di Teodora Grazia Marletta
CATANIA – Tre giorni densi di eventi, di contributi culturali, di dibattiti per essere partecipi di un’economia diversa basata davvero sull’idea del benessere invece del profitto. Un’occasione per provare a immaginare nuove soluzioni per costruire città felici: questo l’obiettivo centrale del Fil Fest, il Festival della Felicità Interna Lorda organizzato e autofinanziato con una campagna di crowfunding da Impact Hub e da Zo Centro Culture Contemporanee. Il metodo adottato è stato quello della condivisione e della creazione di relazioni e connessioni dal basso, sotto suggerimento di Danilo Dolci, figura d’ispirazione dell’edizione 2014 del Fil Fest, soprannominato il Gandhi di Sicilia.
«Stanchi ma soddisfatti per come il Fil Fest abbia raggiunto i suoi obiettivi e per la visibilità che le nostre idee e i nostri propositi hanno avuto tra i partecipanti, sui media, sui social. Vediamo crescere il festival e ci auguriamo di riuscire a raggiungere una dimensione ancora più ampia, nazionale, l’anno prossimo» dichiarano Stena Paternò di Impact Hub e Felicita Platania di Zo.
Il workshop “Vie di lava” organizzato durante il Festival, ha coinvolto per due giorni architetti, ingegneri e artisti che si sono avventurati a piedi per la città, in particolare nel quartiere di San Cristoforo, che finalmente ha anche una voce su Wikipedia. “Come progettare una città ecosostenibile” è stato invece l’approfondimento della giornata di Permacultura; Debora Rim Moiso della rete italiana delle Città in Transizione ha invece curato il workshop “Costruiamo insieme la città felice”. Adriano Olivetti, figura di ispirazione del Fil Fest 2013, ha presentato invece il progetto a cura della Fondazione Olivetti, “Ivrea e Adriano Olivetti. Ri-generare un’eredità”, la cui base è la candidatura della città piemontese alla tutela Unesco, come patrimonio dell’Umanità.
Affollatissimo, infine, l’incontro a Palazzo della Cultura “RigenerArti: urbanesimo creativo e partecipazione” che ha visto lo storytelling di diverse esperienze “felici” in Sicilia e in Italia raccontate da i Briganti di Librino, Favara Cultural Park, Borghi Attivi (Umbria), G124, gli architetti di Renzo Piano del rammendo urbano, A di città (Rosarno), Abadir e Urban Talent Lab.
«In questi tre giorni siamo riusciti a far riflettere su un modo diverso di concepire l’economia a servizio della felicità delle persone e non subita dai cittadini visti unicamente come consumatori. E siamo riusciti a diffondere il concetto che felicità è partecipazione – spiegano Stena Paternò, Mara Benadusi e Olivella Rizza di Impact Hub –. Siamo anche riusciti a raccogliere e mettere insieme dei pezzi di città, abbiamo lavorato sugli aspetti sociali che ci sono cari, a far dialogare diverse realtà facendo del Fil Fest un contenitore di cose che accadono con il metodo della collaborazione, creando nuove energie che vengono dal basso. E’ il caso dell’incontro, assolutamente innovativo “Catania dall’intimo dei quartieri” a cui hanno partecipato per la prima volta tutti insieme comitati di quartiere, associazioni e realtà attive in vari territori della città segnando una tappa importante di un percorso cominciato insieme oltre sette mesi fa. Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio».
«Ci è molto piaciuta l’interazione con la città e la dislocazione degli eventi del Fil in due diversi luoghi è stata estremamente interessante – afferma Felicita Platania di Zo -. Ci riproponiamo di farlo ancora di più in futuro, per portare il Fil Fest nei posti dove si fa cultura ma anche tra la gente, come fu in occasione del festival Mappe alla fine degli anni Novanta con cui, da questo punto di vista, il Fil Fest ha diverse analogie».
Teodora Grazia Marletta

Scrivi