa Francesco, come ammette il presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico: “Di fronte alle parole del Papa noi tutti e noi come Associazione dobbiamo capire quale sia il compito per cambiare le cose. E’ vero quanto dice Borgomeo, ma è altrettanto vero che i problemi della Sicilia sono i problemi dell’Italia intera: la povertà è una questione di democrazia. E non è più dipendente da un lavoro di assistenza: si tratta di un fattore di dignità, di battaglia di uguaglianza, realizzabile nella “giustizia sociale” del nostro pontefice”, ha proseguito. Un pensiero, poi, alla situazione greca che, secondo quanto dichiara Bottalico, deve servire da monito: “Oggi lo sviluppo di un Paese passa attraverso la crescita del ceto medio. Ciò che la situazione greca deve insegnarci è che non siamo contrari all’Europa come organizzazione, ma a chi sta costruendo questa sorta di regime. Vorrei che anche qui ci fosse qualcuno che si assuma la responsabilità di cambiare, con coraggio…”, conclude, con un pizzico di visibile rammarico.

Fumosi, è bene ammetterlo, gli interventi di Giuseppe Lupo, vice presidente dell’Ars, e Nunzia Catalfo, senatrice del Movimento Cinque Stelle. Il primo, innanzitutto, ha voluto ribadire la volontà della sfera politica di collaborare con le Acli: e i motivi sono facilmente immaginabili. Poi, riguardo il tema della disuguaglianza, ammette: “Dall’eliminazione delle diversità ci guadagna tutto il Paese: in questo momento l’Italia è staccata dall’Europa. Bisogna riavvicinarsi puntando e investendo più sul Sud”. E i fondi europei indirizzati – e spesi male – al meridione? Per fortuna raddrizza il tiro e si rimette in carreggiata: “E’ impensabile ricevere fondi e aiuti senza avere le carte in regola. Il Sud si salva solo con un modello di sviluppo produttivo, non sprecando le risorse economiche e puntando su agricoltura, turismo, cultura, piccole e medie imprese”, e la minestra. La solita. Riscaldata.

La senatrice Catalfo, invece, ha sfruttato il tema della disuguaglianza per parlare delle diverse iniziative portate avanti dai pentastellati in ambito regionale, e in particolare della misura sul reddito di cittadinanza. Nonché delle altre proposte che con la disuguaglianza c’entrano poco, ma che è sempre bene ricordare alla platea.

Deciso il commento del magistrato Marisa Acagnino: “Da magistrato dico che anche il sistema della giustizia soffre la crisi: in questo periodo storico aumentano le separazioni, nonché le procedure esecutive. E qui la magistratura ha poche responsabilità: perché non guardare alle responsabilità della politica invece? La Sicilia è ricca di un patrimonio urbano che va recuperato: perché non indirizzare i vari progetti verso questo genere di cose? Poi non ci lamentiamo se i nostri giovani vanno all’estero: la verità è che noi non crediamo nella nostra terra”, afferma. “Bisogna smettere per un po’ di tempo di parlare di legalità: dobbiamo fare legalità e trovare dei punti concreti da portare avanti, perché così facendo stiamo togliendo il futuro e la speranza al nostro domani”, ha tuonato.

Grande gioia, invece, nelle parole di Santino Scirè, vicepresidente delle Acli nazionali, nonché presidente regionale delle Acli Sicilia: “C’è sempre un clima bellissimo quando si parla di Acli: in questi 15 anni ho avuto l’occasione di condividere un viaggio basato sul lavoro e umiltà, con un percorso costruito su progetti che tengono fede alla democrazia. E’ appagante che il mondo della politica guardi a noi per collaborare, ma è anche vero che non si tratta di una novità. Adesso, però, è giunto il momento di cambiare: il Governo nazionale ha preso in mano il terzo settore, e va detto. Se bene o male è discutibile, ma almeno ci si batte per qualcosa. Bisogna iniziare ad utilizzare la parola “buono” accanto a quelle di “lavoro” e “politica” – ha proseguito – . Tutto ciò, partendo dal panorama cittadino: è ora di costruire una città a misura di famiglia, entrando nelle istituzioni grazie anche al consenso della gente che incontriamo”, ha dichiarato.

“Le Acli rappresentano un’associazione che ha accompagnato l’Italia in momento importanti della sua storia”, ha affermato il sindaco Bianco. “Siamo in una fase di trasformazione radicale, nella quale vi è un fortissimo fenomeno di urbanizzazione, nonché quello della crescita della media età: noi, come Comune di Catania, supportiamo il cambiamento, portando avanti misure basate sulla collaborazione tra i diversi enti, grazie anche all’aiuto della Regione”.

“Quando parliamo di giustizia e pace dobbiamo parlare di equità e diritti: non possiamo che guardare con preoccupazione a quello che succede negli altri Paesi”, spiega il Governatore Crocetta, ricordando come il suo percorso politico sia iniziato proprio sposando gli ideali delle Acli. “Mi sono stufato di chi parla di problema siciliano come anomalia del mondo, quando la vera storia della regione si sta compiendo adesso: dopo sette anni, per la prima volta, lo scorso anno siamo riusciti ad avere una crescita nel PIL, anche se l’occupazione scende. Sono indignato dall’approccio della stampa nazionale nei confronti della Sicilia, come “culla di ogni male”: abbiamo risparmiato più di tre milioni, togliendoli, ahimé, ai lavoratori, e facendo quindi dei sacrifici. Ma stiamo crescendo, cosa possiamo fare di più? – aggiunge Crocetta – Mi chiedono di portare la nostra regione ai livelli del Nord colmando il gap infrastrutturale: ma capiscono o no che servono circa 40 miliardi per risolvere i nostri problemi?”, afferma, citando cifre che, ad occhio e croce, sembrano “esagerate”. Ma andiamo avanti.

“Ci siamo stancati di porre la Sicilia come un problema nazionale: stiamo portando avanti diverse misure. Mi mancava solo la delega alla Sanità, giusto per avere un altro impegno…”, dichiara in riferimento all’assessorato ad interim. Da lui assegnato. Ecco. E che stona con un clima di festa e di rilancio sociale, lontano da inciuci politici, come avrebbe dovuto essere.

Antonio Torrisi

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